Eurogruppo
1 Dicembre Dic 2017 1300 01 dicembre 2017

Eurogruppo, prima tappa dello spoils system di Bruxelles

Il portoghese Centeno in pole per la presidenza. Con lui Italia, Germania, Francia, Spagna. Una partita a scacchi che riguarda anche la Bce. Ma la Slovacchia è d'ostacolo. E in lizza c'è una vera... scacchista.

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da Bruxelles

Se il ministro Mario Centeno verrà eletto presidente dell’Eurogruppo diranno che è il simbolo del miracolo portoghese, di un governo nato da un’alleanza di sinistra e centrosinistra che è riuscito a rispettare i parametri di Maastricht e i saldi concordati nel programma di bail out, facendo però le cose a modo suo. E cioè alzando il salario minimo e le pensioni, in altre parole fregandosene dell’austerity e puntando sul ritorno della domanda interna per far tornare la crescita.

LISBONA NON È PIÙ IN INFRAZIONE. Gli investimenti però non sono tornati, anzi sono in caduta libera. Il debito è ancora alto, ma intanto la sensatissima ricetta lusitana ha portato Lisbona a uscire dalle procedure di infrazione e a terminare l’anno per la seconda volta con risultati migliori di Spagna e Francia. Eppure non sarà questo a determinare la possibile nomina dell'economista con pedigree di Harvard.

L'UE SI PREPARA ALLO SPOILS SYSTEM. La battaglia tra sostenitori delle ricette economiche rigoriste e di quelle che puntano sullo sviluppo è solo uno e di certo non il più determinante dei fattori che influenzeranno una corsa in cui contano le appartenenze politiche, le sempre più problematiche fratture tra Est e Ovest e soprattutto le ambizioni sullo spoils system che verrà, a meno di un anno dalla fine del mandato della Commissione Juncker, dalle elezioni europee per il rinnovo del parlamento Ue e soprattutto dal rinnovo degli incarichi all’apice della Banca centrale europea.

Mario Centeno, il ministro delle Finanze di Lisbona.

L'incarico è delicato più che per il reale peso attuale perché è destinato a gestire il dossier dei dossier: la riforma dell'Eurozona. Ma anche la semplificazione delle regole del semestre europeo. Se le proposte della Commissione andranno in porto, il prescelto sarà anche l'ultimo presidente temporaneo prima che il ruolo venga unificato a quello di vice presidente della Commissione. Che Centeno corresse per la posizione si sapeva da marzo 2016, quando il risultato delle elezioni olandesi e la sconfitta del partito socialista dell’attuale presidente Jeroen Dijsselbloem aveva fatto vacillare la sua poltrona.

SARANNO I POPOLARI A SCEGLIERE. Allora a spingere Centeno era stato il cambiamento all'interno del parlamento europeo, dove a gennaio 2017 Antonio Tajani aveva sostituito l'uscente Martin Schulz dando al centrodestra del Ppe tre presidenze su tre: Commissione, Consiglio e parlamento. Oggi, in nome del mantenimento di un equilibrio politico, i popolari hanno rinunciato a un candidato, anche che se saranno loro, con la maggioranza dei governi dell'area euro, a scegliere chi sarà eletto.

Attorno a Centeno si è creato un asse largo. Il candidato portoghese a oggi è supportato da Italia e Francia, più vicine anche politicamente, dalla Germania alla ricerca della grande coalizione tra Cdu e Spd e dalla Spagna del centrodestra.

L'ITALIA OCCUPA GIÀ TRE CASELLE. Pier Carlo Padoan, nonostante la competenza riconosciuta, è stato zavorrato dalla scadenza del suo mandato e anche da un elemento di cui in Italia si ha poca percezione. E cioè che Roma occupa già tre caselle di peso nelle istituzioni Ue. Tajani, appunto, il presidente della Bce, Mario Draghi, e anche l'Alto rappresentante pet gli Affari esteri, Federica Mogherini: un ruolo che, seppure facilmente bersaglio di critiche, ha con il mandato di Mogherini acquisito un peso effettivo. Tutti e tre gli incarichi però sono destinati a scadere. E non solo quelli.

INIZIO DI UN LUNGO AVVICENDAMENTO. La partita dell'Eurogruppo è solo l'inizio di un lungo e decisivo avvicendamento. Solo per dare un'idea, a gennaio 2018 scade il mandato, rinnovabile, del presidente della Banca europea degli investimenti, il tedesco Werner Hoyer, a giugno quello non rinnovabile del vice presidente di Draghi, il portoghese Vitor Constancio. Nel 2019 scade anche il mandato della numero uno dell'Ssm, Danièle Nouy, e soprattutto si liberano tre posti nel board Bce, quello del belga Peter Praet, del francese Benoit Coeuré e ovviamente del presidente italiano che termina definitivamente il suo mandato il primo novembre.

INTERESSI CHE FAVORISCONO LISBONA. Alla presidenza di Francoforte guardano Francia e Germania, mentre il ministro spagnolo Luis de Guindos è notoriamente determinato a prendere la vicepresidenza ora nelle mani del Portogallo: una serie di interessi incrociati che giocano a favore di Lisbona. Però nel 2019 scade anche la Commissione, e il Lussemburgo spera di riuscire a consolarsi della fine del mandato di Jean-Claude Juncker portando l'attuale ministro delle Finanze alla presidenza dell'Eurogruppo.

Pierre Gramegna, ministro del Lussemburgo.

Il ministro lussemburghese è stato bocciato da Parigi per la posizione del Lussemburgo sull'elusione fiscale. Fino alla sua nomina di quattro anni fa nel governo liberale del Gran Ducato non aveva mai avuto una tessera di partito in tasca. Per anni ambasciatore, in quel momento era il direttore della Camera di commercio del piccolo Stato del Centro-Europa.

UN OPPOSITORE NEI SOCIALISTI. Pragmatico, nel senso di non avvezzo ai metodi e ai contenuti della politica, a Bruxelles è riuscito a indire una conferenza stampa per festeggiare il calo della disoccupazione nell'Eurozona. Chi conosce i corridoi della politica europea è convinto che possa vincere solo nel caso di «uno stallo totale». Ma Centeno ha anche un oppositore interno: Peter Kazimir, socialista come lui, ma socialista atipico.

DOPO L'EMA, LA SLOVACCHIA CI RIPROVA. Famoso fu il suo commento sull'accordo per il terzo salvataggio della Grecia, quello ottenuto nel luglio del 2015, dopo la terribile notte di negoziati in seno all'Eurogruppo. «Il compromesso sulla Grecia che abbiamo raggiunto questa mattina è duro per Atene perché è il risultato della loro "primavera greca"». Il riferimento a Syriza e alla mobilitazione contro le politiche anti austerity non era per nulla casuale. Ne nacque un caso diplomatico. Ma Kazimir ribadì il concetto: «Il nostro intento era essere chiari sulla nostra prospettiva, non offendere».

Peter Kazimir, ministro dell'Economia della Slovacchia.

Dopo la delusione sull'Ema - la Slovacchia si astenne per protesta per non aver ottenuto il sostegno necessario nemmeno ad arrivare al ballottaggio - Bratislava non ha voluto rinunciare alla candidatura, anche in contrasto con la maggioranza dei socialisti. E ora il suo ministro si propone come il ponte tra i Paesi dell'Area euro e quelli fuori. Un argomento che può avere un certo appeal a Bruxelles, vista la frattura profonda tra i sostenitori di una maggiore integrazione dell'area euro, Emmanuel Macron in testa, e i Paesi di Visegrad, tutti fuori dalla moneta unica tranne la Slovacchia, ma assai poco utile a raccogliere i voti - ne servono almeno 10 su 19 - tra gli elettori dell'Eurogruppo, cioè i ministri dell'Area euro.

QUALCUNO A SCACCHI GIOCA DAVVERO. Infine c'è il nome che in pochi si aspettano: la ministra della Lettonia, Dana Reizniece-Ozola, membro di un partito che si oppose all'ingresso della nazione baltica nella moneta unica, ma che oggi la sostiene. Giovanissima, 36 anni, al governo dal febbraio 2016, Reizniece-Ozola è una campionessa di scacchi: nel settembre 2016 ha vinto persino le Olimpiadi femminili. Una sua nomina è inattesa, sarebbe un coniglio che esce dal cilindro delle strane alchimie tra i governi europei. Eppure nella capitale dell'Unione le sue doti di giocatrice tornerebbero utili.

La ministra delle Finanze della Lettonia, Dana Reizniece-Ozola.

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