Renzi Gentiloni
MAMBO 13 Novembre Nov 2017 1107 13 novembre 2017

Per l'unità tra Pd e sinistra è troppo presto e troppo tardi

Possibili aperture ci saranno solo con l'avvicinarsi delle elezioni. Ma la frattura generata da Renzi è e rimani quasi insanabile.

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Si può parlare di una prospettiva di apertura di dialogo fra le forze contrapposte alle destre e ai grillini? Diciamo la verità: è troppo presto e allo stesso tempo troppo tardi. È troppo presto perché solo l’avvicinarsi della battaglia elettorale e il dispiegarsi degli argomenti delle forze in campo potrebbe spingere le forze fuori del Pd a prendere in considerazione l’idea di una apertura ai dem. È troppo tardi perché i due mondi elettorali, e in quello delle forze di sinistra c’è potenzialmente il vasto mondo degli astenuti, si considerano reciprocamente incompatibili. Piaccia o no, questo è tutto merito di Renzi. Aver trasformato i dubbiosi e i critici in «vecchi comunisti», in gufi, in odiatori (quanto linguaggio berlusconiano!) ha scavato un fossato quasi incolmabile.

Aver trasformato i dubbiosi e i critici in «vecchi comunisti», in gufi, in odiatori (quanto linguaggio berlusconiano!) ha scavato un fossato quasi incolmabile tra Pd e sinistra

La sinistra ha oggi l’estrema necessità di riconoscersi in un mondo elettorale anche non grandissimo, ma necessario per costruire la battaglia successiva. Ha bisogno di darsi una forma di organizzazione comune, una scala di principi comuni (per esempio l’idea del lavoro che è contrapposta a quella di Renzi), una pratica sociale comune. L’appuntamento con Renzi sembra, così stando le cose, del tutto impossibile. Il suo partito è refrattario a discutere di una modernizzazione dello Stato che metta in discussione i poteri economici (tranne Bankitalia, fino a che non arriverà lì uno di Rignano), ha un’idea dei valori sociali che solo in parte coincide con quelli della sinistra (il caso Minniti), non ha alcuna tentazione di svolgere attività sociale di base, perché le sue strutture sono “dominii” elettoralistici.

Manca poi completamente il clima. Veltroni salomonicamente dice che ci sono troppi odi personali. Vero, ma c’è un prima e c’è un dopo. Il prima è la “rottamazione”, la campagna di pulizia etnica contro la sinistra condotta dai transfughi della sinistra. Non viene fuori da Renzi, nella sua suprema alterigia, neppure il senso della drammaticità del momento. È capitato alle forze di sinistra divise di tornare anche provvisoriamente alleate ma con un discorso forte, che spiegava il senso del processo storico. Non basta dire «non voglio Salvini», «non voglio Grillo». Bisogna dire cose anche autocritiche e se questo esercizio viene richiesto solo ai comunisti, non sarò io a chiederlo ai renziani.

DA RENZI SOLO RIFORME CONTRO IL POPOLO. Ma non sarà un caso se l’immagine popolare di Renzi sia così bassa e “nemica” presso gli strati della popolazione più povera o impaurita. Non si fanno le riforme per il sistema politico, si fanno riforme che modificano, migliorandola, la vita dei concittadini. Quando su Buona scuola e Job act prevale il sentimento che si tratti di norme non per il popolo ma contro di esso, è difficile parlare a chi protesta, chiedere fiducia e pretendere che la sinistra si allei con te.

ATTENZIONE AI 'PROFESSIONISTI DELL'UNITÀ'. Bisogna poi guardarsi dai “professionisti dell’unità”. Sono i finali salvatori della patria che concepiscono l’unità a senso unico. Sono quelli che chiedono responsabilità ai lavoratori e ai sindacati nei momenti di crisi economia grave e che chiedono la convergenza con l’alleato moderato al prezzo della rinuncia ai propri progetti. Non abbiamo tutti, dico in quanto forze politiche, la stessa responsabilità. Chi ha governato e oggi vede la prospettiva di arrivare terzo dopo le “due destre”, deve ragionare su di sé. Una sinistra interna al Pd questo dovrebbe fare, non battaglie di una sera, astensioni sui documenti e trattative sulle liste. Tempo scaduto.

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