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30 Novembre Nov 2017 1140 30 novembre 2017

Geoblocking, via il freno al mercato digitale comune: cosa cambia

Cade l'ultimo ostacolo. Da fine 2018 potremo fare acquisti online su qualsiasi sito dell'Unione europea. Restano però fuori dall'accordo i contenuti in streaming. E c'è l'incognita Iva. Le novità per i consumatori.

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Dopo la caduta del roaming, era l'ultima barriera rimasta all'interno di una Europa da tempo senza più dogane e continuava a limitare il diritto al libero acquisto dei cittadini del Vecchio continente. Parliamo del geoblocking, l'ultimo ostacolo alla costituzione del mercato digitale comune, i cui muri, ancorché virtuali, frenavano consumi e investimenti. Dalla fine del 2018 potremo invece fare shopping online su qualsiasi sito dell'Unione. Ecco tutte le novità.

1. Limiti delle barriere online: ci sfuggivano offerte imperdibili

Chi fa acquisti su siti internet stranieri sa bene che, al momento, è quasi impossibile comperare un elettrodomestico su un portale tedesco o un mobile su di una pagina web svedese, anche quando si tratta di multinazionali che hanno più filiali. Capita così di lasciarsi sfuggire offerte imperdibili in cui, nonostante il costo delle spese di spedizione, il prezzo del bene resta concorrenziale rispetto al negozio sotto casa. Questo, appunto, è il geoblocking, che vieta di fatto all'utenza di approfittare del libero gioco della concorrenza comunitaria.

2. Ora via libera solo in alcuni casi: per esempio quando non c'è consegna fisica

Le nuove norme varate nel mese di novembre 2017 vietano il geoblocking in tre situazioni: vendita di merci senza consegna fisica, vendita di servizi prestati tramite mezzi elettronici e vendita di servizi forniti in un determinato luogo fisico.

IDEALE PER L'ACQUISTO DI BIGLIETTI. Questo vuol dire che un italiano domani potrà acquistare un televisore da un sito portoghese, scegliendo di ritirare il prodotto presso il punto vendita o organizzando la consegna a domicilio. Oppure una famiglia che progetta di trascorrere le feste in un parco divertimenti di Parigi potrà comprare i biglietti direttamente dal sito ufficiale, senza passare per intermediari italiani.

PRIMA SI RISCHIAVANO SOPRATASSE. Infine una azienda che decide di approdare in Rete potrà acquistare servizi hosting da un provider di Dublino senza pagare di più rispetto agli irlandesi. Gli ostacoli del geoblocking avevano triplice natura: potevano impedire la registrazione al sito, prevedere sopratasse oppure chiedere all'utente di pagare con una carta di credito o di debito diversa da quella emessa nella nazione di residenza.

3. Tempistiche lunghe: dovremo attendere altri 11-12 mesi

Ci sono voluti anni, ma alla fine parlamento europeo, Consiglio e Commissione sono giunti a un accordo che deve essere tradotto in questi giorni in un corpus normativo presto riportato nella Gazzetta ufficiale del Vecchio continente. Bisogna però attendere altri 12 mesi per vedere sparire le barriere del geoblocking.

PRONTI PER IL BLACK FRIDAY 2018. Insomma, i liberi acquisti in libera Europa partiranno solo tra un anno esatto, forse in tempo per il Black Friday 2018, oppure per le festività natalizie. Sono stati infatti concessi 12 mesi di tempo alle aziende per adeguarsi. Dopodiché le nuove leggi non imporranno ai negozianti di fare spedizioni in tutta Europa ma, nel caso rifiutino, dovranno presentare motivazioni valide al diniego e la Commissione europea se non soddisfatta potrà procedere con sanzioni.

