GRILLO CANCELLERI
CAPTATIO MALEVOLENTIAE
11 Novembre Nov 2017 0900 11 novembre 2017

M5s, Pd e alfaniani: in Sicilia vige il Codice da Vinti

Da Grillo a Orfini passando per Lupi nessuno pare ammettere la sconfitta alle urne. Ma anche festeggia non se la passa bene: sulla leadership di Berlusconi sta andando in scena una Forca Italia. Il meglio del peggio della settimana.

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Il meglio del peggio della settimana.

GRAN BUCATO DI TOSCANA. Il Pd di Matteo Renzi registra una sonora sconfitta alle Regionali siciliane: Micari, il candidato dei dem, arriva terzo dopo Musumeci e il grillino Cancelleri.

FUGA PER LA VANAGLORIA. «Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica», ha spiegato Di Maio su Facebook, per giustificare l'annullamento della sua partecipazione al confronto tivù, da lui stesso richiesto, con il segretario Pd. Ma il terremoto del voto in Sicilia, ha continuato il pentastellato, ha completamente cambiato questa prospettiva. «Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione».

CODICE DA VINTI. «La Sicilia è stata davvero spogliata di una possibilità storica. Un'accozzaglia di personaggi incredibili ha tessuto una tela fitta ma vecchia, come nelle case scure dove si ambientano gli horror», si legge sul Blog di Beppe Grillo. Il dem Orfini, invece, si giustifica contando i voti: «Il Pd in Sicilia ha preso circa gli stessi voti di quando vincemmo (forse anche qualcosa in più). Non è una gran consolazione, per carità. Ma nemmeno possiamo fingere che il dato non esista per far contenti quelli che devono crocifiggerci». L'alfaniano Lupi, invece, liquida la questione: «Abbiamo preso una sonora sconfitta ma si tratta di un voto regionale».

HO REGIONE IO. Forza Italia si è intestata la vittoria in Sicilia: «È la dimostrazione che le carte le dà sempre Berlusconi, candidabile o non candidabile». Lettura che Giorgia Meloni ribalta, ricordando che Nello Musumeci è il candidato scelto da Fratelli d’Italia, e sfruttando l’estrazione politica del neo governatore per dire che «non si vince al centro, ma con un centrodestra compatto su una proposta coraggiosa e con un’identità definita». Pronto a smentire entrambi Salvini, che in una nota rivendica che «i voti della Lega sono stati determinanti per l’elezione di Nello Musumeci».

MONITO-RAGGI. «A Ostia abbiamo raddoppiato i voti del 2013», annuncia la sindaca di Roma. Per carità, è vero. Peccato solo che il M5s, che nel 2013 non era ancora esploso a livello nazionale, prese 15.222 voti, diventati 42.538 solo un anno fa, quando i grillini conquistarono il Campidoglio. In questa tornata elettorale a Ostia, però, si sono fermati a 19.777, non uno di più.

Nello Musumeci e Matteo Salvini.

ANSA

HOUSE OF HARD. Lo scandalo delle molestie sessuali a Hollywood ha investito anche Kevin Spacey, l'attore protagonista della fortunata serie House of Card: otto membri della troupe, infatti, hanno raccontato dei suoi comportamenti “predatori” nel corso delle riprese.

POSTI IN PIEDI IN PARADISO. Il ministro al commercio di Trump, star della musica come Madonna e Bono, l’ex generale Wesley Clark, il co-fondatore della Microsoft, Paul Allen, e la regina di Giordania. Ma anche il tesoriere del primo ministro canadese, Justin Trudeau, e il finanziere George Soros: è stata resa nota pochi giorni fa la lista dei Paradise Papers, la nuova inchiesta giornalistica internazionale che pubblica 13,7 milioni di documenti riservati di migliaia di società offshore collegate ai potenti del mondo.

PENSIERI E BAROLO. Johnny Depp continua a par parlare di sé: l’ultimo eccesso che ha attirato l’attenzione è stato in occasione della premier londinese del film Assassinio sull’Orient Express, dove il divo è apparso molto magro e non del tutto lucido. Secondo i media britannici il capitano Jack Sparrow era visibilmente alterato, nello sguardo e nel modo di camminare, ciondolante, tanto da essere sorretto dalla guardia del corpo a ogni minimo spostamento, completamente ubriaco e puzzolente.

FORCA ITALIA. Nonostante le dichiarazioni di giubilo per la vittoria sicula, la situazione in Forza Italia secondo i rumors non è semplice: una parte del partito a trazione Gianni Letta, formata da puri e duri, tifa Berlusconi; un’altra, che fa a capo a Romani e a Toti, ragiona sul fatto che Belusconi ha 81 anni, non si regge in piedi, e bisogna pensare al ricambio e il pensiero corre al vispo Salvini. Infine, nel mezzo, ci sono Ghedini e amici, a cui Berlusconi ha affidato il coordinamento del Nord, e che non sembrano essere affatto simpatici a tutti gli altri big del partito...

LA GRANDE BULLEZZA. Dall'alto del suo 5,6% racimolato nella tornata siciliana, Giorgia Meloni su Facebook si rivolge a Di Maio che «è scappato dal confronto con il segretario del Pd dicendo di non voler fare un dibattito con uno che perde». «Visto che io ho vinto», ha continuato, «dico a Di Maio: vieni a confrontarti con me a Carta Bianca su RaiTre. Certo siamo tutte donne ma ce la puoi fare: spero non avrai paura anche delle donne».

IN-CATENO. «Sapevo già che mi avrebbero arrestato... perché già certi ambienti mi avevano avvertito! E oggi più di ieri vi dico che anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione». Lo ha scritto in un post sul suo profilo Facebook il neo deputato regionale siciliano dell'Udc, Cateno De Luca, arrestato con l'accusa di evasione fiscale e posto ai domiciliari.

Cateno De Luca durante una protesta all'Ars.

MAI DIRE MAIL. Renzi ospite a Di Martedì spiega: «Io dopo il referendum volevo andarmene veramente, ma 26 mila mi hanno detto no!». Floris, stupito, chiede: «E chi sono questi 26 mila?». Renzi, candido: «Le mail ricevute».

VALTER CHIARO. Veltroni, candidato premier? «No, non lo farò», ha spiegato il diretto interessato intervistato dal Corriere. «Nel 2013», ha continuato, «mi sono dimesso da parlamentare e ho detto che avrei cominciato un’altra vita, non ho odi, rancori, inimicizie, incarichi. La cosa che un po’ mi sorprende è che se uno parla di politica vuole avere un ruolo: io voglio poter parlare di politica senza avere ruoli. Ho chiuso con la politica nel 2009 dopodiché voglio continuare a parlare di politica senza che voglia dire che sia interessato a farla».

VIOLENZA DI GENERO. Il killer del Texas viveva in un contesto familiare particolarmente difficile: secondo UsaToday la chiesa del massacro era frequentata dalla suocera con la quale il 26enne pare fosse in pessimi rapporti e alla quale aveva mandato dei messaggi di minaccia nei giorni precedenti.

TESTATA GIORNALISTICA. Martedì pomeriggio due inviati di Nemo, il giornalista Daniele Piervincenzi e il filmmaker Edoardo Anselmi, sono stati aggrediti a Ostia da Roberto Spada, membro della famiglia Spada, nota alle cronache per diverse inchieste giudiziarie.

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