M5s
13 Novembre Nov 2017 1446 13 novembre 2017

Il M5s e la rimozione della memoria storica

Eliminare consiglieri fuoriusciti dalle foto di gruppo, come accaduto in Piemonte. Cancellare link, video o post su Fb. Fino a buttare alle ortiche proposte di legge firmate da dissidenti e traditori. Così il Movimento epura i "traditori".

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Recentemente ha fatto scalpore il caso di Stefania Batzella, consigliera regionale piemontese che dopo essere additata come dissidente/traditrice e aver sbattuto la porta al Movimento, è stata fatta sparire con un tocco di Photoshop da una foto di gruppo che la ritraeva, tra gli altri colleghi, con il leader del pentapartito Beppe Grillo. Si tratta di uno dei metodi usati dal M5s per mortificare i propri (ex) attivisti o eletti nel momento in cui non fanno più comodo alla causa. La loro cancellazione non avviene soltanto tramite la disattivazione dell'account sul sito beppegrillo.it, ma in tutti i campi in cui il "traditore” ha operato e lasciato traccia del suo lavoro (nelle istituzioni, nei forum online e così via). Di lui non si deve più saper nulla, né deve essere pronunciato il suo nome. Semplicemente, non è mai esistito. E in tutto questo, internet, al contrario di quel che sosteneva Casaleggio, si è rivelato un ottimo strumento per manipolare la memoria. Come? Basta disattivare o cancellare un link o, ancora peggio, modificare il contenuto di un vecchio post. Se nessuno ha salvato il contenuto all'epoca, quel contributo andrà perduto per sempre e sarà difficile risalire all'originale.

LE EPURAZIONI 2.0 A BOLOGNA. La storia del Movimento è costellata di casi ben più gravi dell'epurazione fotografica di Batzella. Non a caso la cancellazione della memoria storica è uno dei pilastri del “sistema Casaleggio”. E ne sa qualcosa chi, come me, viene dalla terra dei dissidenti, cioè Bologna. A cavallo tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013 sotto le Due Torri successe un po' di tutto. Pochi giorni dopo l'espulsione di Giovanni Favia, nel dicembre 2012, il video del suo insediamento in Consiglio comunale pubblicato sul Blog tre anni prima (2009) venne cancellato da Youtube. Ancora oggi è presente il post della notizia ma senza le immagini. Pochi mesi dopo la stessa sorte toccò al sito del Movimento 5 stelle di Bologna, allora listabeppegrillo.it. Tra i responsabili della pagina, ora sostituita da bologna5stelle.it c'ero anche io (fui estromesso dall'admin). Ero l'autore, con tanto di firma, della maggioranza dei post scritti tra il 2009 e il 2012. Una volta epurati i dissidenti, il consigliere comunale di Bologna, Massimo Bugani, si premurò di fare sparire ogni traccia del M5s a guida Favia e fece cancellare dal sito tutto ciò che era stato prodotto in quegli anni. Sparirono così nel nulla le tracce di anni di battaglie combattute sul territorio quando pochissimi giornali davano spazio al M5s e quindi l'unico archivio presente era quello online.

La foto del gruppo M5s Piemonte epurata. A destra, un esempio di "rimozione" stalinista.

Ma a Bologna l'operazione di cancellazione della memoria storica non si fermò solo a questo: fu anche chiuso con un clic, dall'oggi al domani, un forum privato dove avvenivano tutti i dibattiti e le votazioni interne che non dovevano apparire sul forum pubblico del Meetup per evitare che il giorno seguente fosse tutto ripreso da qualche giornale locale. Anche in questo caso, il responsabile del forum, Gianluigi Alvoni (consigliere di quartiere), cancellò tutto senza scrupoli.

