Ius soli: Grasso,si pensa più a elezioni
9 Novembre Nov 2017 2048 09 novembre 2017

Grasso: «Il Pd non c'è più, era quello di Bersani»

Il presidente del Senato al Festival della Letteratura di Pescara: «Vediamo se finalmente, alla bellissima età che ho raggiunto, posso riuscire a esprimere me stesso». Renzi rinsalda l'asse con Franceschini.

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«Non so se sono uscito io dal Pd oppure è il Pd che non c'è più. Il Pd era quello del bene comune, quello di Bersani insieme a Sel. Erano quelli i principi e i valori di uguaglianza e libertà che ho dovuto in qualche modo comprimere, prima come magistrato che non può farsi influenzare dalle proprie idee politiche, e poi a causa del ruolo istituzionale di presidente del Senato. Ora vediamo se finalmente, alla bellissima età che ho raggiunto, posso riuscire a esprimere me stesso». Ha risposto così Pietro Grasso al Festival della Letteratura di Pescara, interrogato sul perché abbia deciso di lasciare il partito guidato da Matteo Renzi.

GRASSO AMMETTE DI VOLER SCENDERE IN CAMPO. Per la prima volta ha ammesso che sì, «se ci sono le condizioni», ha voglia di fare politica. E a Grasso già guardano come leader Mdp, Sinistra italiana e Possibile. Con lui parla anche Campo progressista di Giuliano Pisapia, con l'obiettivo di una sinistra «non residuale». Mentre gli uomini vicini all'ex sindaco di Milano osservano che al momento non vedono margini per un'alleanza con Renzi, giudicando inaccettabile presentarsi alle prossime Politiche «come lista-civetta».

MA MDP È CONSIDERATA IRRECUPERABILE. Intanto il segretario dem fa tappa in giornata a Treviso, Porto Marghera, Padova, Rovigo e Ferrara. Rilancia la battaglia sulle banche, incontrando i risparmiatori delle venete e di CariFerrara. Affronta i contestatori e incassa il sostegno dei supporter. Evita ogni discorso sulle coalizioni. Ma, assicurano i suoi, anche lui è al lavoro per tessere la tela delle alleanze. Il ragionamento è: più di quel che Renzi ha già concesso, correre da alleati ciascuno con il suo leader o fare le primarie di coalizione, non si può fare. Ma Mdp viene reputata irrecuperabile. Con tutti gli altri, da Emma Bonino a Giuliano Pisapia, fervono i contatti: quando verranno definiti i collegi si inizierà - spiegano i renziani - a entrare nei dettagli. E il fischio di fine partita suonerà solo al deposito delle liste.

ORLANDO CHIEDE ATTI CONCRETI. Per il ministro Andrea Orlando, tuttavia, il lavoro sotterraneo non basta: «Servono atti concreti o rischiamo di fare la riedizione 2.0 del Partito socialista nella Prima Repubblica». Orlando è pronto a presentare un documento con Michele Emiliano per incalzare Renzi in direzione. Ma potrebbe servire a poco, perché i numeri sono tutti per il segretario. Renzi ha anche rinsaldato, dopo le incomprensioni degli ultimi mesi, l'asse con Dario Franceschini, che lo accompagna a Ferrara e poi a cena a Ravenna con Riccardo Muti.

E CUPERLO EVOCA UN'ALTRA SCISSIONE. Le preoccupazioni espresse dalla minoranza dem iniziano però a emergere anche nei ragionamenti dei parlamentari di maggioranza, convinti che il tempo stia per scadere. E a rasserenare il clima non contribuiscono alcune battaglie del segretario, come quella sui vitalizi: i senatori orlandiani minacciano di non votare la legge e denunciano la tentazione dei renziani di chiedere al governo di mettere la fiducia. In un clima del genere nulla è escluso, neanche un'altra scissione. La evoca Gianni Cuperlo, così: «Se non ricostruiremo l'unità ci ritroveremo di fronte a un bivio, e ognuno di fronte a una scelta».

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