Emissioni Zero Auto
9 Novembre Nov 2017 0800 09 novembre 2017

Riduzione delle emissioni, quell'obiettivo sparito dalla proposta Ue

Nel progetto della Commissione la quota di veicoli non inquinanti entro il 2030 diventa facoltativa. In un pasticcio di contatti con l'industria dell'auto. E anche sul calo della CO2 sette Paesi chiedevano di più.

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da Bruxelles

Telefonate di lobbisti direttamente al 13esimo piano della Commissione europea, una lettera di nove Paesi ignorata e incontri poco edificanti tra Commissari e rappresentanti dei settori industrali. Dopo lo scandalo Dieselgate, le nuove proposte della Commissione Juncker sulla riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti erano considerate uno dei pacchetti legislativi più importanti, ma, seppur ambiziose, sono state oscurate dall'ennesimo episodio di pressioni dell'industria automobolistica sull'esecutivo europeo.

DI DUE PUNTI FERMI NE RESTA UNO. Inizialmente il progetto verteva su due paletti: da una parte obbligare i produttori di auto europei a diminuire la loro quota di emissioni entro il 2030 e dall’altra imporre la produzione di una data percentuale di veicoli a emissioni zero o quasi entro il 2030. Ma il giorno in cui la Commissione ha presentato la proposta, nelle comunicazioni ufficiali il secondo obiettivo è scomparso. Ridotto, si è capito poi al momento della conferenza stampa, a un sistema di target volontari premiati da incentivi.

SISTEMA NON RESO VINCOLANTE. L'esecutivo europeo propone di ridurre del 15%, a partire dal 2021 ed entro il 2025, le emissioni prodotte da auto e furgoni e di arrivare a un calo del 30% per il 2030. Chi non rispetterà questi obblighi incorrerà in sanzioni di 95 euro per ogni grammo di sforamento per veicolo. Mentre i produttori che riusciranno ad avere una flotta composta rispettivamente dal 15% e dal 30% di auto pulite, non necessariamente elettriche, entro il 2025 e il 2030 saranno ricompensati con la possibilità di sforare il loro tetto complessivo di emissioni del 5%. Il sistema è stato progettato tenendo conto, spiegano fonti Ue, di impatto economico, ambientale e occupazionale eppure non è stato reso vincolante.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

ANSA

All'inizio di ottobre 2017 l'agenzia Reuters aveva anticipato una simile conclusione e a poche ore dalla presentazione ufficiale la Süddeutsche Zeitung ha rivelato che dietro a un tale esito ci sarebbe l'attività di lobbying del settore automotive: solo la Volkswagen, secondo i documenti del quotidiano tedesco, aveva pianificato di contattare dai tre ai sei commissari, ovviamente i rappresentanti dei Paesi in cui il gruppo ha gli stabilimenti.

PRESSING DA WISSMANN. In mezzo poi c'è stata l'accusa più pesante: il portale specializzato in questioni ambientali Climate Home News ha sostenuto, citando diverse fonti europee, che l'indicazione per cancellare il secondo obiettivo sarebbe arrivata direttamente da Martin Selmayr e cioè il capo di gabinetto del presidente Juncker e plenipotenziario della Commissione. Secondo la ricostruzione, confermata anche da Greg Archer - presidente di una delle organizzazioni non governative più autorevoli del settore, Transports and Environnment -, Selmayr avrebbe ricevuto una chiamata da Matthias Wissmann, il numero uno della Vda, l'associazione dell'industria automobilistica tedesca, politico della Cdu ed ex ministro dei trasporti di Berlino negli Anni 90.

OETTINGER SCHIERATO. La ricostruzione è stata nettamente smentita, la telefonata no. Il capo di gabinetto, secondo la portavoce Mina Andreeva, avrebbe dirottato Wissmann sul commissario spagnolo al Clima Miguel Canete, che ne «ha ascoltato le preoccupazioni», ma «senza commentare i negoziati in corso». Intanto il 26 ottobre un altro commissario, Gunther Oettinger, tedesco responsabile del Bilancio, si era recato al salone dell'auto di Stoccarda, dove proprio insieme a Wissmann aveva definito gli obiettivi delle organizzazioni ambientaliste sulla riduzione delle emissioni irrealistici.

I dati dell'Agenzia europea per l'ambiente sulle emissioni dei principali produttori europei.

Alla fine la soluzione dovrà essere trovata da parlamento e Consiglio entro l'inizio del 2019. Ma per ora la proposta non accontenta nessuno o quasi. In parlamento gli unici a festeggiare sono stati i Popolari europei. Sul fronte degli Stati, c'è una forte spaccatura. Il 26 ottobre sette Paesi, evidentemente quelli con meno produzioni nel settore, e cioè Austria, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Slovenia, avevano scritto alla Commissione per chiedere di essere più ambiziosa e obbligare a un taglio del 40%.

L'ACEA FRENA SULLA PROPOSTA. Si scontravano però con gli interessi delle prime tre economie dell'Unione, Germania, Francia e Italia oltre che con i maggiori Paesi dell'Europa centro-orientale e sono rimasti delusi. E l'Acea, l'associazione europea dei produttori di auto, che puntava a strappare addirittura un 20% di riduzione, ha già definito la proposta «troppo onerosa».

Per i consumatori un'auto immatricolata nel 2030 costerà mille euro in più. Ma risparmierà 1.500 euro sull'acquisto del carburante

I conti dell'esecutivo Ue

Eppure la Commissione ha previsto che l'onere degli adeguamenti tecnologici ricada anche sui consumatori. Un’auto immatricolata nel 2030 dovrebbe costare, secondo l’esecutivo Ue, circa mille euro in più, un furgone 900. Ma l’aumento dei prezzi dovrebbe essere compensato dal risparmio per l'acquisto del carburante: si stima 600 euro in meno di spesa per i veicoli immatricolati nel 2025 e 1.500 per quelli fabbricatI nel 2030. In più l'esecutivo europeo investirà un miliardo per incentivare il passaggio all'auto elettrica: 200 milioni nella ricerca, attraverso il programma Horizon 2020, e altri 800 milioni sulle infrastrutture necessarie ad avviare il mercato dell'e-car.

LE EMISSIONI FCA NON CALANO. In più la produzione di anidride carbonica, nonostante gli impegni continuamente rinnovati, finora ha continuato a crescere. E un quarto viene dai trasporti. Fiat-Chrysler è un buon esempio. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia per l'ambiente europea, il marchio italiano è tra i sette produttori che hanno una media di emissioni al di sotto dei 175 grammi di CO2 per chilometro, assieme a Dacia, Renault, Citroën, Opel e Ford-Werke GmbH. Però tra questi sette solo Renault ha diminuito la produzione di anidride carbonica nell’ultimo anno. Le performance di Fca, invece, «non sono migliorate», invariate dal 2013 al 2015. E questo nonostante l'11% della sua flotta sia composta da veicoli a Gpl o gas naturale.

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