Disabilità
ABILE A CHI? 11 Novembre Nov 2017 1400 11 novembre 2017

Disabilità e disoccupazione, l'apocalisse italiana

Nel nostro Paese hanno un handicap 5,5 milioni di persone, cioè il 9,06% della popolazione. Di queste, l’80,3% è senza lavoro. Assumerle dovrebbe rappresentare una risorsa. Non solo un obbligo di legge.

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Chi non lavora non fa l'amore, cantava Adriano Celentano. Ecco svelato l'arcano motivo dell'astinenza sessuale forzata di moltissime, fortunatamente non tutte, persone con disabilità.

NAZIONI UNITE INASCOLTATE. La Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità difende il diritto al lavoro, affermando che «gli Stati riconoscono il diritto al lavoro delle persone con disabilità su base di uguaglianza con gli altri; segnatamente il diritto di potersi mantenere attraverso un lavoro liberamente scelto o accettato in un mercato del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l’inclusione e l’accessibilità alle persone con disabilità».

DISCRIMINAZIONE VIETATA. Inoltre sancisce: «Gli Stati devono garantire e favorire l’esercizio del diritto al lavoro, anche a coloro i quali hanno subìto una disabilità durante l’impiego, prendendo appropriate iniziative - anche attraverso misure legislative - in particolare al fine di [...] vietare la discriminazione fondata sulla disabilità per tutto ciò che concerne il lavoro [...] e proteggere il diritto delle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri, di beneficiare di condizioni lavorative eque e favorevoli».

Nonostante gli intenti dichiarati, la condizione lavorativa delle persone disabili in Europa è, tendenzialmente e con le dovute eccezioni, abbastanza critica

Nonostante queste dichiarazioni, la condizione lavorativa delle persone disabili in Europa è, tendenzialmente e con le dovute eccezioni, abbastanza critica. Riportiamo solo alcuni esempi: in Spagna la popolazione complessiva è di 46 milioni 711 mila 341 cittadini, le persone disabili sono 2 milioni 813 mila 592, ovvero il 6,02% del totale. Il tasso di disoccupazione globale è il 24,4%, mentre tra le persone con disabilità la percentuale di disoccupazione ammonta al 32,2%.

IN FRANCIA IL 28% DEI DISABILI È DISOCCUPATO. La Francia conta complessivamente 66 milioni 380 mila 602 abitanti, di cui 12 milioni - cioè il 18,46% - disabili. Il tasso di disoccupazione globale è il 9,9%, mentre quello dei cittadini disabili è il 21%. La popolazione polacca è di 38,5 milioni di abitanti e sono 4 milioni 697 mila quelli che hanno una disabilità, ovvero il 12,20%. La disoccupazione riguarda il 13% della popolazione, ma quella delle persone con disabilità si attesta al 28,7%.

CONFRONTO IMBARAZZANTE CON L'ITALIA. Se questi esempi ci mostrano come l'accesso al lavoro per i disabili in Europa sia critico, la situazione italiana è a dir poco apocalittica: su una popolazione di 60 milioni 665 mila 551 persone, 5,5 milioni hanno una disabilità, cioè il 9,06%. Di queste, l’80,3% è disoccupato, mentre il tasso di disoccupazione globale è pari all’11,5% (Redattore sociale 2017). In pratica nel nostro Paese le persone con disabilità di età compresa tra i 15 e i 64 anni occupate professionalmente sono solo il 19,7%, meno di una persona su cinque. (Vita 2015)

Nel nostro Paese su 680 mila disabili aventi diritto i collocamenti sono solo 18 mila. Se la matematica non è un'opinione, in termini percentuali non sono nemmeno il 3%

L'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili - Anmic - denuncia inoltre la scarsissima efficacia del servizio di collocamento mirato: analizzando i dati del 2013 - gli ultimi disponibili, dal momento che il governo non ha ancora presentato quelli relativi al biennio 2014-2015, nonostante avesse avuto l'obbligo di farlo entro il 30 giugno 2016 - risulta che su 680 mila disabili aventi diritto i collocamenti sono solo 18 mila. Se la matematica non è un'opinione, in termini percentuali non sono nemmeno il 3%. (SuperAbile Inail 2017). La cifra è sconvolgente.

RICHIAMO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA. Una catastrofe tutta nostrana che ha comportato, come conseguenza, la bocciatura del nostro Paese da parte dell'Unione europea che, con una sentenza emessa dalla Corte di giustizia europea, nel 2013, ha dichiarato: «L’Italia non ha ancora messo in atto misure efficaci e appropriate per un effettivo inserimento professionale delle persone con disabilità». (Redattore sociale 2013)

INTRODOTTE NUOVE DISPOSIZIONI DI LEGGE. Se ad attivare le menti e le penne dei nostri legislatori sia stata la loro coscienza civile o il timore di incorrere in una sanzione non ci è dato sapere. Fatto sta però che il governo, con il decreto legislativo 151/2015 che modifica in parte la “famosa” legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) ha introdotto nuove disposizioni in materia di inclusione lavorativa di persone con disabilità, che impattano sulle procedure e gli adempimenti a carico di aziende, istituzioni e cittadini per promuovere l'accesso dei beneficiari all'occupazione professionale.

