Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

Emergenza migranti

Morcone
29 Novembre Nov 2017 0800 29 novembre 2017

Morcone, capo di gabinetto di Minniti: «In Libia diamo fastidio»

Il prefetto di fronte alle critiche di Bruxelles attacca l'Onu: «Denunciano le torture sui migranti per avere la coscienza tranquilla». E risponde con una battuta all'attivismo di Macron. Il resoconto.

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da Bruxelles

«Capisce a me quanto stiamo dando fastidio?». Se ne va con una battuta il prefetto Mario Morcone, capo di gabinetto del ministro dell’Interno Marco Minniti, dopo aver attaccato Amnesty International, l'Onu e aver rivendicato l'operato dell'Italia in Libia nell'aula del parlamento europeo.

CHI STIAMO PAGANDO? Una semplice battuta alla richiesta di commentare l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron che proprio mentre il rappresentante del governo italiano si trovava ad affrontare un fuoco di fila di domande e critiche sull’accordo stretto dal nostro esecutivo e dall’Ue con le autorità libiche - «chi sono i nostri reali partner?», «chi stiamo pagando?», «chi certifica l’addestramento della Guardia costiera?» - annunciava un piano euro-africano per l'evacuazione del Paese che fu di Gheddafi.

Mario Morcone.

Morcone si è ritrovato assieme alla Commissione europea a rispondere di quello che sta succedendo nei centri di detenzione libici e dell'operato della Guardia costiera, mentre si apre un vertice cruciale per Roma e Bruxelles. Il 29 e 30 novembre 2017, al quinto summit con l'Unione africana, l'Alto rappresentante per gli affari esteri Federica Mogherini è pronta a rilanciare e approfondire il lavoro fatto fin qui.

ENTRO L'ANNO 15 MILA "AVACUATI". E cioè un piano per l'Africa fatto di investimenti e cooperazione in cambio di collaborazione nella lotta al traffico di migranti, da progetti per l'identificazione elettronica allo smantellamento delle reti economiche legate alla tratta. E che già comprende un sistema di rimpatri volontari dalla Libia. Secondo il servizio per gli Affari esteri l'obiettivo di 15 mila persone "evacuate" dal territorio libico verrà raggiunto entro la fine dell'anno.

DIVERGENZE TRA MINNITI E MOGHERINI. E però mentre sono stati proposti anche i primi progetti di corridoi umanitari, i patti con i Paesi terzi hanno creato delle isole di detenzione, reali come in Grecia o campi di prigionia e tortura in Libia, di cui nessuno risponde. E i piani di intervento di Roma hanno portato a frizioni anche con gli uffici di Mogherini. A quanto si apprende a Bruxelles, infatti, il servizio esterno ha sempre frenato sul progetto italiano di riportare la delegazione Ue a Tripoli, considerando il Paese come non sicuro. E allo stesso modo le Nazioni unite non rispondono alle richieste italiane di inviare i propri funzionari internazionali sul terreno. Tanto che il capo di gabinetto di Minniti ha attaccato direttamente il presidente dell'Alto commissariato per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein che pochi giorni fa aveva definito la sofferenza dei migranti detenuti in Libia «un oltraggio alla coscienza dell'umanità».

Marco Minniti.

ANSA

«Se l'Unhcr (Alto commissariato Onu per i diritti dei rifugiati, ndr) ha potuto visitare 28 dei centri libici e individuare un migliaio di soggetti in condizioni di fragilità che ora potranno disporre di protezione internazionale, se l'Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni, ndr) ha potuto realizzare migliaia di rimpatri assistiti dalla Libia», ha rivendicato il capo di gabinetto di Minniti, «è grazie all’Europa e al mio Paese».

ROAD MAP DI INTERVENTI FINO AL 2026. Dopo aver costituito un gruppo di contatto con gli Stati dell'area, l'Italia ha programmato una road map di interventi da qui al 2026, che dovrebbe vedere la nascita di centri operativi interforze sul terreno e la realizzazione del centro di controllo per la marina - progettato e finanziato da Roma - ma anche di un compound dell'Unchr. «Il mio Paese», ha spiegato Morcone, «sta spendendo tutta la sua autorevolezza per fare in modo che le organizzazioni umanitarie possano lavorare in Libia». Lo stesso ha ribadito Jean Christophe Filori, capo delegazione per il Magreb della Commissione: «Noi non aiutiamo il sistema di detenzione, ma i migranti che si trovano in questi centri». Pochi giorni prima Mogherini aveva dichiarato: «Siamo noi che paghiamo Oim e Unchr per stare in Libia».

