Renzi Gentiloni
7 Novembre Nov 2017 0948 07 novembre 2017

Pd, Renzi assediato: le alternative per Palazzo Chigi

Il segretario delegittimato da Di Maio e messo in discussione dalla minoranza: «Non riusciranno a farmi fuori». Rosato spinge Gentiloni e si fa strada il nome di Minniti. Mentre Bersani lancia Grasso.

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Per Luigi Di Maio la leadership di Matteo Renzi è stata di fatto delegittimata dal flop del Partito democratico alle Regionali siciliane. E che al Nazareno tiri aria di burrasca lo certifica la sfilza di nomi rimbalzata sui giornali all'indomani del voto come possibili alternative al segretario, uscito con le ossa rotte dal test elettorale.

«LEADER DECISO DALLE PRIMARIE». Il Pd ha ammesso la sconfitta, ma Renzi ha comunque difeso la sua poltrona: «Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie. Non le correnti e neanche Di Maio». La minoranza interna non ha messo in discussione la segreteria (tanto che Andrea Orlando ha difeso Renzi dagli attacchi di Di Maio), ma il tema della costruzione di una coalizione larga, e la possibilità che il candidato premier non sia Renzi, continua ad agitare il Pd. «Sono mesi che cercano di mettermi da parte», ha replicato l'ex premier nella tradizionale e-news, «ma non ci riusciranno nemmeno stavolta».

«APRIAMOCI ALLA COALIZIONE PER FARE IL 40%». Sul fronte coalizione, tuttavia, il segretario ha usato toni decisamente più morbidi. «Già oggi siamo in coalizione», ha detto, «e siamo pronti ad allargare ancora al centro e alla nostra sinistra. Condivido a questo proposito le riflessioni di Dario Franceschini. Non abbiamo veti verso nessuno, noi». «Se il Pd fa il Pd e smette di litigare al proprio interno», ha aggiunto, «possiamo raggiungere, insieme ai nostri compagni di viaggio, la percentuale che abbiamo preso nelle due volte in cui io ho guidato la campagna elettorale: il 40%, raggiunto sia alle Europee che al referendum».

RESA DEI CONTI IN DREZIONE. Il confronto tra i dem si terrà lunedì 13 novembre in direzione. Ma a sinistra un incontro tra Giuliano Pisapia e Pietro Grasso ha riaperto i giochi per la costruzione di «un'alternativa». E se Repubblica ha rilanciato il nome di Marco Minniti come possibile carta da giocare per Palazzo Chigi, guadagna consensi la possibilità che sia Marco Gentiloni il nome da spendere per Palazzo Chigi dalle parti del Nazareno.

ROSATO: «GENTILONI NOME SPENDIBILE». «Abbiamo Gentiloni che oggi è a Palazzo Chigi ed è un nome spendibile», ha detto infatti il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato. «Ce ne sono tanti di nomi spendibili e Renzi lo ha detto chiaramente a Napoli: lavoro per portare il Pd a Palazzo Chigi e non per portare Matteo Renzi». Poi, ha corretto parzialmente il tiro: «Nel nostro partito ci sono per fortuna più personalità capaci di assumersi grandi responsabilità. Gentiloni è sicuramente una di queste, lo dimostra con il suo lavoro. Il candidato del Pd resta Renzi, legittimato dalle primarie».

PISAPIA SCOMMETTE SU GRASSO. Ma le divisioni interne restano. Dal capogruppo dei democratici al Senato Luigi Zanda, intervistato su Repubblica, è arrivata a Renzi la richiesta di valutare la rinuncia alla candidatura, che significherebbe anche modificare lo Statuto del partito che prevede invece che il segretario sia anche il candidato premier. Giuliano Pisapia, da parte sua, ha rilanciato l'idea di primarie di coalizione, proponendo la candidatura del presidente del Senato Pietro Grasso, che, dopo aver preso le distanza dal Pd, ha risposto duramente a quanti, fra i renziani, gli hanno addossato la colpa della sconfitta siciliana.

BERSANI SI ACCODA: «CI STA DA DIO». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Pier Luigi Bersani. «Ha il profilo giusto per la premiership», ha detto parlando del presidente del Senato. «Cerchiamo una persona che abbia un profilo civico e di sinistra... Perciò Grasso ci starebbe da dio!». L'ex ministro ha però avvertito: «Questo dibattito sui candidati premier è solo tatticismo. Con il Rosatellum tutti, anche Brambilla del partito animalista, si possono candidare premier. Con il Pd siamo a una rottura profonda, che si risolve solo andando nel profondo».

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