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24 Novembre Nov 2017 1226 24 novembre 2017

Germania, Spd e i dilemmi di Schulz

I socialdemocratici aprono a colloqui per una nuova grande coalizione. Ma l'ex capo dell'europarlamento non vuole Merkel, i rivali Gabriel e Scholz sì. Regolamento di conti in vista nel partito.

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La sofferta disponibilità dei socialdemocratici tedeschi (Spd) a «colloqui» con Angela Merkel sposta in avanti l'ipotesi di nuove elezioni in Germania. Per il presidente della repubblica Frank-Walter Steinmeier, ex ministro socialdemocratico dell'ultima grande coalizione che sprona i partiti all'accordo, erano un rischio da evitare. Ma se costretta a un governo di minoranza con i Verdi (senza la maggioranza in parlamento e con l'appoggio esterno dell'Spd) anche la cancelliera si era espressa, come i socialdemocratici, per il voto anticipato. Per sciogliere il complicato vuoto di governo tedesco – è vero che Merkel e i ministri uscenti restano in carica fino al cambio della guardia, ma senza l'appoggio dei neodeputati insediati al Bundestag – si guarda di conseguenza all'ennesimo esecutivo di unità nazionale tra cristiano-democratici (Csu-Cdu) e Spd.

TERREMOTO SPD? Per i socialdemocratici «la porta è aperta» ha ribadito il partito della cancelliera. Ma neanche l'esito di nuove trattative, che si preannunciato lunghe e tormentate, è scontato: il leader della Spd Martin Schulz ha precisato di aver risposto a un «appello drammatico» del capo dello Stato e che un'eventuale intesa ai colloqui dovrà essere votata dalla base del partito. Entro la fine dell'anno, quando avrebbe dovuto vedere la luce il governo Giamaica (dai colori simbolo dei tre partiti) saltato tra Csu-Cdu, verdi e liberali, può aprirsi una crisi nella crisi: un terremoto ai vertici della Spd. Per il 7 dicembre è fissata a Berlino l'apertura del Congresso nazionale dei socialdemocratici: tre giorni che vedranno fronteggiarsi il presidente Schulz, eletto meno di un anno fa all'unanimità alla guida, la sua vice Manuela Schwesig e la capogruppo in parlamento Andrea Nahles, contro l'altro vice presidente Olaf Scholz, e il vice capogruppo in Karl Lauterbach.

Schulz non vuole governare con Merke.

Schwesig e Nahles (e dietro di loro l'ex capo dell'europarlamento Schulz) sono acerrime nemiche della cancelliera Merkel. Allo choc del 20,5% alle Legislative del 24 settembre 2017, per la Spd il risultato peggiore nella storia della Germania democratica, il triumvirato ha immediatamente escluso, nel primo discorso pubblico, una nuova Grosse Koalition con i cristiano-democratici, ai quali pure non era andata molto meglio: con il 32,9% il consenso più basso, su scala nazionale, dal 31% alle prime elezioni democratiche del 1949. Il sindaco di Amburgo ed esponente di punta dell'Spd Scholz è al contrario, come Lauterbach, vicino alla vecchia guardia del partito capeggiata dal vice-cancelliere e ministro degli Esteri uscente Sigmar Gabriel (e dietro di lui l'ancora potente ex cancelliere Gerhard Schröder) che spinge per un accordo.

SCONTRO AI VERTICI. Dopo una notte di discussione, la marcia indietro della Spd («siamo della ferma convinzione che si debba parlare. Non chiuderemo a colloqui») è stata annunciata dal segretario generale, non da Schulz: per il suo triumvirato altri 4 anni di «politiche dell'aspirapolvere di Merkel», come ha definito l'ex capo dell'europarlamento i programmi della cancelliera in una delle sue orazioni più veementi, equivale a tradire l'elettorato dell'Spd che «con il voto del 2017 non ci ha dato mandato di governo, ma di opposizione». Preso atto della batosta, Schulz si era messo in animo di ripulire il partito di Marx e Liebknecht dalle politiche neo-liberiste e dalla ricorsa verso il centro avviata da Schröder con l'Agenda 2010. Il «nuovo inizio» presupponeva anche l'allontanamento dai vertiti dell'Spd dei maggiori ministri ed ex ministri delle grandi coalizioni.

All'interno della Spd Schulz è sotto forte pressione del vice cancelliere Gabriel e del rivale Scholz

Con Schulz non ci può essere Merkel, un progetto politico esclude l'altro. L'unica, inconfessabile, possibilità di grande coalizione con l'ex leader di Strasburgo, alla prima esperienza politica nazionale in Germania, sono le dimissioni della cancelliera. O, in extremis, un appoggio esterno della Spd che la stringa all'angolo. Le poche indiscrezioni trapelate dalle otto ore di riunione dei socialdemocratici, dopo l'oltre un'ora di colloquio istituzionale tra Schulz e Steinmeier, indicano il presidente «sotto forte pressione nel partito». Il sacrificio dell'Spd può tradursi anche nel sacrificio di Schulz: tra i potenziali candidati alle Legislative del 2013 e del 2017, il borghese Scholz figura tra i socialdemocratici più promettenti. Il suo nome era tra i papabili alla successione di Gabriel, nel 2016, alla guida della Spd, e sta tornando in auge come alternativa a Schulz.

SCHULZ IN BILICO. Sulla possibilità di un «governo di minoranza», il rivale di Schulz è «molto scettico». I pigmalioni di Scholz Gabriel e Schröder (trait d'union con la Russia di Vladimir Putin e negoziatore della recente liberazione di due detenuti tedeschi in Turchia) sono i pilastri della principale e influente corrente interna opposta a Schulz, alla sua vice e alla sua referente in parlamento: due nomi che pesano nella Spd indebolita da anni dalle divisioni interne e dal crescente allineamento ai cristiano- democratici. Ma che nello scaricare al 100% su Schulz le responsabilità della corsa contro Merkel e del rinnovamento il partito aveva ritrovato l'unità. Gabriel aveva fatto un passo indietro all'ultimo momento: non voleva metterci la faccia ma poi non aveva neanche aiutato Schulz in campagna elettorale. Men che meno potrebbe aiutarlo nei colloqui con la cancelliera.

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