Pinotti Gentiloni
1 Dicembre Dic 2017 1900 01 dicembre 2017

Caso Crociani-Vitrociset, l'imbarazzo del governo

ESCLUSIVO. La saga dell'azienda strategica della Difesa ha messo in crisi Gentiloni, Pinotti e Magrassi. Serve il loro ok alla vendita all'imprenditore Di Murro. L43 ha visionato il contratto di cessione. Le carte.

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Circola un certo imbarazzo ai piani alti del governo sul caso Vitrociset, l'azienda strategica della Difesa da settimane al centro di un braccio di ferro tra la famiglia Crociani e l'imprenditore Antonio Di Murro. La vicenda è complessa, un rompicapo su cui da giorni si stanno interrogando il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il ministro della Difesa Roberta Pinotti e soprattutto il segretario generale della Difesa Carlo Magrassi.

PALAZZO CHIGI TRA DUE FUOCHI. È Palazzo Chigi che deve dare il via libera alla vendita (c'è la normativa golden power in quanto strategica), ma ora si trova tra due fuochi. Perché, per problemi economici tra acquirente e venditore, bisogna decidere se lasciare la società a una famiglia che ha il proprio patrimonio nei paradisi fiscali (come successo negli ultimi 30 anni) oppure affidarla a un imprenditore italiano, scelta quest'ultima che toglierebbe non pochi problemi a tutto il settore della Difesa.

LITE SU CONTRATTO E PAGAMENTO. Anche per questo motivo, per l'imbarazzo della situazione, tutto tace a livello politico. Mentre sui giornali nelle ultime settimane si è scatenata una guerra tra le Crociani e Di Murro, con le donne che accusano il secondo di non aver pagato quanto pattuito, anzi di considerare risolto il contratto e di sondare altre offerte.

Peccato però che il contratto - che Lettera43.it ha potuto vedere andando in Olanda dal venditore e di cui pubblica alcune pagine - dica altro. La firma di cessione c'è stata. E secondo gli accordi tra gli avvocati Francesco Gianni (dello studio Gianni&Origoni) e Giovanni Palaia il termine di scadenza, in caso di inadempienze, è previsto per il 15 gennaio del 2018. Ma allora perché tutti questi problemi? E perché Camilla Crociani, figlia di Edoarda, continua a sostenere che Di Murro non abbia ancora pagato quanto pattuito?

LA CIFRA È DI 63 MILIONI DI EURO. Nel contratto di cessione della società è scritto nero su bianco che la Croci International, società di diritto olandese, amministrata da Jason Jakke, ha venduto la Ciset Holding, che amministra Vitrociset. Tra le postille vi è appunto la garanzia del pagamento su un conto deposito, presso il notaio Vittorio Occorsio di Roma. La cifra è 63 milioni di euro.

INVIATI ADDIRITTURA TRE CODICI IBAN. Proprio su questo pagamento è in corso un braccio di ferro che va avanti da settembre. L'avvocato di Edoarda, Francesco Gianni, richiede infatti da tre mesi che Di Murro versi quanto pattuito sui conti bancari. L'imprenditore abruzzese però continua a rimandare. Come mai? Secondo quanto è in grado di rivelare L43, in questi mesi all'imprenditore che iniziò la sua carriera lavorando con la Italimpianti di Fulvio Tornich sarebbero stati inviati ben tre codici Iban diversi su dove versare i 63 milioni.

Perché Iban differenti? Non è chiaro. Da qui la disputa nata sui giornali sul mancato versamento, dettata dal fatto che Di Murro stesso vuole avere maggiori rassicurazioni su dove versare il contante, tutti dettagli che hanno fatto storcere il naso all'imprenditore abruzzese che porterebbe in Vitrociset come presidente l'ex numero uno dei Sisde Mario Mori.

AI CROCIANI SERVE SUBITO LIQUIDITÀ. E come mai questa fretta di concludere l'affare che deve ancora avere l'avvallo del governo? Secondo alcune fonti che seguono il caso, Edoarda Crociani avrebbe bisogno urgente di liquidità, dopo l'emissione di un bond da 50 milioni di euro, fatto proprio in base alla cessione di Vitrociset. E qui forse casca l'asino. Perché il problema è proprio questo. I 63 milioni di Di Murro a chi andranno e come saranno divisi dalla famiglia Crociani?

SICUREZZA DI DIVERSE BANCHE DATI. Per capire le problematiche interne a questa famiglia bisogna fare un piccolo passo indietro. La storia è questa. Vitrociset è una società sconosciuta al grande pubblico, ma tra le più importanti per le nostre istituzioni (è controllata anche da Leonardo-Finmeccanica che vanta l'1,5% di azioni e il controllo di S3log), perché si occupa della sicurezza delle banche dati di Banca d'Italia, dello stesso ministero della Difesa, dell'esercito, dell'aeronautica militare, ma anche di partecipate come Terna o Leonardo, senza contare all'estero le commesse con Lockheed Martin, con cui è impegnata sulla progettazione degli F35.

Vanta più di mille dipendenti, ha avuto un fatturato nel 2016 di 156 milioni di euro. In sostanza si tratta di una società importante che per quasi 40 anni ha lavorato a stretto contatto con le nostre istituzioni senza che la politica protestasse. Sul perché in pochi abbiano protestato in questi anni si fanno diverse ipotesi. Di motivi per discuterne ce ne sarebbero stati molti. Anche perché la Vitrociset nacque su idea del Cavaliere Camillo Crociani, ex presidente di Finmeccanica negli Anni 70, fuggito in Messico nel 1976 dopo essere stato investito dallo scandalo Lockheed Martin, inchiesta che arrivò a mettere in discussione persino l'allora presidente della Repubblica Giovanni Leone.

EREDITÀ DI CENTINAIA DI MILIONI. Nel 1980 Crociani è morto, con una condanna per corruzione sulle spalle in Italia. La sua eredità, centinaia di milioni di euro, è rimasta nelle mani della moglie Edoarda (Edy Wessel) e delle figlie, Camilla e Cristiana. Ma allo stesso tempo ne è nata una guerra furibonda sul fronte testamentario, con i figli di primo letto di Crociani, Daniela e Claudio, sulle barricate per avere la loro fetta della torta. Nel mezzo è finito persino Lugi Cartia, figlio di Girolamo, storico factotum dell'ex numero uno di Finmeccanica, alla ricerca della parte che gli spettava.

Dal 1987 proprio la moglie di Crociani, Edoarda, ha deciso di aprire alcuni trust nei paradisi fiscali per proteggere il patrimonio

Così negli ultimi 30 anni sono nati processi un po' dappertutto, in Italia ma pure all'estero, anche perché, per complicare ancora di più la situazione, dal 1987 proprio Edoarda ha deciso di aprire alcuni trust nei paradisi fiscali per proteggere il patrimonio. Sentenze dell'una contro l'altra, in particolare di Cristiana contro la madre, con l'ultima dell'11 settembre del 2017 che stabilisce che i nuovi trust creati da Edoarda nel 2010 siano nulli.

LA GESTIONE PUÒ ESSERE IN OLANDA? Anzi, proprio in base a questa sentenza di primo grado la vedova Crociani deve versare 100 milioni alla figlia Cristiana. In tutto ciò Camilla continua a sostenere che la vicenda Vitrociset non c'entri nulla con i trust esteri. Peccato che siano le carte a dimostrarlo. Può un'azienda così importante per il nostro Paese essere gestita in Olanda da uno sconosciuto mentre le ereditiere si scannano sui soldi?

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