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MAMBO
21 Novembre Nov 2017 0917 21 novembre 2017

La divisione tra buoni e cattivi, tesi putrefatta da Prima Repubblica

Il dibattito a sinistra s'è incagliato. E intanto il popolo scappa a gambe levate nelle braccia della destra. Che almeno una bandiera ce l'ha.

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Ci sono diversi modi di leggere l’impossibilità di trovare una larga unità nell’ex centro-sinistra per il prossimo voto politico. Uno di questi è dividere il mondo in “buoni” e “cattivi”. I “cattivi” sono soprattutto Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, il primo puntiglioso, l’altro vittima della sua natura. Dall’altro lato ci sono i “buoni”. Quelli doc come Romano Prodi e Walter Veltroni, quelli ingenui e riluttanti come Giuliano Pisapia, quelli un po’ scostumati come Matteo Renzi. Ovviamente i “cattivi” danneggeranno i “buoni” e porteranno il Paese in brutte mani. C’è un’altra lettura che, pur non rifacendosi alla divisione fra “buoni” e “cattivi”, pensa che la sinistra sia vittima di una regressione culturale. Una parte di essa avrebbe riscoperto Bordiga e da lì tutto la deriva che poi negli Anni 80 portò all’estremismo. Vedrete che fra qualche giorno il professor Vacca, mio caro amico, o il professor De Giovanni, altro caro amico, scopriranno che il vero togliattiano e gramsciano è Renzi, mentre noi si è rimasti fra Serrati (grand’uomo) e Secchia Pietro.

ODIO DI CLASSE VERSO LA PERSONA. Questa parte di mondo politico di sinistra, seguendo questa tesi, è in pratica ideologicamente incollata al tema degli scioperi dei sindacati, dei progetti di sviluppo, della democrazia parlamentare priva di capi. Roba antica. I critici di questa sinistra non hanno ancora tirato in ballo i soviet ma siamo a novembre, prima di marzo accadrà. Ovviamente la sinistra buona è quella del lavoro come capita, del sindacato che si deve fare i fatti suoi, della governabilità, della responsabilità, del leader efficiente: tutta roba buona che ha portato l’Italia a questo nuovo Rinascimento renziano che gli italiani non vedono perché suggestionati dai “gufi”. C’è un terzo modo di affrontare e di leggere lo scontro a sinistra ed è quello che usa la categoria dell’invidia personale. La sinistra di oggi è invidiosa. L’odio di classe si è trasferito verso la persona. Sono gli anziani che non vogliono mollare, sono i vecchi elefanti che non riconoscono il giovane pachiderma che dirazza di qua e di là.

Comunque sia, siamo di fronte a narrazioni che la dicono lunga su come sia scaduto il pensiero politico italiano. Abbiamo spesso deriso l’assenza di pensiero politico dei 5 Stelle, che essendo anti-sistema un pensiero ce l’hanno. Abbiamo sorriso di fronte al sovranismo della destra, nessuno si è posto il tema della miseria del pensiero politico “democratico” del tutto incapace di leggere il mondo fuori dalle categorie che ho citato che negano l’esistenza del conflitto sociale e del conflitto politico, e che spiegano tutto con la bocciatura delle riforme istituzionali, che riducono, secondo l’acuta pensata di Arturo Parisi, il dna del Pd alle primarie. Nessuno ricorda un saggio, neppure del caro Michele Salvati, in cui il Partito democratico sia stato legato a una cultura e a una prospettiva. Abbiamo letto migliaia di pagine sul perché era meglio che non ci fossero alcuni post-comunisti e che alla sua guida vi fossero persone come Prodi, Veltroni o Renzi.

DOV'È LA BANDIERA DELLA SINISTRA? Il mondo non va così. Il mondo va nel senso che a un certo punto sale dal Paese, attraverso la sofferenza visibile a occhio nudo e l’astensione elettorale oltre che dal voto di protesta, l’insoddisfazione per questa cultura delle classi dirigenti ispirata dal riformismo compassionevole dall’alto. Capita - pensate un po’ lo scandalo! - che tanti lavoratori scoprano che hanno dei padroni, che l’Italia è dominata da super-ricchi che non indirizzano l’economia, e da una classe dirigente staccata dal suo popolo. Capita, cioè, che questa assenza di sinistra diventi un problema patologico. La società, non solo la politica, ha bisogno di una sinistra. E ne hanno bisogno soprattutto coloro fra i cittadini che si sono ritratti dalla vita pubblica. Qui c’è l’impossibilità di fare l’accordone da Casini a Fratoianni. C’è il rifiuto dell’ipocrisia, del tutti uniti dietro alcuna bandiera. Grillo e la destra hanno bandiere. Il centro-sinistra esibisce solo vecchi merletti. Per fare che cosa? Per promuovere chi, socialmente? Per avversare chi, socialmente? Non si deve sapere.

IL POPOLO GIRA I TACCHI. È in questi sostenitori dell’unità a tutti i costi che alberga la tesi più putrefatta della Prima Repubblica che divideva il mondo politico in “migliori”, antropologicamente, e “peggiori”, sempre antropologicamente. Non è un caso se le proposte di accordo ruotano attorno allo ius soli, che è il minimo sindacale comune, ma non fanno un passo avanti sui diritti del lavoro smontati in questa legislatura. Il tener duro della sinistra, il rischio della solitudine è il miglior contributo unitario. Voi prendete i voti ai Parioli, noi andiamo a cercarli in periferia dove il combattimento è quasi impossibile visto che quei geni dei fondatori del Pd, fra una primaria e l’altra, fra un partito liquido e uno fatto dai boss, hanno pensato bene di lasciar andare gran parte del popolo nella rabbia e nelle braccia di ogni tipo di destra.

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