4. Vittoria a metà: niente contenuti in streaming

La nuova norma è frutto, come spesso accade nel Vecchio continente, del compromesso e lascia fuori i diritti d'autore, che continueranno a osservare dogane statali abbattute da tempo. In poche parole, se avete in programma un viaggio d'affari o di piacere nei Paesi membri dell'Unione, sappiate che per almeno altri 2 anni permarranno i vincoli territoriali sui prodotti audiovisivi. In soldoni significa che gli utenti di Spotify, iTunes o Netflix (e ciò vale anche per gli e-books) quasi certamente non potranno fruire dei servizi in streaming mentre viaggiano.

TUTTO RIMANDATO AL 2020. Questo nonostante l'abolizione del roaming lo rendesse ormai possibile e, soprattutto, la legge approvata in origine nel maggio 2017 dal parlamento europeo prevedesse espressamente la caduta di ogni forma di barriera per ogni tipo di prodotto. Evidentemente in questi mesi i colossi del mercato televisivo (e non solo) hanno fatto attività di lobby e sono riusciti a fare ascoltare le loro istanze. I consumatori del Vecchio continente per potere fruire liberamente, in ogni angolo d'Europa, dei servizi per i quali pagano lauti abbonamenti dovranno attendere almeno il 2020.

5. Compare il "diritto a sapere": elenchi e prezzi resi accessibili

Alla luce di quanto appena detto, appare quasi farsesco il nuovo "diritto a sapere" che le istituzioni comunitarie hanno imposto ai colossi dei servizi digitali. Tale diritto si sostanzierà nel rendere accessibili ai propri utenti gli elenchi, con i relativi prezzi, che i vari Spotify, iTunes, eccetera offrono in base al Paese di provenienza.

MA NON VALE PER NETFLIX. Sarà insomma una vetrina per comparare non solo i prodotti, che differiscono ovviamente in base ai mercati, ma anche i prezzi. Tuttavia non sarà possibile fare abbonamenti e scaricare materiale slegati dalla nazione di residenza. Inoltre, il "diritto a sapere" non troverà applicazione all'interno del mercato dei servizi video (Netflix, eccetera).

6. Incognita sull'Iva: favoriti i Paesi con la tassazione minore

Resta invece aperta l'incognita dell'Iva, l'imposta statale che, gravando sui beni e sui servizi in vendita, influisce notevolmente sul prezzo finale, senza che i dettaglianti possano farci nulla. La caduta del geoblocking rischia di favorire le aziende ubicate negli Stati in cui la tassazione è minore, tipo Lussemburgo (17%), Malta (18%), Cipro e Germania (entrambe al 19%), svantaggiando quelle che hanno sede negli Stati che tassano maggiormente, come la Grecia (24%), la Croazia, la Svezia e la Danimarca (al 25%).

IN ITALIA (PER ORA) È AL 22%. In Italia è al 22% e, com'è noto, potrebbe essere ritoccata al rialzo se la situazione dei conti pubblici tornasse a peggiorare. Chi volesse consultare le aliquote in vigore nei Paesi comunitari per programmare i terreni di caccia all'offerta migliore in vista della caduta del geoblocking può visitare questa pagina istituzionale.

7. L'attuale blocco: il 63% dei siti comunitari è interdetto agli utenti stranieri

Nel 2016 la Commissione europea ha commissionato un'analisi sul fenomeno geoblocking alla la società di studi di mercato Gfk. I risultati del report sono molto interessanti: su 72 siti di e-commerce analizzati tra i maggiori per giro d'affari e navigazione nel Vecchio continente, scelti in base agli 8 prodotti più acquistati online dagli europei (videogiochi, software, viaggi, acquisto di biglietti, abbigliamento, elettronica, elettrodomestici e libri) il 63% applica forme di blocco geografico.

I COSTI COSÌ LIEVITANO. Solo il 37% insomma non fa discriminazioni in base alla provenienza. Molto spesso si viene reindirizzati in siti che parlano la propria lingua ma offrono prezzi rialzati per l'attività di intermediazione. Entro la fine del 2018 non dovrebbe più essere così. Eppure la sensazione dominante è che la strada per il libero mercato comunitario online sia ancora parecchio lunga e accidentata.

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