Renzi Matteo
10 Novembre Nov 2017 2130 10 novembre 2017

Difesa, il crollo del sistema Renzi da Leonardo a Piaggio

Le difficoltà aziendali e processuali di Profumo in Finmeccanica (già in uscita?). La società strategica di Villanova d'Albenga a un passo dal fallimento. Il progetto messo in piedi dall'ex premier nel 2014 è svanito.

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In Italia sta crollando il sistema politico, economico e industriale messo in piedi da Matteo Renzi nel 2014 e poi confermato senza molte variazioni dall’attuale presidente del Consiglio Paolo Gentiloni dopo la sconfitta al referendum costituzionale del dicembre 2016. Il Partito democratico perde i pezzi, da ultimo l'ex magistrato e presidente del Senato Pietro Grasso, ma i problemi più pesanti (e importanti) sono nelle grandi aziende statali e in Cassa depositi e prestiti, con repentini cambi di casacca di manager cresciuti alla corte del renzismo.

GIRANDOLA DI NOMINE CARDINE. Il punto dolente, però, che dà più preoccupazioni ai dem, è quello che sta emergendo nell’insieme del delicato sistema della Difesa e Sicurezza e che tocca sia i suoi protagonisti sia le imprese che ne fanno parte. Si avvicina pericolosamente la girandola di nomine nei posti cardine per la sicurezza dello Stato, dal comandante generale dell'arma dei carabinieri fino al Dis, il Dipartimento che coordina le agenzie dei servizi segreti.

SCELTE FATTE DA RENZI-NAPOLITANO. A questo si aggiungono le imminenti elezioni politiche del 2018, con il centrodestra di Silvio Berlusconi in forte ascesa: reso più agguerrito dalla recente vittoria siciliana e dalla disfatta del Pd sull’isola, il Cavaliere è convinto di poter farsi sentire sui prossimi incarichi in forze di polizia, forze armate e intelligence. Anche perché, a quanto pare, Gentiloni non avrebbe ancora deciso se mettere mano prima delle elezioni alle nomine che furono fatte da Renzi dopo aver disarcionato Enrico Letta a Palazzo Chigi, con il consenso dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Giorgio Napolitano e Matteo Renzi.

Per questo motivo destano particolare apprensione al Nazareno le decisioni che l'attuale capo dello Stato Sergio Mattarella prenderà nei prossimi mesi sulla data del voto, con indiscrezioni che indicano marzo e altre maggio. Ci sarà tempo e modo di occupare le caselle mancanti? Il tema è delicato perché questi incarichi, fondamentali per la sicurezza, non dovrebbero essere oggetto di tensioni politiche.

DUE ERRORI DI POLITICA INDUSTRIALE. Infine, nel bel mezzo del clima già incandescente nei nostri apparati - dettato anche dagli strascichi delle inchieste Cpl Concordia e Consip - sono spuntati due nuovi problemi di ordine economico-produttivo, ma collegati direttamente a quei mondi, ovvero il caso di Leonardo Finmeccanica e quello di Piaggio Aerospace: due errori di politica industriale degli ultimi governi di centrosinistra.

Sono incominciate a circolare voci sempre più insistenti su un possibile addio del nuovo amministratore delegato di Leonardo Alessandro Profumo, nominato appena sei mesi fa

A proposito della nostra holding della Difesa, sono incominciate a circolare in questi giorni voci sempre più insistenti su un possibile addio del nuovo amministratore delegato Alessandro Profumo, nominato appena sei mesi fa: su di lui si addensano le nubi congiunte di risultati deludenti rispetto alle previsioni e di una grana giudiziaria di non poco conto (peraltro già nota, almeno in parte, al momento della sua discussa designazione).

RIVISTI AL RIBASSO GLI OBIETTIVI. La pubblicazione dei conti di Leonardo degli ultimi nove mesi vede un utile netto in calo del 23% e una revisione al ribasso di tutti gli obiettivi sull'anno: ricavi, utile, ordini. Il suo conseguente tonfo in Borsa del 10 novembre - che in chiusura di mercato ha raggiunto il -21,55% e ha portato il valore dell’azione a soli 11,07 euro (a titolo puramente esemplificativo, l’azione di Airbus valeva 83,7 euro e quella di Boeing 260,5 dollari) - costerà allo Stato azionista una perdita di oltre mezzo miliardo.

TORMENTATO SETTORE ELICOTTERI. La colpa di questo imprevisto scivolone è soprattutto del tormentato settore elicotteristico, di recente affidato, con qualche sorpresa, a Gian Piero Cutillo, il cui background è puramente finanziario. Finora si era detto a più riprese che le difficoltà della storica AgustaWestland erano da attribuirsi ai colpi inferti alla sua reputazione dalle vicende giudiziarie dei suoi ex amministratori delegati Orsi e Spagnolini (prima tra tutte la “tangente indiana”) e al calo dei prezzi nel settore oil & gas, con conseguente contrazione delle commesse in questo settore di mercato prioritario.

Alessandro Profumo.

Oggi si è costretti ad ammettere che il problema dell’ex gioiello della corona Finmeccanica è invece profondo, industriale e commerciale, in altre parole strutturale e non congiunturale: ritardi produttivi, problemi di sviluppo delle nuove macchine (che sono comunque poche, in un catalogo datato), perdita di gare importanti sui mercati internazionali, calo e scarsa redditività degli ordini. Evidentemente l’azienda anglo-lombarda non è stata gestita nel tempo in maniera così lungimirante ed esemplare come si è lasciato intendere per anni. E quella che Lettera43.it ha definito qualche mese fa come “La maledizione degli elicotteri” continua.

ALTRO CHE VISIONE OTTIMISTICA. Sei mesi dopo la sua nomina e solo un mese dopo la sua ottimistica audizione alla Camera, anche Alessandro Profumo ha dovuto prendere repentinamente atto della situazione. Troppo repentinamente, a giudizio del mercato finanziario che, come noto, non ama i fulmini a ciel sereno e preferisce la “predictability”.

L'OMBRA DELLE INCHIESTE SENESI. Su Profumo pesano anche le inchieste intorno al Monte dei Paschi di Siena: deve rispondere di aggiotaggio e falso in bilancio, accuse cui si è aggiunta di recente anche quella di “ostacolo alla vigilanza”. Si tratta di un procedimento penale autonomo, avviato sempre dalla procura di Milano, che si affianca all’altro, per il quale il processo va avanti e l'attuale numero uno di Leonardo potrebbe presto essere ascoltato in udienza.

L'ex Finmeccanica Mauro Moretti.

Non è una bella immagine per un'azienda che lavora sui mercati internazionali e che negli ultimi cinque anni ha dovuto affrontare un’infinita serie d’indagini, rinvii a giudizio e condanne dei manager dell’era di Pier Francesco Guarguaglini, più un amministratore delegato in arresto, appunto Giuseppe Orsi, più uno condannato per la strage di Viareggio, cioè Mauro Moretti.

PIANO CONVINCENTE A GENNAIO 2018? Negli ambienti della Difesa si esclude un cambio in corsa alla guida di piazza Monte Grappa, per il timore che il titolo in Borsa affondi ancora di più, ma è probabile che dopo le elezioni politiche la questione sarà posta a Palazzo Chigi, sempre che Profumo non presenti in gennaio 2018 un piano industriale così convincente e innovativo da cambiare la percezione del mercato. E sempre che i suoi guai senesi non abbiano sviluppi drammatici.

Renzi nel 2014 si lasciò andare parlando di «radici che mettono ali» ed esortò la gente di Piaggio dicendo: «Non abbiate paura del futuro»

Le difficoltà di Leonardo si riflettono indirettamente su Piaggio Aerospace, l'azienda strategica di Villanova d'Albenga che fu rilanciata nel 2014 come fiore all'occhiello del governo Renzi ed è ora sull'orlo del fallimento, dopo avere a lungo sperato di rientrare nell’orbita “leonardesca”.

VERSO L'ARRIVO DI UN COMMISSARIO. Il 7 novembre 2014, nell’inagurare la sua nuova sede, Renzi, cui non manca il senso dello slogan, si lasciò andare parlando di «radici che mettono ali» ed esortò la gente di Piaggio dicendo: «Non abbiate paura del futuro». Oggi si va verso un'amministrazione controllata o straordinaria con l'arrivo di un commissario.

Piaggio Aerospace è a un passo dal fallimento.

Ma c'è anche il rischio di un'indagine per bancarotta fraudolenta. Come più volte scritto da Lettera43.it la scelta del segretario del Pd - convinto probabilmente da Luca di Montezemolo e dai suoi uomini, come Alberto Galassi (che negli Emirati sono di casa) - di affidare il 100% della proprietà al fondo emiratino Mubadala si è rivelata fallimentare.

IL GOVERNO HA VIGILATO? E pensare che, stando al decreto della presidenza del Consiglio emanato il 18 aprile 2014, a firma Renzi-Pinotti, proprio per consentire l’acquisizione dell’azienda ligure da parte di un fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti, il governo e il ministero della Difesa in particolare avrebbero dovuto «vigilare sul mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario di Piaggio, anche al fine di consentire la realizzazione dei programmi indicati nelle linee-guida del piano industriale».

A RISCHIO 1.300 LAVORATORI. Dopo quasi tre anni senza uno straccio di bilancio depositato (come la legge richiederebbe) e senza un serio piano industriale le banche hanno deciso di chiudere i rubinetti. E Mubadala li ha già chiusi da tempo. A rischio ci sono quasi 1.300 lavoratori, in una regione provata duramente dalla crisi come la Liguria, e una delle nostre più antiche aziende aeronautiche, considerata strategica per la Difesa in ragione di progetti come quelli dei droni P.1HH e P.2HH fermi al palo e del suo ruolo primario nella manutenzione di molti dei motori impiegati sulle flotte delle nostre Forze Armate.

Roberta Pinotti e Sergio Mattarella.

Se Roberta Pinotti, ministro della Difesa, è forse inquieta per l’avvenire di Leonardo e di Piaggio, non può invece che essere soddisfatta della nomina del generale Claudio Graziano al presidente del Comitato militare dell'Unione europea. Il capo di stato maggiore della Difesa aveva già provato a candidarsi alla presidenza del comitato militare della Nato alla fine di settembre, ma gli fu preferito Stuart Peach, Air Chief Marshal della Forze Armate britanniche.

VECCIARELLI IN RAMPA DI LANCIO. La nomina in Ue consente in ogni caso di affiancare a Graziano, prima della scadenza nel novembre del 2018, il numero uno dell'Aeronautica Enzo Vecciarelli, fedelissimo della Pinotti stessa, che diventerà probabilmente il prossimo capo di stato maggiore della Difesa. Ma il balletto non finisce qui.

DOPO DEL SETTE AMATO O COPPOLA? Per Del Sette, in scadenza il 15 gennaio, è già sfida tra Vincenzo Coppola, 63 anni, vice comandante dell’Arma, e Riccardo Amato, 62 anni, comandante del comando interregionale Pastrengo di Milano. Il 25 gennaio scade anche il mandato del capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Danilo Errico: al suo posto circolano i nomi di Salvatore Farina, numero uno del Joint Force Command della Nato in Olanda o Claudio Mora, sottocapo di stato maggiore dell'esercito.

Marco Minniti.

ANSA

A giugno scade anche la nomina del capo di stato maggiore della Marina. Valter Girardelli potrebbe lasciare il posto o al sottocapo Paolo Treu o all'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Più delicata ancora la situazione nei nostri Servizi segreti. Alessandro Pansa, numero uno del Dis, e Alberto Manenti, direttore dell'Aise (Servizio segreto esterno) potrebbero essere prorogati, anche se in scadenza.

TENTATIVI DI PIAZZARE CARRAI RESPINTI. È probabile che di questo capitolo si occuperà l'attuale ministro dell'Interno Marco Minniti, che negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare i tentativi di Renzi di inserire il suo uomo di fiducia Marco Carrai a Palazzo Chigi con una delega ai Servizi. L'ennesimo errore politico da parte del segretario del Pd, che intorno a sé ormai non ha che macerie.

QUALI MANAGER? E QUALE VISIONE? Alla luce di tutti questi fatti, come si presenterà l’Italia al tavolo negoziale europeo che si prepara per condurre in porto il progetto di una Difesa comune, che coinvolgerà anche la sua industria? Con quali responsabili istituzionali, quali manager, quali prodotti, quali punti di forza, quale competitività sui mercati? E quale visione?

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