Carbone
10 Novembre Nov 2017 1408 10 novembre 2017

Strategia energetica nazionale, le cose da sapere

I ministri Calenda e Galletti hanno firmato il decreto. Il piano prevede investimenti per 175 miliardi di euro dedicati alla crescita sostenibile, da qui al 2030, e l'addio totale al carbone dal 2025. I contenuti.

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I ministri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente, Carlo Calenda e Gian Luca Galletti, hanno firmato il decreto per la Strategia energetica nazionale, la seconda edizione dopo quella approvata a marzo del 2013. Il nuovo piano prevede, da qui al 2030, 175 miliardi di euro di investimenti complessivi dedicati alla crescita sostenibile. Ecco i contenuti e i punti critici principali.

1. Reti, fonti rinnovabili ed efficienza energetica

La "torta" è così suddivisa: 30 miliardi per lo sviluppo di reti e infrastrutture per la fornitura di gas ed energia elettrica; 35 miliardi per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili e 110 miliardi per migliorare l’efficienza energetica.

2. Verso la decarbonizzazione totale

Il piano si pone un obiettivo ambizioso: una forte accelerazione nel percorso che dovrebbe portare al completo abbandono del carbone negli impianti impianti termoelettrici nel 2025. E traccia la strada verso la decarbonizzazione totale, per raggiungere una diminuzione delle emissioni del 39% al 2030 e del 63% al 2050, rispetto ai valori del 1990. Il ministro Calenda ha annunciato un decreto ad hoc con i dettagli sulle infrastrutture necessarie «per uscire dal carbone».

3. Incentivi governativi per le auto "green"

Per arrivare a centrare gli obiettivi della Strategia energetica nazionale, ha detto il ministro Galletti, «le auto elettriche previste al 2030 sono quasi 5 milioni». Tradotto dal ministro Calenda: «Il governo pensa a incentivi per svecchiare il parco circolante». Ma il tema è delicato, «quindi abbiamo chiesto al parlamento un’ampia condivisione delle forze politiche». L'idea è facilitare «una transizione verso diversi modelli: gas, elettrico, ibrido. Non vogliamo una rottamazione vecchia maniera».

4. Greenpeace: «Non possiamo sostituire il carbone con il gas»

Il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, ha commentato il piano così: «La buona notizia è che in Italia non ci sarà più carbone a partire dal 2025. Ed è positivo il fatto che sia stato rivisto al rialzo, anche se non abbastanza, l'obiettivo sulle rinnovabili elettriche. Ma non possiamo pensare di sostituire il carbone con il gas naturale». Secondo Onufrio occorre piuttosto «limitare al minimo indispensabile il ricorso al gas e la costruzione di nuove infrastrutture come gasdotti o rigassificatori, visto che questo andrebbe anche contro i dichiarati obiettivi di indipendenza energetica».

5. Come gestire la transizione

Per abbandonare definitivamente il carbone la Strategia nazionale punta sia sul gas naturale, sia sulle fonti rinnovabili. Per quanto riguarda le ultime, l'Italia ha già centrato gli obiettivi europei al 2020 e l'attuale trend consentirebbe di arrivare nel 2030 al 22% del fabbisogno. L’asticella viene fissata più in alto: 28% di rinnovabili su tutti i consumi e 55% sui consumi elettrici. Come? Aste tecnologicamente neutre per i grandi impianti fino al 2020 e «contratti di lungo termine» fra produttori e consumatori da un lato, dall'altro interventi di repowering su fotovoltaico ed eolico, incentivi dedicati e abilitazione all’autoconsumo diffuso.

IL RUOLO DEL GAS NATURALE. Il ruolo del gas naturale, tuttavia, è decisivo: gli obiettivi sono allineare i prezzi italiani a quelli europei e assicurare la decarbonizzazione del sistema, mantenendo flessibilità e sicurezza. Uno degli elementi su cui lavorerà il governo è il corridoio di liquidità, ritenuto fondamentale per abbattere il gap esistente tra Nord Europa e Italia. Il Paese, inoltre, dovrà lavorare sulla diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento. Occhi puntati su due progetti: il Tap (il gasdotto che porterà in Puglia il gas azero) e il progetto EastMed (uno dei gasdotti sottomarini più lunghi al mondo, che collegherebbe i giacimenti israeliani con Italia e Grecia e su cui la Ue sta finanziano uno studio di fattibilità).

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