Gdf alla Rai, acquisisce documenti
28 Novembre Nov 2017 2030 28 novembre 2017

Rai, soldi pubblici ma "trasparenza" da privati sul caso Maggioni

L43 chiede un accesso agli atti dopo l'inchiesta sui presunti abusi d'ufficio della presidente. Viale Mazzini dice no. Merito di un "bond". Eppure un'azienda di Stato lo è anche quando deve rendicontare. La vicenda.

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Privatizzare la Rai. Quante volte negli ultimi anni si sono ascoltate queste tre parole? Le ha sbandierate spesso la politica, senza poi risolvere mai davvero il problema della nostra televisione pubblica. Del resto la Rai è sempre stato un avamposto dei partiti di Prima e Seconda Repubblica per entrare nelle case degli italiani e fare propaganda elettorale. È diventata sempre più importante negli ultimi 20 anni, soprattutto per controbilanciare il potere di Fininvest e del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. La Rai è potere, economico e politico. La presidente Monica Maggioni è anche n.1 della Trilateral, il gruppo italiano della potente e misteriosa associazione americana.

L'ULTIMA IDEA È STATA DI CALENDA. Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, a rilanciare l'idea di privatizzare la Rai: «È un sistema vecchio che non funziona più. Il mio pensiero personale è che la Rai va privatizzata e va dato il canone a chiunque fa progetti che hanno un valore di servizio pubblico», ha spiegato da Giovanni Minoli su La7 durante la trasmissione Faccia a faccia. «Alla gente che guarda la televisione», ha aggiunto, «interessa avere il prodotto, non chi lo offre».

Monica Maggioni e Roberto Fico, membro della Vigilanza Rai.

Gli italiani pagano ogni anno il canone Rai. A rimodularlo è stato il governo di Matteo Renzi nel 2015: in pratica dal primo gennaio 2018 il canone viene addebitato sulla bolletta elettrica, è pari a 9 euro al mese, per un totale di 90 euro, per tutto l’anno. Gli italiani quindi sono "costretti" a pagare un obolo per un carrozzone pubblico che viene ogni anno lottizzato dai partiti.

E I DIRITTI DEL CONTRIBUENTE? Questo è stato l'anno di Renzi, da Antonio Campo Dall'Orto fino a Mario Orfeo come direttore generale. Alle elezioni 2018 la ruota girerà di nuovo. Allo stesso tempo dovrebbe essere a disposizione dei cittadini il modo in cui vengono spesi i soldi della nostra televisione pubblica che paghiamo. Infatti perché privatizzare un'azienda pubblica che si comporta già come privata senza mostrare come spende i suoi soldi?

INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA. La Rai è già privata. Lo spiega lei stessa. Nelle scorse settimane, in seguito a un'inchiesta della procura di Roma, Lettera43.it ha chiesto un accesso agli atti per poter avere più chiarezza sulle accuse della stessa magistratura e sulla difesa della presidente Maggioni in merito a un presunto abuso d'ufficio.

Viale Mazzini, sede della Rai a Roma.

La televisione pubblica non ci ha voluto dare le informazioni richieste. Perché? La parolina magica si chiama "bond" e oltre a far saltare il tetto agli stipendi dei dirigenti delle Società per azioni di Stato nel 2015 (poi ripristinato) ha fatto saltare pure la trasparenza. In pratica in Italia ci sono aziende di Stato che funzionano con soldi del contribuente quando si tratta di prendere, un po’ meno di Stato quando si deve rendicontare. Si comporta cioè come un'azienda privata.

RIFUGIATI DIETRO UN BOND. È il caso delle aggiudicazioni delle gare d’appalto per le ristrutturazioni degli uffici di Rai News 24. Lettera43.it tramite una richiesta di accesso agli atti ha chiesto alla tivù di Stato di poter visionare i documenti sulle aggiudicazioni, ma la risposta è stata picche. Perché? La società rientra tra quelle che emettono «strumenti finanziari diversi dalle azioni quotati in mercati regolamentati», ovvero un bond quotato alla Borsa di Dublino emesso nel 2015.

TETTO E TRASPARENZA SALTATI. Un modo per avere debiti a condizioni più vantaggiose rispetto a quelli bancari. Questa la ragione economica del collocamento, che però si è portata con sé nell'immediato della decisione la possibilità per l'azienda di sottrarsi al famoso tetto per gli stipendi dei dirigenti di 240 mila euro e, stando alla risposta ricevuta da L43, pure agli obblighi di trasparenza in materia di accesso civico. Un percorso seguito, per citare un altro esempio di società pubblica controllata dal ministero del Tesoro, da Enav, la società che controlla il traffico aereo che ha piazzato il suo bond da 180 milioni alla Borsa lussemburghese.

La risposta data da Rai a Lettera43.it in seguito alla richiesta di accesso agli atti.

La nostra richiesta di accesso scaturiva appunto dall'acquisizione di documenti della Guardia di finanza che a fine ottobre 2017 si è presentata negli uffici di Viale Mazzini. Obiettivo: acquisire documeni riguardanti viaggi pagati dall'azienda all'attuale presidente Maggioni nel periodo in cui dirigeva Rai News 24 e appalti affidati senza gara a “società amiche” non proprio in linea con i criteri di trasparenza minimi imposti per le aziende pubbliche.

VIAGGI PER IL SUO LIBRO. L'ipotesi dei pm Paolo Ielo e Claudia Terracina è di peculato e abuso d'ufficio, ma al momento non ci sono indagati e lo staff di Maggioni fece sapere che si trattava di «episodi già chiariti». Alla base delle acquisizioni delle Fiamme gialle l'esposto dell'associazione Rai Bene Comune, rilanciato dalla deputata del Movimento 5 stelle Mirella Liuzzi, con al centro tre temi: i 19 viaggi di Maggioni per la promozione del suo libro Terrore mediatico, l'affidamento senza gara tra il 2103 e il 2015 di service redazionali alle società Omninec, ProNetics e Wedot e una serie di interviste all'architetto Dario Curatolo, compagno della Maggioni nel periodo in cui l'attuale presidente dirigeva il canale all news.

LA MAGISTRATURA VA AVANTI. Una risposta al primo interrogativo l'ha data il membro del consiglio di amministrazione della Rai Carlo Freccero in commissione vigilanza, spiegando che la Maggioni veniva invitata ai convegni come giornalista Rai che si è occupata di terrorismo e non come autrice del libro. Sugli affidamenti senza gara per i service redazionali lo staff di Maggioni ha evidenziato al Corriere come si trattasse in realtà di contratti risalenti al 2012 dirottati dal sito web a Rai News. Sul resto c'è solo la magistratura.

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