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Regionali, la Sicilia al voto

RENZI
MAMBO 8 Novembre Nov 2017 0938 08 novembre 2017

Nonostante la Sicilia, Renzi prepara il colpaccio contro la sinistra

Il segretario crede di avere ancora molte carte in mano. Di sicuro non farà passi di lato, non rincorrerà alleati difficili, e non farà alcuno sforzo per recuperare l'elettorato perduto.

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La noiosissima comparsata di Matteo Renzi da Giovanni Floris martedì sera ha mostrato con chiarezza una cosa fondamentale: l’ex premier ha incassato il colpo della sconfitta, non ha ancora in testa ben chiaro che cosa fare, ma lo farà. Il guaio di certe interviste è che gli interroganti sono spesso fuori ruolo, cioè si pongono non come voce di opinione pubblica ma come leader politici alternativi. Ed è per questo che anche questa volta nessuno di quelli che ha sottoposto Renzi al terzo grado ha segnato il colpo, lasciando che il segretario del Pd dilagasse gettando la palla fuori campo su tutte le cose spinose: le sconfitte elettorali, il sistema banche, l’assenza di un’idea di schieramento.

SCORDIAMOCI UNA SVOLTA A SINISTRA. Già da oggi, però, quelle lunghe ore televisive saranno dimenticate per riconsegnarci l’interrogativo più solido: che farà Renzi? È del tutto evidente che il segretario del Pd pensa di avere ancora molte carte in mano, è altrettanto evidente che considera il suo partito un puro oggetto retorico, è lampante che non vuole, fortissimamente non vuole, alleanze a sinistra. Ciò fa pensare che abbia in animo sorprese. Chi si aspetta mesi pre-elettorali con Renzi che fa passi indietro o di lato, non lo conosce. Chi ha pensato che sarà ossessionato dalla rincorsa verso alleati difficili, non lo conosce. Soprattutto chi ha pensato che Renzi cercherà di fare una svolta a sinistra per recuperare l’elettorato perso, non lo conosce.

Renzi non mollerà mai il timone reale, la collocazione del suo partito al centro, lontano da Grillo e dalla sinistra, e in aperta competizione per la cattura del voto moderato

Renzi non lo può dire ma considera il suo partito finalmente “epurato” a parte qualche presenza fastidiosa, è convinto che riprenderà il centro della scena, reputa raggiunto l’obiettivo di tagliare i ponti fra la sinistra e questa roba che ora ha in mano lui. Il Pd è sempre più renzizzato, chi non se ne è andato e non pensa di andarsene non affiderà il destino politico a improbabili “ritorni” o a pallide figure alla Orlando o alla Delrio o a Franceschini. Con loro Renzi potrà fingere diecimila passi indietro, tanto il nome del candidato premier è costituzionalmente irrilevante.

TUTTI TRANNE GLI EX COMUNISTI. Quello che non mollerà mai sarà il timone reale, la collocazione del suo partito al centro, lontano da Grillo e dalla sinistra, da qualunque sinistra, e in aperta competizione per la cattura del voto moderato. I poveri iscritti al Pd non sanno ancora che cosa li aspetta! Renzi invece lo sa, non sa come dirlo (ancora), non sa come farlo (ancora), ma ha chiaro in testa un soggetto politico che del Pd conservi la inziale componente moderata lasciando fuori, per successive scissioni, quella di provenienza ex comunista. Il nucleo duro della sua base sono infatti gli ex comunisti ultra-pentiti (basta leggere alcuni post francamente ridicoli apparsi su Fb attorno nell’anniversario del 1917) e quel piccolo gruppo di ex craxiani passati con Berlusconi e approdati a Rignano. Sono loro, insieme col coagulo di interessi creato in questi anni e col nugolo di clientes (tipo Orfini e Serracchiani) la Regia guardia del segretario.

PERDERE NON EQUIVALE AD ABBANDONARE IL CAMPO. È per questo che la sinistra perderà le prossime elezioni. Perché non ci sarà una proposta maggioritaria di sinistra ma tre populismi in concorrenza. La sinistra fuori dal Pd sta cercando di darsi contenuti e struttura. Forse è troppo ossessionata dal leader e noiosamente presa dal tema del governare subito. Sono due scorciatoie che possono danneggiarla. Non vedo entusiasmo attorno a questa o quella proposta di leadership, non vedo credulità attorno al fatto che presto una coalizione immaginaria tornerà al governo. Prepararsi a perdere non vuole dire abbandonare il campo, ma costruire il futuro. Del resto il Pci dall’opposizione crebbe.

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