ALLA FACCIA DELLA RETE «MEMORIA ETERNA». L'operazione continuò con l'inaugurazione di un nuovo MeetUp che nell'intestazione riportava «MeetUp ufficiale del M5s di Bologna». Venne aperto una domenica sera, in gran segreto, dai consiglieri Bugani e Marco Piazza (ora indagato per firme false), all'interno del quale vigeva (e vige tutt'oggi) la più totale censura delle polemiche interne. Per assurdo chi fece parte di quel Movimento 5 stelle non potrà mai provare di aver scritto, proposto, criticato, votato qualcosa. Senza prove, screenshot o backup, non rimarrà assolutamente nulla dell'attività dei «traditori». Tutto questo è stato possibile grazie a quella Rete che Casaleggio definiva come «la memoria» eterna. In realtà non esiste strumento che si presti meglio alla totale manipolazione della memoria. Su un supporto cartaceo fatti e dichiarazioni non possono essere cambiati o corretti. L'unico modo è distruggere materialmente tutte le copie di un giornale o di un volume, un po' come fece il regime nazista con il rogo dei libri.

LA PULIZIA DEI PROFILI. I casi di manipolazione della memoria non si fermano qui. Grazie a Facebook, i contenuti pubblicati vengono ricordati all'utente anno dopo anno. Di recente, grazie a link che avevo condiviso anni fa, sono andato a cercare traccia di alcune polemiche nate sul social come quella tra Alessandro Di Battista e Fiorella Mannoia del 2013 in merito allo Ius soli. Sapete che fine ha fatto il post di Di Battista? Sparito. Altro giro, altra cancellazione. Durante la campagna elettorale delle Comunali nel dicembre 2015, Bugani venne invitato a OttoeMezzo. In quell'occasione dalla pagina Facebook del consigliere pentastellato sparì magicamente un suo post di sei mesi prima in cui criticava aspramente Lilli Gruber. Per fortuna ogni tanto qualcuno fa uno screenshot, e può denunciare questo vile comportamento, ma è impensabile salvare centinaia di contenuti pubblicati dagli esponenti di uno dei due maggiori partiti italiani. Da questi pochi casi però ho avuto un'ulteriore conferma: i profili degli eletti vengono ripuliti periodicamente dai contenuti ritenuti “sbagliati” o che potrebbero in futuro danneggiare la loro immagine. Una pratica veramente onesta.

Massimo Bugani con Beppe Grillo.

Ma non ci si ferma solo al web. Pure l'attività istituzionale di deputati espulsi dal gruppo parlamentare del M5s è stata sconfessata dopo la loro cacciata sebbene precedentemente fosse stata approvata dai colleghi. È il caso dell'onorevole Cristian Iannuzzi, che nel febbraio del 2015, una volta espulso, scrisse su Fb: «Oggi sono venuto a conoscenza di questa mail (in coda), inviata tramite la segreteria del gruppo M5s, in cui si chiede ai miei ex-colleghi di gruppo parlamentare di ritirare le firme dalla p.d.l. a mia prima firma, senza entrare nel merito della proposta». Insomma, dei "traditori" non deve rimanere traccia.

LA RIMOZIONE DEL LAVORO. Lo stesso toccò anche a me, nonostante al tempo fossi solo un collaboratore parlamentare. Avevo scritto il testo di una legge sul furto di biciclette (su iniziativa di Paolo Bernini, il deputato per il quale lavoravo) che fu ritirata dopo il mio licenziamento e la mia espulsione dal M5S a fine 2015. Come collaboratore non avevo ovviamente firmato il documento ma il mio nome era uscito, assieme a quello del parlamentare, su alcuni articoli. La proposta di legge venne naturalmente buttata alle ortiche insieme con un anno del mio lavoro, solo perché qualche articolo riportava il mio nome. Questi sono solo alcuni esempi forse meno eclatanti della foto photoshoppata della consigliera del M5s, ma altrettanto allarmanti. Mettono in luce l'operato di un partito politico che si proclama iper democratico ma allo stesso tempo adotta sistemi già sperimentati in passato da regimi politici che non passarono certo alla storia come tali.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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