Vorrei ringraziare il prefetto Morcone e il ministro dell'Interno italiano che ha fatto un ottimo lavoro. Questo mi sembra un tiro al bersaglio

Lorenzo Cesa dei Popolari (centrodestra)

E però di fronte alla Guardia costiera libica che riporta i profughi indietro impedendo ad altri di intervenire, anche in acque internazionali, di fronte alle immagini della Cnn che hanno testimoniato aste di schiavi e fatto tremare i polsi, le domande a cui rispondere sono tante e scomodissime. C'è chi, come Barbara Spinelli (Gue), ha ricordato le denunce di Amnesty international contro la polizia italiana. Laura Ferrara (M5s) quelle dell'Alto commissariato per i diritti umani. Elly Schlein (S&D, Possibile) ha criticato una strategia volta semplicemente a spostare la questione migranti all'esterno della frontiera europea.

«STIAMO ACCETTANDO QUELLO CHE SUCCEDE». L'europarlamentare Bjork ha chiesto conto del nostro rapporto con le milizie biliche e del fatto che stiamo accettando quello che succede. E il collega Koster della formazione che l'Ue sta dando alla guardia costiera (143 finora i formati). E una delle poche voci che si è alzata a difesa dell'Italia è stata quella di un eurodeputato di centrodestra: «Vorrei ringraziare il prefetto Morcone e il ministro dell'Interno italiano che ha fatto un ottimo lavoro. Questo mi sembra un tiro al bersaglio. Dobbiamo chiederci non cosa fa l'Italia, ma cosa fa l'Europa, perché l'Italia fa già troppo», ha dichiarato Lorenzo Cesa dei Popolari.

«COLLABORARE NON È CONDONARE». La Commissione alla fine ha ammesso i limiti dell'intervento: «I servizi della guardia costiera non sono all'altezza. Collaboriamo con le autorità libiche e cioè con un governo debole caratterizzato da mancanza di controllo, questa è la realtà. Ma collaborare con questo governo non significa condonare, c’è un dialogo costante sui diritti umani». E Morcone ha replicato in maniera durissima.

Operazioni di salvataggio dei migranti di fronte alle acque libiche.

«L’Italia sinceramente non si è accontentata di denunciare e vivere tranquillamente. Io lavoro dal 2006 sui diritti e l’immigrazione, quelle libiche sono vicende notissime. Solo Alice nel Paese delle meraviglie può svegliarsi adesso e accorgersi che in Libia c'è la tortura», ha risposto il prefetto, «L’Italia ha deciso di fare qualcosa in nome della crescita democratica della Libia e dell'integrità delle vite umane». E ancora: «Abbiamo accolto 700 mila persone, oltre alla Grecia ditemi un solo altro Paese, tra i Paesi amici, fratelli, i civilissimi Paesi dell'Unione europea che abbia aperto un porto».

«HANNO VISTO TROPPI FILM...». Ha definito false le accuse di Amnesty international sull'uso da parte delle forze italiane di manganelli elettrici: «Vanno spesso al cinema, hanno visto Rambo o James Bond, non hanno portato nessuna prova». E poi è passato all'Onu: «Io come cittadino italiano, cioè di un Paese che contribuisce alle Nazioni unite, sento un dirigente che invece di occuparsi di quello che chiediamo da mesi e cioè di mandare funzionari internazionali in Libia come in tanti altri Paesi, fa una denuncia astrattamente, così la sera dorme tranquillo ebbro della sua solidarietà». Morcone ha spiegato di non ricordarsi il nome di quel dirigente, ma si tratta dell'Alto commissario dei diritti umani che aveva commentato le torture subite dai migranti. Lo stesso motivo per cui la Francia ha chiesto la convocazione di un consiglio di sicurezza dell'Onu - dovrebbe tenersi la prossima settimana - e ha proposto sanzioni contro i trafficanti.

L'ATTIVISMO FRANCESE PREOCCUPA. All'annuncio a sorpresa di Parigi, il 26 novembre aveva fatto seguito una telefonata tra i ministri Yves Le Drian e Angelino Alfano. «L’Italia è da tempo impegnata su questo fronte», aveva commentato il titolare della Farnesina, «e condivide pienamente l’importanza di mantenere alta l’attenzione della comunità internazionale». A sentire le dichiarazioni di Morcone non si direbbe. Ma il Viminale evidentemente vede l'attivismo francese, che procede senza informare Roma e Bruxelles, in chiave politica. «Capisce a me quanto diamo fastidio?».

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