I 400 colpi

Renzi, da mesi cercano di mettermi fuori
9 Novembre Nov 2017 0934 09 novembre 2017

Se Renzi vuole fare il Macron questo è il momento

La tentazione per il segretario Pd è forte. Ha capito che con strategia di appeasement non va da nessuna parte. Meglio liberarsi dalla graticola e tentare l’azzardo. Ma con determinazione. Perché il finto nuovo ha stancato.

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Si moltiplicano da più parti gli appelli perché Matteo Renzi, uscito piuttosto malmesso dalle elezioni siciliane, rompa gli indugi, si liberi di zavorre e (infide) alleanze, e alle Politiche di primavera corra da solo. Ritorna dunque il paragone con Macron, di cui l’ex premier dovrebbe incarnare la versione italiana. Qualcuno vorrebbe che il cambio di passo fosse radicale, al punto da abiurare al Pd e alla sua ingombrante e travagliata storia per fondare con diverso nome un nuovo partito. Un En marche nostrano, frutto di una di quelle operazioni di onomastica in cui Berlusconi è impareggiabile maestro. Lo stesso Renzi in queste ultime ore pare dar corpo alle sollecitazioni, e immaginiamo abbia già commissionato sondaggi per capire il quantum di consenso in grado di aggregare. Se prende però l’ottima audience del suo intervento a La 7 non dovrebbe farsi eccessive illusioni: molti si sono sintonizzati non tanto per lui, ma curiosi di vedere come Floris avrebbe televisivamente rimediato alle conseguenze della mancata sfida con Di Maio.

LA STRATEGIA DELL'APPEASEMENT È INUTILE. Ciò detto, la tentazione di macroneggiare è forte, e Renzi forse dovrebbe farci un pensierino, magari anche col piglio un po’ garibaldino del “o la va o la spacca”. È infatti perfettamente chiaro che la strategia dell’appeasement, interno ed esterno, ovvero con i fuoriusciti di Mdp, i riottosi rimasti alla Emiliano e Orlando, gli alfaniani, non va da nessuna parte. Per quando faccia buon viso agli scissionisti, s’è capito che, specie dopo che hanno trovato in Pietro Grasso il papa straniero cui affidare le loro magnifiche sorti, correranno da soli. In casa, all’indomani del pessimo risultato siciliano, la fronda è più che mai ringalluzzita. I centristi di Alfano, infine, cioè coloro che gli hanno sin qui fatto da stampella, sembrano essere avviati all’estinzione.

IL MAQUILLAGE HA LE GAMBE CORTE. Quindi è il momento di tentare l’azzardo, visto che mai come in questa fase Renzi ha nulla da perdere. Se continuasse così resterebbe sulla graticola in balia di chi lo sta cucinando a fuoco lento, prigioniero di un groviglio che più passa il tempo e più fatica a sbrogliare. Tutto questo naturalmente necessita di una determinazione che nell’ex boy scout e giovin democristiano tendenza Margherita, a parte il tonitruante inizio di quando faceva il Pierino nel Pd, è poi venuta via via a mancare. E non c’è cosa peggiore agli occhi degli elettori dello iato tra il dire e il fare, tra i proclami di rottamazione che fanno piazza pulita di ogni passatismo e la gestione prosaicamente dorotea del potere. Che è poi uno dei motivi per cui il segretario del Pd ha visto dalle Europee in poi il suo gradimento costantemente erodersi. Il nuovo che è solo intonaco di facciata mentre sotto l’edificio resta decrepito è bugia dalle gambe molto corte. Di questo, finalmente, anche uno pieno di sé come Renzi dovrebbe essere consapevole.

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