Dai che è verde

Di Maio,fine settimana negli Stati Uniti
14 Novembre Nov 2017 0927 14 novembre 2017

Il M5s e le rassicurazioni dagli Usa di Trump

Negli anni Washington ha riservato giudizi altalenanti su Grillo & Co. Alla vigilia del tour americano di Di Maio il placet arriva da un ex collaboratore del tycoon simpatizzante con l'estrema destra e i suprematisti bianchi. Possiamo stare tranquilli.

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Per chi ha una certa età, che sia grillino o no, il fatto che il M5s non sia considerato dagli Usa una minaccia potrebbe suonare come una buona notizia. L’over 40 con un briciolo di memoria automaticamente ne deduce con sollievo che in caso di vittoria pentastellata alle elezioni politiche, l’Italia non deve aspettarsi golpe militari, cospirazioni, attentati in banche e stazioni e tutte le piacevolezze che la Casa Bianca di una volta architettava quando non prendeva bene un risultato elettorale in un Paese alleato.

I BUONI E I CATTIVI. Ma allora le parti in commedia erano chiare. C’era ancora la Guerra fredda, il Pci era legato a Mosca e si faceva presto a capire come ragionava l’America: destra buono, sinistra cattivo. Ma oggi che negli Usa c’è un presidente che va più d’accordo con Mosca che con la maggioranza degli americani, e in Italia il probabile vincitore alle Politiche 2018 è un partito che è un po’ destra e un po’ di sinistra, e ultimamente anche un po’ di centro, e per di più simpatizza pure lui con Putin, tutto cambia.

GIUDIZI ALTALENANTI. Cambia anche spesso, visto che nel 2008 l’ambasciatore Usa Ronald Spogli definiva le idee di Grillo «utopiche e irrealizzabili», nel 2013 il suo successore Thorne additava Beppe come esempio ai ragazzi del liceo Visconti, nel 2014 il nuovo inquilino di Villa Taverna, l’obamiano Phillips, lo accoglieva con freddezza, nel 2015 un ex siciliano del Movimento, Francesco Menallo, insinuava che fosse tout court un burattino degli Usa, nel 2016 Grillo inneggiava all’elezione di Trump ma era malvisto dalla sua amministrazione, che solo nel marzo scorso stigmatizzava le sue posizioni filoiraniane e i sospetti legami col governo russo.

DI MAIO INCASSA L'OK DI GORKA. Ora, in occasione della tournée americana di Gigi Di Maio, veniamo a sapere che i pentastellati sono ritenuti «okay, a patto che rispettino i valori occidentali». Il fatto è che ad affermarlo, purtroppo, è tale Sebastian Gorka, ex vice assistente di Trump per la Sicurezza nazionale messo alla porta lo scorso agosto, uno che pochi giorni prima degli incidenti di Charlottesville teorizzava che i suprematisti bianchi non sono il problema e che sono i neri ad ammazzarsi fra loro, ed è sospettato di contatti con organizzazioni europee di estrema destra. Possiamo stare tranquilli: se l’endorsement viene da un tipo del genere, il M5s non sarà mai una minaccia per gli Usa. Lo sarà solo per l’Italia.

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