Sicilia, Antimafia monitorerà le liste

Regionali, la Sicilia al voto

Renzi Matteo
7 Novembre Nov 2017 1838 07 novembre 2017

Sicilia, così Renzi ha "ucciso" la sinistra

L'ex premier ha cancellato l'eredità del Pci sull'isola. E quattro eletti del Pd sono ex Forza Italia o fedelissimi di Cuffaro. Uno snaturamento che interesserà anche le Politiche 2018. Berlusconi e Grasso alla finestra.

  • ...

C’è un motivo se un vecchio comunista siciliano come Emanuele Macaluso, ex direttore de l’Unità e de Il Riformista, ha lanciato un allarme sul voto disperso della sinistra alle elezioni regionali in Sicilia. «Avete visto, con il voto disgiunto, lo scarto tra le preferenze alla lista cinque stelle e quelle date al candidato Cancelleri?», ha scritto Macaluso. «La lista ha ottenuto il 26,6%, il candidato il 34,6%. L’8% di voti guadagnati vengono dal Pd e anche dalla lista di Fava. Voti dati non alla persona, visto che Cancelleri è un personaggio modestissimo, ma per sbarrare la strada alla destra».

VOTI AL M5S PER ARGINARE LA DESTRA. È questo il punto. I vecchi voti del centrosinistra siciliano sono in fuga dal partito di Matteo Renzi, colpevole di aver snaturato e quasi cancellato l’eredità storica del Partito comunista sull’isola. Molte di quelle preferenze sono andate al M5s: si è preferito cercare di fermare così l’avanzata berlusconiana piuttosto che votare il Pd. Le responsabilità, sostiene Macaluso, sono anche di Pier Luigi Bersani, dopo la scissione nel partito. Ma le colpe maggiori le ha Renzi che ha aperto in questi anni sempre più al centrodestra.

GENTILONI A CAPO DI UN NUOVO ULIVO? Su questo tema si discute con il Movimento democratico e progressista (Mdp) in vista di possibili alleanze alle elezioni politiche 2018, ovvero i voti degli ex berlusconiani passati al renzismo, un effetto che si potrebbe ripetere presto su scala nazionale. Perciò gira il nome di Paolo Gentiloni, attuale presidente del Consiglio, come possibile federatore di un nuovo Ulivo. E si insiste su un passo indietro dello stesso Renzi che però non vuole mollare.

Non solo. È tornato a circolare il nome di Marco Minniti, attuale ministro dell'Interno, un politico con un'eredità importante nel Pci e un rapporto diretto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Passerà da Minniti la decisione su quando si voterà, se a marzo o a maggio, tema di discussione a Montecitorio dopo le indiscrezioni uscite sul Corriere della sera e poi smentite dal Quirinale.

IMPOSSIBILE ORA ACCORDARSI CON SILVIO. Ma lo “snaturamento” dell’eredità della sinistra è anche il motivo per cui c’è chi dà ormai per impossibile un futuro accordo con Silvio Berlusconi, perché quei voti passeranno di nuovo presto a Forza Italia, date le difficoltà politiche del segretario dem e soprattutto per la rinascita della Casa delle libertà.

CI SONO FEDELISSIMI DI CUFFARO NEL PD. In Sicilia l’entrata del centrodestra nel Pd ha investito la stessa ossatura del partito, perché gli uomini di Renzi sul territorio hanno preferito aprire agli ex fedelissimi di Totò Cuffaro, l’ex presidente della Regione condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, piuttosto che alla vecchia sinistra.

Totò Cuffaro.

Non è un caso che il senatore di Mdp Miguel Gotor, a scrutinio terminato, abbia fatto partire un tweet polemico scrivendo che degli 11 dem nominati all’Ars, quattro arrivano dal centrodestra. I nomi sono noti. C’è Luisa Lettieri, forte di quasi 8 mila voti, ex membro della segreteria particolare di Cuffaro, poi passata con Grande Sud e quindi folgorata dal Pd.

SAMMARTINO, L'UOMO DI FARAONE. Poi c’è Luca Sammartino, mister preferenze con 30 mila voti, figlio di Annunziata Sciacca, direttrice sanitaria dell’Humanitas di Catania, già vicino allo storico deputato della Dc Nicola Leanza. Sammartino è stato portato in un palmo di mano in questi mesi da Davide Faraone, coordinatore dem in Sicilia.

QUANTI CAMBIERANNO CASACCA? Un altro eletto nel Pd è Nello Di Pasquale, ex sindaco di Forza Italia a Ragusa: oltre che alla Leopolda ha partecipato in prima fila alla Faraona, la leopoldina del sottosegretario di Stato all’Istruzione. Quindi Michele Catanzaro, anche lui ex cuffariano di ferro poi convertito al renzismo. Quando dureranno dentro il Pd? È di questo che si discute a Montecitorio, ben sapendo che potrebbero presto cambiare di nuovo casacca per salire sul carro del centrodestra vincente di Nello Musumeci.

Matteo Renzi e Pietro Grasso.

ANSA

Passa anche da qui la decisione di Mdp e di pezzi della sinistra fuori dal Pd di puntare su un leader come il siciliano Pietro Grasso, presidente del Senato in fuga da Renzi, unico che potrebbe resuscitare e risvegliare quel voto di sinistra disperso alle elezioni regionali. E appunto l’obiettivo di Mdp è un’alleanza comune, civica e di sinistra, aperta a tutti i soggetti che vogliono partecipare al nuovo progetto che segni discontinuità con le politiche finora seguite dal Pd.

GRASSO RIEVOCA LE "ISTITUZIONI". «Chi ha senso del dovere e delle istituzioni sa che non ci si deve mai fermare», ha detto Grasso a Roma durante la presentazione del libro Noi, gli uomini di Falcone di Angiolo Pellegrini. Le "istituzioni" come Bankitalia, che Renzi ha attaccato prima della conferma di Ignazio Visco a governatore creando una frattura insanabile dentro il suo stesso partito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso