Dimaio
5 Dicembre Dic 2017 1209 05 dicembre 2017

M5s-Liberi e Uguali, le affinità elettive nonostante le smentite

Tra Di Maio e Grasso non sono (ancora) in corso trattative. Ma i grillini contribuirono a eleggere l'ex giudice come presidente del Senato... Art.18, anti-renzismo, Rosatellum: i punti di contatto e gli spiragli di intesa.

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Nessuna alleanza. Lo ripetono a poca distanza l'uno dall'altro Luigi Di Maio e Roberto Speranza di Liberi e Uguali, la nuova "Cosa rossa" che ha in Pietro Grasso il suo frontman, commentando gli ultimi retroscena che raccontano di ammiccamenti tra i pentastellati e la nuova lista di sinistra. In funzione anti-Renzi.

DI MAIO: «CI TIRANO PER LA GIACCHETTA». «Ogni giorno un giornalista si sveglia e sa che deve tirare per la giacchetta il Movimento 5 stelle», scrive su Facebook il candidato premier 5 stelle. «Un giorno la Lega, un altro "la Cosa rossa". Per corroborare la tesi ci si affida, a seconda dei casi, o al racconto di incontri mai avvenuti o a virgolettati falsi e non attribuiti a nessuno. Il Movimento 5 stelle non fa alleanze con nessuno e non sta pensando a chi "aprire" o con chi "fare intese"».

Ogni giorno un giornalista si sveglia e sa che deve tirare per la giacchetta il MoVimento 5 Stelle. Un giorno la Lega,...

Geplaatst door Luigi Di Maio op dinsdag 5 december 2017

«Il nostro obiettivo», mette in chiaro Di Maio, «è avere i numeri per formare il nostro governo. Se il giorno dopo le elezioni i numeri non saranno sufficienti, allora ci rivolgeremo a tutte le forze politiche (in piena trasparenza) seguendo le prassi costituzionali». E quindi: «Siamo gli unici compatti con un unico programma e un unico candidato premier».

«SIAMO PERSEGUITATI DA STALKER». Del resto la posizione del M5s era apparsa chiara subito dopo il voto in Sicilia: «Da qualche settimana siamo perseguitati da due stalker: Mdp (che sta per Mantenimento Della Poltrona) e Lega Nord», si leggeva sul Blog. «Sono le frange, anzi, le frangette del sistema. Dopo il voto in Sicilia, che ha messo in discussione la sicurezza delle ammucchiate con il Rosatellum, il loro stalking si è fatto martellante. Noi con questa gente non vogliamo averci nulla a che fare».

BATTAGLIE COMUNI COME SUL REFERENDUM. Un muro che non aveva spaventato Arturo Scotto, tra i coordinatori di Mdp: «Non parlerei di alleanze, ma di convergenze su battaglie politiche», disse a TNews intervistato da Guido Ruotolo. «Voglio ricordare che con i 5 stelle abbiamo condiviso la battaglia contro il referendum istituzionale e ora la legge elettorale in parlamento». Di tutt'altro avviso Roberto Speranza che adesso non lascia aperti spiragli: «Non sarà facile per nessuno raggiungere il 50%», ha messo in chiaro a Radio Anch'io. «Tra noi e M5s ci sono distanze enormi. Loro hanno un'idea diversa da noi su molti punti: sull'articolo 18 per esempio o sullo Ius soli tema su cui Di Maio la pensa come Salvini».

«PROPAGANDA DEI COSIDDETTI COMPAGNI». Anche se, per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, la "distanza" pare più di principio che di merito. Si prenda l'articolo 18: il M5s, come confermato da Di Maio, è per la sua reintroduzione nelle aziende sopra il 15 dipendenti, Mdp e Si invece l'avevano proposta per tutti i lavoratori. Uno scoglio considerato insormontabile dal M5s che sul Blog ha accusato i "cosiddetti compagni" di fare «propaganda» sulle spalle dei lavoratori avendo in precedenza votato il Jobs act.

Roberto Speranza.

ANSA

Non è finita. Tra gli obiettivi comuni a sinistra e M5s c'è anche la riforma della Legge Fornero. Senza contare che le due parti hanno condiviso la battaglia per il No al Referendum e quella più recente contro il Rosatellum. Vero, anche con la Lega di Salvini - con cui in passato si era parlato di una possibile alleanza - i punti in contatto sono numerosi: dalla politica estera allo ius soli (anche se ultimamente i pentastellati sull'argomento si sembrano un po' ammorbiditi), fino alla gestione della migrazione e la contrarietà all'obbligo vaccinale.

CHI PUÒ SALIRE SUL PARTITO TAXI? Schermandosi dietro la sua natura post-ideologica, il Movimento si è sempre tenuto le mani libere. Ha potuto così sostenere tutto e il contrario di tutto: dalle unioni civili alle posizioni su Putin, prima anti poi pro. «Un'idea non è di destra né di sinistra. È un'idea. Buona o cattiva», recita del resto uno degli aforismi più condivisi di Gianroberto Casaleggio. Una sorta di partito taxi in cui tutti possono salire, a patto che si rispetti l'architettura di regole formali. Rottamate le vecchie ideologie, c'è però il rischio che si decida con chi e su cosa dialogare solo in base alla convenienza del momento. E ai sondaggi.

Da sinistra Speranza, Pietro Grasso, Pippo Civati e Nicola Fratoianni.

In questo momento, con la nascita di Liberi e Uguali, una parte del Movimento guarda a Grasso con una certa simpatia, facendo il tifo per la nuova lista in funzione anti-Renzi. Da qui a parlare di accordi o trattative ce ne passa. Si potrebbe aprire un dialogo, certo, ma non è scontato e, nel caso, molto dipenderà dalla percentuale che riuscirà a raggranellare il presidente del Senato.

BERSANI NON HA MAI SBATTUTO LA PORTA. Le premesse ci sarebbero anche. Almeno da una parte. Pier Luigi Bersani per esempio non ha mai sbattuto la porta. Nonostante il tristemente famoso streaming del 2013, a marzo del 2017 ha tentato di aprire nuovamente un dialogo col Movimento per fare «fronte comune contro il populismo». E lo stesso Grasso stesso non pare aver alcun preconcetto nei confronti dei pentastellati, anche se è stato attaccato a più riprese come presidente d'Aula. Una su tutte durante la discussione della Riforma costituzionale quando vennero bocciati gli emendamenti presentati dai pentastellati. Una mossa, secondo il Movimento, del governo resa possibile dalla «complicità del Presidente Grasso», scrissero i senatori 5 stelle al Corriere della sera, «che ha applicato ghigliottina, tagliola e canguro».

Il post del 18 marzo 2013.

Va però ricordato che l'elezione di Grasso alla presidenza del Senato fu resa possibile anche con i voti di alcuni parlamentari M5s che volevano in questo modo impedire il ritorno in auge del berlusconiano Renato Schifani. Una scelta che suonò come uno schiaffo per Gianroberto Casaleggio il quale utilizzando la vetrina del Blog si tolse qualche sassolino dalla scarpa. «La scelta tra Schifani e Grasso era una scelta impossibile», recitava un post non firmato del 18 marzo 2013. «Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore. La coppia senatoriale è stata decisa a tavolino dal pdl e pdmenoelle. I due gemelli dell'inciucio sapevano perfettamente che Schifani non sarebbe stato eletto [...]. I giochi erano già fatti per mettere in difficoltà il Movimento 5 stelle. Qualcuno, anche in buona fede, ci è cascato [...]. Il M5s non deve cadere in queste trappole».

OGNI POSSIBILITÀ RESTA APERTA. Comunque, terminava il post: «Il problema non è Grasso. Se, per ipotesi, il gruppo dei senatori del M5s avesse deciso di votare a maggioranza Grasso e tutti si fossero attenuti alla scelta, non vi sarebbe stato alcun caso. In gioco non c'è Grasso, ma il rispetto delle regole del M5S». Insomma ancora "solo" una questione di regole secondo i fondatori. Ora Casaleggio non c'è più e in questi anni le cose sono cambiate parecchio in casa 5 stelle. Le regole come si è visto sono state fatte e disfatte. Mentre i termini quelli no: sono e devono restare tabù. Nel M5s dimaiano che promette e assicura urbi et orbi" stabilità" non stupirebbero alleanze, a patto di definirle intese «di scopo». Se con la sinistra - a D'Alema piacendo - o la Lega di Salvini (sicuramente più ingombrante) lo decideranno con buona probabilità i sondaggi. E se i numeri saranno inclementi, potrebbe tornare utile anche l'appoggio un pezzetto di Pd, ovviamente de-renzizzato.

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