I 400 colpi

Visco Renzi
1 Dicembre Dic 2017 0917 01 dicembre 2017

La riconferma di Visco ha trasformato Bankitalia in una trincea di guerra

Le accuse su Etruria-BpVi sono la conferma che il governatore sarà un sempiterno bersaglio di Renzi. Forse il Colle e Palazzo Chigi qualche pensiero su ciò che sarebbe accaduto potevano farlo.

  • ...

Che il rischio ci fosse era stato ampiamente previsto. Che la Commissione d’inchiesta sulle banche si sarebbe trasformata in un Vietnam per il governatore della Banca d’Italia era scontato. Infatti, al momento della sua rielezione, furono in molti ad avvisare Ignazio Visco: ponderi bene la cosa, ci rifletta due volte prima di accettare il secondo mandato, valuti se il gioco vale la candela, ovvero se il comprensibile puntiglio nel difendere il suo operato debba far premio sugli attacchi di mezzo mondo politico italiano che ne chiedeva senza mezzi termini la testa e sulle perplessità dell’altro mezzo.

LA VENDETTA DI RENZI. Visco ha pensato bene di restare. Ed ha sbagliato, o per lo meno non ha valutato nel giusto modo lo scenario che si sarebbe aperto. Conoscendo la determinazione e la voglia di vendetta di Renzi, costretto da Mattarella e Gentiloni a bere l’amaro calice, il governatore poteva ben immaginare che alla prima occasione l’ex premier avrebbe riacceso le polveri. L’occasione è arrivata, e piuttosto ghiotta, vista la provenienza. Il magistrato di Arezzo che indaga sui misfatti di Banca Etruria, dice di non capire come mai Bankitalia abbia spinto alla fusione con la Popolare di Vicenza, che non si era ancora rivelata quella sorta di associazione a delinquere poi emersa in tutta la sua drammatica evidenza, ma di cui già allora si intuiva il malfermo stato di salute.

Ora qui non importa sapere se l’accusa sia vera, c’è una Commissione parlamentare che, nonostante le elezioni si avvicinino, ha ancora tempo per approfondire la questione. Interessa il conflitto istituzionale permanente che si è creato tra l’autorità bancaria e quello che a tutt’oggi, ma potrebbe essere anche il giorno dopo il voto, risulta essere l’azionista di maggioranza del governo. Non è un bel vivere per Visco e i suoi sotto la spada di Damocle di chi ha deciso di non fartene passare una. E siccome di dissesti bancari si continuerà a parlare, difficile pensare che la cosa finisca.

LA RICONFERMA DEL GOVERNATORE? UN ERRORE. Forse il Quirinale e Palazzo Chigi, quando su discreta pressione di Francoforte preoccupata per la stabilità del sistema hanno deciso la riconferma del governatore, qualche pensiero su ciò che sarebbe accaduto potevano farlo. Conoscendo Renzi, la sua indole fumantina, la sua testardaggine nel perseverare incurante della sconfitta (la vicenda referendaria è in questo senso emblematica) o considerandola un mero incidente di percorso sul sentiero che lo riporterà alla gloria, avrebbero dovuto immaginare che Visco si sarebbe trasformato in un sempiterno bersaglio. Ammesso quindi che il governatore avesse ragione su tutta la linea, la sua riconferma o rimozione era tema di realpolitick. Decidendo di lasciarlo al suo posto hanno trasformato via Nazionale in una trincea di guerra. E alla fine non hanno certo fatto un piacere allo stesso Visco, che d’ora in poi dovrà girare con l’elmetto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso