I 400 colpi

Di Maio, no lezioni da Grasso e Boldrini
13 Novembre Nov 2017 0921 13 novembre 2017

La sinistra che punta su Grasso e Boldrini non crede in se stessa

Il sempiterno bisogno del papa straniero, affidandosi a personaggi che ne hanno condiviso solo di recente e in piccolissima parte i percorsi, è la cartina di tornasole della sua debolezza politica.

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Il frazionismo a sinistra è notoriamente malattia endemica, ma è in vista degli appuntamenti importanti che dà il meglio di sé. Esattamente quelli dove invece, in the other place , Silvio Berlusconi riesce nell’impresa di unire ciò che nella realtà resta discretamente diviso e diverso. È un destino ineluttabile, ma con sviluppi che non finiscono mai di sorprendere, vedi la situazione del Pd a Napoli dove l’elezione del segretario provinciale ha scatenato una faida tra renziani. Lì, dunque, i notabili della vecchia ditta non c’entrano niente, gli scissionisti sono fuori dai giochi ma questo evidentemente non è bastato ad evitare rancori e spaccature in seno alla stessa maggioranza.

GLI IDEALI SOSTITUITI DALLE CONVENIENZE. Intanto, a livello nazionale, sembra quasi che il moltiplicarsi degli appelli unitari da parte dei padri nobili (Prodi, Veltroni) più si fa accorato e più ottiene l’effetto contrario, specie quando al pochi mesi dalle elezioni gli ideali lasciano spazio alle convenienze, le questioni di contenuto a quelle più prosaiche che riguardano la formazione delle liste. In gioco ci sono poltrone, carriere e stipendi, mica quisquilie. Un quadro ben poco edificante, inevitabile preludio a una sicura sconfitta e al rischio di dissoluzione. Esattamente quello che è toccato a molta della sinistra europea, che populismi e sovranismi uniti alla sua incapacità di elaborare un pensiero sul mondo sembrano ineluttabilmente relegare in ambiti marginali.

Lo stato dell’arte è che Renzi, forzando la sua indole, gioca sulla difensiva. Si vede lontano un miglio che le sue aperture sono dettate dalla paura di perdere visto che, elezioni europee a parte, ha inanellato tutto un pregresso che va in questo senso. La paura genera contraddizioni, repentini cambi di posizione e di umore, un’insofferenza accentuata dalla spasmodica e spesso confusa ricerca del consenso.

IL DISDICEVOLE ATTIVISMO DI GRASSO E BOLDRINI. Mdp si trova invece a dover fronteggiare una crisi di abbondanza. Partita senza un leader forte che ne imbracciasse i vessilli, ora se ne ritrova improvvisamente due, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Curioso, ma anche un tantino disdicevole, che la seconda e la terza carica dello Stato abbiano abbandonato in un baleno l’aplomb istituzionale per gettarsi nella mischia mentre ancora siedono sugli scanni più alti del parlamento. Curioso ma non privo di una sua coerenza, visto che entrambi devono il loro ingresso in politica a Pierluigi Bersani, che nel 2013 da segretario del Pd aveva vinto, se pur di misura, le elezioni. Ora tornano alla casa del padre politico, ovvero da colui che li aveva cooptati per quegli incarichi.

LA NECESSITÀ A SINISTRA DI UN PAPA STRANIERO. Grasso era un magistrato, Boldrini si occupava di rifugiati. Un aspetto colpisce, che è poi sintomatico della malattia che affligge la sinistra tutta, ovvero il sempiterno bisogno del papa straniero, di cercare legittimazione non dentro ma fuori dal proprio movimento, affidandosi a personaggi che ne hanno condiviso solo di recente e in piccolissima parte i percorsi. L’entusiasmo con cui sono stati acclamati è prova che essi non credono alla propria storia e alla sua capacità di esprimere una leadership.

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