Boccia 160531130839
5 Dicembre Dic 2017 0800 05 dicembre 2017

Confindustria, per Boccia l'ipotesi di un futuro da ministro

Viale dell'Astronomia è pronta a sostenere un governo di larghe intese. Con l'attuale numero uno al Mise. Mentre al Centro Studi si va verso una staffetta al vertice: Montanino al posto di Paolazzi.

  • ...

In Confindustria sperano di prendere due piccioni con una fava nei prossimi mesi: avere nel futuro governo un ministro dello Sviluppo cresciuto in viale dell’Astronomia e liberare la poltrona del presidente, alla ricerca di una figura meno debole e più autorevole di quella attuale. Di deciso non c’è nulla, ma nei palazzi della politica romana rimbalza una notizia che non sorprende se si guarda all’instabilità che potrebbe uscire dalle urne nel 2018: Confindustria sarebbe pronta ad appoggiare e avere un ruolo nel futuro esecutivo tecnico che da più parti viene invocato. Di più, sarebbe pronta a “sacrificare” l’attuale numero uno Vincenzo Boccia, chiedendogli di entrare nella compagine governativa come ministro.

STAFFETTA AL CENTRO STUDI. Di certezze in questa direzione ce ne sono poche, ma quelle esistenti vanno in una direzione ben precisa. Intanto Boccia - molto indebolito dall’appoggio al referendum costituzionale perso malamente da Matteo Renzi un anno fa, dalla crisi del Sole24Ore e dallo scontro tra le anime nordiste e romane dell’associazione - si affaccia sul secondo biennio di una presidenza che mai in passato era stata così azzoppata. Il prossimo febbraio, come annunciato dallo stesso Boccia al convegno di Capri dei giovani industriali, l’associazione presenterà alle sue Assise Generali un decalogo di richieste alle politica, che guarda caso arrivano a pochi mesi dal voto. Se non bastasse, al Centro Studi di Confindustria (Csc), che in pratica deve stilare questo documento, starebbe per ritornare Andrea Montanino, attuale direttore del Global Business and Economics Program, che uscito dal Csc ha ricoperto ruoli dirigenziali presso la Commissione europea, il Tesoro e il Fondo monetario come direttore esecutivo. Un ingresso che dovrebbe portare a una staffetta con l’attuale numero uno del Centro Studi, l’ex firma del Sole24Ore Luca Paolazzi.

Montanino, vista la sua esperienza, darà più spessore sulle materie di finanza pubblica al documento che Confindustria presenterà a febbraio. I temi sono stati articolati in una lunga intervista al Sole24Ore di domenica 3 dicembre proprio da Boccia. Il quale ha posto come priorità l’occupazione giovanile, una diversa politica per favorire l’export, la rimodulazione degli incentivi verso ambiti più strategici (la logistica, l'industria 4.0, la portualità), una riformulazione dei versamenti dell’Iva e della deducibilità degli interessi passivi, la semplificazione burocratica e quella nell’amministrazione della giustizia. Più in generale, nella stessa intervista, Boccia ha biasimato l’atteggiamento dei partiti, che non chiariscono «con quali risorse si possono sostenere le promesse elettorali», e sottolineato l'importanza di «rendersi conto della fase delicata che viviamo, nonché del grande debito pubblico che grava sulle nostre spalle. Bisogna evitare tattiche e spingere su proposte e strumenti che abbiano effetti positivi sull’economia reale utilizzando la crescita per un grande piano di inclusione che riduca i divari dei quali ci parla anche l’ultimo rapporto Censis. Dobbiamo esprimere un pensiero economico per una idea di società post ideologica, che sappia guardare al futuro del Paese e fare i conti con le sue potenzialità».

IL RISIKO DELLA SUCCESSIONE. A chi lo conosce Boccia ripete che non vorrebbe passare alla storia come il primo presidente che non fa il secondo mandato, come prevede lo Statuto. Ma, parallelamente, mai come in questo periodo fervono trattative e movimenti per la successione. Luca Cordero di Montezemolo si starebbe muovendo, con cene molto selezionate, per lanciare sulla poltrona che ha occupato un decennio fa Gaetano Maccaferri, prodiano e grande imprenditore bolognese il cui business spazia dalle costruzioni all’energia all’alimentare. Su questo nome si sono unite le territoriali di Bologna–Modena–Ferrara, Bergamo, Varese e Verona. E se in Piemonte si scalderebbe l’attuale vicepresidente con delega all’internazionalizzazione Licia Mattioli, a Milano sarebbero pronti a scendere in campo sia Gianfelice Rocca (Techint) sia Marco Tronchetti Provera (Pirelli). Proprio per venire incontro a nomi tanto altisonanti, a viale dell’Astronomia si starebbe studiando di modificare lo Statuto che, dopo la riforma Pesenti, impone agli aspiranti alla poltrona di presidenti l’autocandidatura: operazione disdicevole per personaggi come Maccaferri, Rocca e Tronchetti Provera, che in passato venivano indicati o chiamati a mettersi in gioco per il bene del sistema.

L'INCONTRO BOCCIA-BERLUSCONI. Tutte queste manovre, e con due anni di anticipo, fanno intendere che Boccia è sempre meno saldo in una Confindustria che - anche grazie a un lavoro fatto a quattro mani con Deloitte - vede la potentissima direttrice Marcella Panucci portare avanti una delicata opera di spending review che sta facendo tagliare molti stipendi importanti. Nei salotti romani, a maggior ragione dopo l’intervista al Sole di domenica scorsa, danno per certa una disponibilità di massima dell’imprenditore campano a scendere in campo qualora si aprissero le porte del governo per un esecutivo di larghe intese. A quanto si sa, Boccia avrebbe incontrato Silvio Berlusconi, sarebbe in buoni rapporti con il Colle (il motore del futuro assetto politico del Paese), ma non con Renzi, che pure aveva appoggiato al referendum di un anno fa. Ora bisogna solo aspettare il 16 febbraio per le Assise Generali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso