Etruria: ostacolo vigilanza, assolti

Il caso Etruria

Pier Luigi
4 Dicembre Dic 2017 2115 04 dicembre 2017

Etruria, tutte le vicende giudiziarie di Boschi padre

Pier Luigi è uscito dal processo per bancarotta, ma ora è indagato per falso in prospetto. Ed è bufera sul procuratore Rossi, che avrebbe omesso di dirlo alla commissione banche. Le cose da sapere.

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Un nuovo filone d'indagine sul crac di Banca Etruria ha riacceso i riflettori sulla famiglia Boschi. Pier Luigi, padre di Maria Elena, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, è finito sotto inchiesta insieme a tutti i componenti del consiglio di amministrazione in carica tra il 2011 e il 2014. Movimento 5 stelle e Lega hanno fatto asse per chiedere le dimissioni della figlia, che a sua volta ha annunciato l'avvio dell'azione civile contro il giornalista Ferruccio de Bortoli, per le rivelazioni contenute nel libro Poteri forti (o quasi), uscito a maggio del 2017 (leggi anche: Maria Elena Boschi chiede i danni a De Bortoli).

Ma nella bufera c'è anche il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi. Boschi padre, infatti, risulta indagato dal suo ufficio per vendita di obbligazioni considerate rischiose ai clienti retail. Ma il magistrato avrebbe omesso di dirlo giovedì 30 novembre, durante la sua audizione in commissione d'inchiesta. L'interessato si è difeso con una lettera, indirizzata al presidente della commissione Pierferdinando Casini: «Ho detto tutto quello che avevo da dire. Boschi indagato? Ho annuito». Ma non è escluso che possa essere nuovamente convocato dalla commissione per un secondo round di colloqui (leggi anche: Etruria, nuova indagine su Boschi padre).

Accuse (e proscioglimenti) di Boschi padre

Il nome di Pier Luigi Boschi compare in un nuovo fascicolo aperto dalla procura di Arezzo, che riguarda la vendita di obbligazioni subordinate ai clienti retail e ipotizza i reati di falso in prospetto e ricorso abusivo al credito. Sessantanove anni, ex dirigente della Coldiretti, Boschi è stato vice presidente del consiglio di amministrazione di Banca Etruria per otto mesi a partire da maggio del 2014.

BOSCHI NON INDAGATO PER BANCAROTTA. La banca è finita nel vortice giudiziario dopo il crac e il conseguente commissariamento. Boschi, tuttavia, non è indagato per bancarotta, perché non faceva parte del cda "incriminato", quello presieduto da Giuseppe Fornasari e sotto la cui gestione si sarebbero accumulate le sofferenze che hanno portato al dissesto definitivo. Una storia di finanziamenti erogati e mai rientrati, elargiti secondo procedure discutibili e finite nel mirino dei magistrati.

LA LIQUIDAZIONE ALL'EX DG BRONCHI. Il padre di Maria Elena, tuttavia, continua a essere formalmente indagato per la parte dell'inchiesta che riguarda la maxi liquidazione all'ex direttore generale Luca Bronchi. Il procuratore Roberto Rossi, infatti, non ha mai chiesto l'archiviazione, pur lasciandolo fuori dalle richieste di rinvio a giudizio.

LE NUOVE ACCUSE SULLA VENDITA DELLE OBBLIGAZIONI. E poi c'è il nuovo filone, quello che riguarda la vendita di obbligazioni subordinate ai clienti retail. L'apertura del fascicolo sarebbe scaturita dalle sanzioni comminate dalla Consob agli ex amministratori di Etruria nel settembre 2016, per complessivi 2,76 milioni di euro. Al centro ci sarebbero presunte violazioni riscontrate nei prospetti informativi e risalenti al periodo 2012-2014. La procura di Arezzo sta dunque valutando i profili penali di falso in prospetto e ricorso abusivo al credito.

Al Csm fascicolo aperto sul procuratore Rossi

Lo stesso Rossi, del resto, non ha ancora chiuso i suoi conti con il Consiglio superiore della magistratura. Non solo perché a Palazzo dei Marescialli c'è ancora un fascicolo aperto che lo riguarda, a proposito di una vicenda che risale ad alcuni anni fa. Ma anche perché potrebbe finire nuovamente sotto esame a causa delle presunte omissioni in commissione d'inchiesta. Un'accusa respinta con indignazione dal magistrato nella lettera inviata al presidente Casini, ma che qualcuno continua a rilanciare.

AUGELLO ALL'ATTACCO. Ad esempio il senatore di Idea Andrea Augello, che insiste nella sua richiesta di investire del caso il Csm. A Palazzo dei Marescialli si attendono le mosse della politica. Nessuno dei consiglieri sembra avere intenzione, per il momento, di fare da sponda a eventuali iniziative parlamentari, nemmeno chi in passato non ha fatto sconti al procuratore: chi non votò, o lo fece con grande sofferenza, la delibera con cui nel 2016 il plenum archiviò l'ipotesi di aprire per Rossi una procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità.

LA CONSULENZA GIURIDICA PER PALAZZO CHIGI. Allora l'oggetto del contendere era un incarico di consulenza giuridica per conto di Palazzo Chigi, mantenuto da Rossi anche quando aveva già avviato le prime indagini su Banca Etruria. «Non ci sono elementi per sostenere un rapporto di conoscenza tra il dottor Rossi con il ministro Maria Elena Boschi, tale da mettere in discussione il profilo dell'imparzialità e dell'indipendenza del magistrato nella trattazione di vicende processuali che potenzialmente potrebbero coinvolgere parenti del citato ministro», stabilirono all'epoca i consiglieri, che tuttavia ritennero di inviare gli atti al procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo. Anche quel versante si è chiuso per Rossi con un'archiviazione: Ciccolo aveva un anno di tempo per chiedere un giudizio disciplinare al Csm, ma evidentemente non ne ha ravvisato gli estremi.

QUELL'APPARTAMENTO NEI DINTORNI DI AREZZO. Se le annunciate iniziative parlamentari non dovessero avere seguito, sul capo di Rossi rimarrebbe comunque la tegola di un vecchio fascicolo ancora aperto. Riguarda una notizia pubblicata nel 2016 dal quotidiano il Giornale, su un appartamento nei dintorni di Arezzo di cui Rossi avrebbe avuto la disponibilità per qualche tempo, tra il 2010 e il 2011, senza pagare né affitto né spese di condominio. La cosa finì, secondo il quotidiano, quando su pressione di alcuni condomini, «stufi di un andirivieni di ragazze» da quell'appartamento, la società proprietaria dell'immobile mise i locali sul mercato. Sulla vicenda indaga da tempo la procura di Genova, che però non avrebbe ancora comunicato al Csm l'esito dei suoi accertamenti. Ragion per cui a Palazzo dei Marescialli non è stata ancora scritta la parola fine.

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