Padoan
8 Novembre Nov 2017 0800 08 novembre 2017

Npl, il parlamento Ue con l'Italia all'attacco della Bce: «Ha violato il suo mandato»

Nessun altro Paese ha preso la parola di fronte alla relazione della presidente della Sorveglianza Nouy. Secondo Padoan c'è una forzatura legale. E lo stesso pensa il servizio giuridico dell'Assemblea di Strasburgo. Lo scontro istituzionale è ai massimi livelli.

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da Bruxelles

L'Italia ci contava: il servizio giuridico del parlamento europeo condivide le critiche del governo italiano alle nuove linee guida proposte dal Meccanismo unico di sorveglianza della Bce. Secondo il Pe la Vigilanza unica ha superato i limiti delle sue competenze. Uno scontro istituzionale al calor bianco. La posizione era già stata espressa dal ministro Pier Carlo Padoan all'ultimo Eurogruppo dopo la relazione di Danièle Nouy, numero uno del Meccanismo unico di sorveglianza (Ssm) della Banca centrale europea (Bce). Il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem aveva parlato di un «generale accordo» sull'addendum della Bce. Eppure tra i ministri dell'Eurozona, l'Italia è stata l'unico Paese a prendere la parola. Tanto che Padoan ha messo in discussione questa ricostruzione: «Nessun altro intervento salvo quello di chi vi parla, non so se questo silenzio significhi assenso».

LA SCOMMESSA SULL'EUROPARLAMENTO. Il clima insomma è quantomai teso se questo è il tono di un ministro pacato come Padoan. Anche il governo italiano si era concentrato sul metodo e sul fatto che la Vigilanza europea fosse andata oltre i limiti del suo mandato. Ma in presenza della presidente dell'Ssm nemmeno una voce si è levata tra i ministri degli altri Stati che avrebbero potuto allinearsi con Roma, cioè i detentori delle maggiori quote di crediti deteriorati, dalla Grecia a Cipro, dal Portogallo alla Slovenia fino all'Irlanda. E nemmeno tra chi, la maggioranza, non ha il problema in casa. Secondo il Mef questo non significa che la posizione dell'Italia sia isolata. E però allo stesso tempo gli alleati si cercano altrove. Roma scommette sulla presa di posizione di altre istituzioni e in particolare proprio sul parere del parlamento europeo per avere una sponda.

La classificazione dei Paesi Ue in base al loro livello di Non performing loan (studio del parlamento europeo basato su dati di Eba e Bce).

Padoan, da sempre sostenitore della strategia del sentiero stretto sui conti pubblici e di un dialogo con le istituzioni europee che rifiuta la retorica gradassa e miope dei pugni sul tavolo, è un ministro stimato all'interno dell'Eurogruppo e in questo caso non è andato certo per il sottile. Ha sì ribadito che «l'Italia è il primo Paese a essere interessato a ridurre lo stock di sofferenze», ma che la riduzione va fatta «in termini ragionevoli» che «evitino di generare nuove fragilità». E soprattutto ha sottolineato quelli che considera errori di metodo.

SUPERAMENTO DEI LIMITI ISTITUZIONALI. «A nostro avviso l'addendum va oltre i limiti istituzionali previsti per la sorveglianza», ha dichiarato, perché «prefigura un vincolo generalizzato, mentre il mandato dell'Ssm riguarda singoli casi». Detto più chiaramente: la sorveglianza dovrebbe occuparsi di vigilare sugli istituti di credito, caso per caso; con l'addendum invece sta delineando regole per tutti sostituendosi ai legislatori. La posizione italiana è insomma la stessa espressa dal presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani, sempre più attivo sugli affari economici, in una richiesta di chiarimenti inviata al presidente della Bce, Mario Draghi. E anche dalla federazione europea delle banche (Feb) che ha scritto una lettera aperta chiarissima alle istituzioni Ue, Banca centrale europea compresa.

SI RISCHIA DI CREARE UN PRECEDENTE. Le nuove linee guida prevedono che le perdite sui crediti deteriorati siano coperte al 100%: dopo due anni nel caso di quelli non garantiti (la maggioranza degli Npl nei bilanci delle banche) e dopo sette per quelli garantiti. E quindi vanno a modificare i requisiti patrimoniali richiesti agli istituti di credito, sui quali, ha ricordato la Feb, durante gli anni della crisi si sono negoziate faticosamente nuove norme comunitarie e internazionali. Proprio per questo il ministro italiano continua a sostenere che ci sia stata una «qualche forzatura legale». E che se la questione di metodo non sarà risolta «creerebbe un precedente» e anche rilevante.

Sul fronte italiano per questo dossier, destinato a costare al sistema bancario diversi miliardi di euro l'anno, si sono spesi tutti, e ripetutamente: dall'attuale premier Paolo Gentiloni che ne ha parlato direttamente con Jean-Claude Juncker a quello che potrebbe essere scelto come primo ministro di un governo di coalizione, Tajani, in rappresentanza del parlamento europeo e della sua Commissione agli Affari economici, presieduta dall'italiano Roberto Gualtieri.

MODIFICHE SUI CRITERI TECNICI. La Commissione europea, rappresentata da Pierre Moscovici, si è limitata a rassicurare sul fatto che la Vigilanza applicherà le norme caso per caso, senza specificare di più sulla sua posizione. L'addendum, come è noto, è sottoposto a una consultazione pubblica, che potrebbe condurre a qualche cambiamento, Ma se Padoan si attende «risultati importanti», la Nouy non si aspetta particolari critiche.
Il clima che si respirava all'Eurogruppo sembra dare ragione alla seconda. Potrebbero esserci, a quanto si apprende, modifiche tecniche sui livelli di coperture richiesti e una maggiore flessibilità nell'applicazione, ma nessuna svolta di sostanza. Per questo in via XX Settembre le aspettative si concentravano sulla questione delle competenze e sulla presa di posizione del parlamento Ue. E tuttavia già alla prima lettera di Tajani, la Nouy rispose chiaramente che l'iniziativa rientrava nelle sue prerogative. Difficilmente l'Ssm cambierà idea. Ma il conflitto ora si è alzato di livello.

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