Nelle imprese con 15 o più dipendenti dal mese di gennaio 2017 l'obbligo di avere alle proprie dipendenze un lavoratore con disabilità viene applicato sempre e non solo in caso di nuove assunzioni

Resta invariato il numero dei lavoratori con disabilità da assumere: 7% dei lavoratori occupati, per datori di lavoro con più di 50 dipendenti; 2 lavoratori per datori di lavoro da 36 a 50 dipendenti; un lavoratore, per datori di lavoro da 15 a 35 dipendenti. È cambiato invece il collocamento dei lavoratori disabili nelle imprese con 15 o più dipendenti: dal mese di gennaio 2017 l'obbligo di avere alle proprie dipendenze un lavoratore con disabilità viene applicato sempre e non solo in caso di nuove assunzioni.

TEMPO 60 GIORNI PER ADEMPIERE AGLI OBBLIGHI. Se quindi fino al 2016 le aziende con almeno 15 dipendenti erano obbligate ad assumere un candidato con disabilità solo nel caso di una nuova assunzione (del 16esimo dipendente), ora i datori di lavoro che raggiungeranno la soglia dei 15 dipendenti computabili avranno 60 giorni di tempo per adempiere agli obblighi assuntivi previsti dalla legge 68.99.

POSSONO ESSERE CONSIDERATI UNITÀ INTERE. Visto che i lavoratori appartenenti alle categorie protette assunti a tempo parziale possono essere considerati unità intere ai fini dell'assolvimento dell'obbligo di riserva, solo se svolgono un orario superiore al 50%, la normativa permette ai datori di lavoro con un organico compreso tra i 15 e i 35 dipendenti di adempiere all'unica assunzione cui sono tenuti, assumendo a tempo parziale, con qualsiasi percentuale di orario, un invalido che presenti una minorazione superiore al 50% o alla quinta categoria del decreto del presidente della Repubblica n. 246/1997.

Un'innovazione positiva introdotta dal decreto è che tutte le categorie di datori di lavoro possono assumere i lavoratori mediante richiesta nominativa anziché numerica i lavoratori

Una soglia percentuale così bassa, però, potrebbe avere come rischio quello che vengano assunti preferibilmente i lavoratori con esigue percentuali di invalidità, a discapito di quelli con maggiori compromissioni a livello funzionale. Un'innovazione positiva introdotta dal decreto è che tutte le categorie di datori di lavoro possono assumere i lavoratori mediante richiesta nominativa anziché numerica i lavoratori, cioè possono richiedere agli uffici competenti i nomi di persone specifiche da assumere, anziché scegliere in base all'elenco numerico dei centri di collocamento.

SELEZIONE DEI CANDIDATI PER COMPETENZA. Questo metodo potrebbe essere positivo perché almeno in teoria, permette di basare la selezione dei candidati sulle loro competenze. Per quanto riguarda gli incentivi per l'inserimento dei disabili, prima erano concessi dalle Regioni/Province autonome mentre ora direttamente dall'Inps.

DURATA MASSIMA DEGLI INCENTIVI: 36 MESI. Mentre prima del decreto legislativo 151/2015 non c'erano limiti temporali alla durata degli incentivi, ora la durata massima sarà 36 mesi, previa istanza da parte dell'azienda interessata. Nel caso di lavoratore con disabilità psichica o intellettiva con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% l'agevolazione viene riconosciuta per 60 mesi o per tutto il tempo determinato di durata non inferiore ai 12 mesi.

Lo Stato che concede la possibilità di pagare per non assumere non rispetta questo principio costituzionale, anzi agisce in direzione opposta

Il presidente dell'Anmic

Infine permangono le sanzioni per le aziende in caso di ritardo nell'invio, agli uffici competenti, del prospetto contenente il numero e i nomi dei lavoratori con disabilità. Il presidente dell'Anmic, intervistato da Superabile.it, ha dichiarato: «Lo Stato che concede la possibilità di pagare per non assumere non rispetta questo principio costituzionale, anzi agisce in direzione opposta».

RESTIAMO COMUNQUE SOTTO OSSERVAZIONE. Questo nuovo decreto presenta luci e ombre e rimane, per ora, sotto osservazione. Ci immaginiamo però che, nonostante la nuova legge, i riflettori della Corte di giustizia europea siano ancora puntati sull'Italia, che davvero per la forza lavoro disabile potrebbe e dovrebbe fare di più. Cominciando dal considerarla una risorsa per il mercato del lavoro e non solo un obbligo da assolvere.

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