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FRONTIERE
22 Dicembre Dic 2017 1425 22 dicembre 2017

In Niger l'Italia torna leader di un progetto epocale

È la prima volta che il nostro governo, i nostri Servizi, il nostro esercito, dispiegano una strategia in più fasi su uno scacchiere di crisi, coinvolgendovi gli alleati, Egitto e Europa inclusi, con una funzione di leadership assoluta, di pianificazione originale made in Italy.

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L’Italia inizia un consistente intervento militare sul terreno contro i trafficanti di carne umana al confine meridionale della Libia. Questa notizia di per sé clamorosa non ha preso le prime pagine dei giornali per due ragioni. La prima è la volontà di tenerla “sottotono” da parte del governo italiano per quel understatement che ha caratterizzato tutta l’azione politica sul terreno dell’immigrazione illegale da parte del ministro Marco Minniti, vero regista dell’operazione.

IL FRAINTENDIMENTO DEI MEDIA SUL NIGER. La seconda ragione di questo strano fraintendimento dei media è nel fatto che i nostri 450 militari e i 170 veicoli inviati dall’Iraq a Madama, un compound militare a ridosso delle frontiera tra Niger e Libia, si aggiungono a contingenti locali, dell’Onu, della Francia e degli Usa che sono dislocati in Niger e nel Sahel in funzione anti-jihadista. Ma questo consistente spostamento di truppe italiane dall’Iraq al Sahel non ha nulla a che fare con le operazioni di contrasto al jihadismo, nonostante le apparenze, ma punta a costruire una rete di contenimento e di respingimento delle “carovane della morte” che attraversano il Niger e il Ciad, provenendo da vari stati, per portare sulle coste della Libia il loro carico di carne umana.

Marco Minniti e Paolo Gentiloni.

È questo, con tutta probabilità, solo il primo contingente italiano con questa nuova “mission”. Altri contingenti militari si dislocheranno lungo la frontiera libica, affiancati – è nei piani – da altri contingenti europei, ma solo dopo che questi primi 470 militari avranno verificato sul terreno le problematiche e le difficoltà non già di un contrasto alle milizie jihadiste, ma dell’intercettazione, del blocco e del respingimento dell’onda magmatica delle carovane dei nuovi schiavisti. È infatti evidente che non ci sono precedenti, lungo una frontiera così lunga, su carovaniere storiche ma da individuare con precisione, di un intervento militare di “diga” a flussi di civili non armati dislocati su carovane di camion.

PRESTO PIANI PER I CHECK POINT. Acquisita l’esperienza, anche con l’aiuto dei droni messi a disposizione da Francia e Usa, si faranno piani più particolareggiati di dislocazione di diffusi check point sul territorio in grado di bloccare le carovane. Un’attività che non può essere purtroppo messa in atto nel Sud della Libia (a causa delle denunce di «violazione della sacra sovranità libica» che sarebbero subito partite vuoi da Tripoli, vuoi da Bengasi), ma che può essere attivato in Niger e un domani in Ciad. Questo perché dalla primavera scorsa Marco Minniti e Paolo Gentiloni, in perfetto accordo, hanno sviluppato intense relazioni col Niger e Ciad (che per questo, su istanza di Roma, fu invitato al vertice sulla Libia di Parigi dell’estate scorsa), affiancate non a caso dall’incontro e dall’accordo di Minniti con 60 sindaci del Sud della Libia sul tema del contrasto alle carovane della morte (con consistenti contropartite economici per i territori da loro amministrati).

La costituzione di centri di raccolta di migranti in Niger e Ciad è stata annunciata formalmente da Minniti nel maggio scorso e da allora la diplomazia sotterranea del Viminale lavora attivamente a questo obiettivo. Il contingente militare italiano prepara dunque il terreno anche per l’impianto di questi centri, nei quali farà convergere le carovane intercettate sul territorio. Una strategia chiara, ma sottotraccia, che segna un eccezionale passo in avanti rispetto a quanto messo in atto incluso l’accordo con il governo e la Guardia Costiera di Tripoli per bloccare i migranti clandestini sulle coste della Libia.

LA NOSTRA INTELLIGENCE TORNA PROTAGONISTA. Una strategia che ha una valenza storica per l’Italia, perché è la prima volta che il nostro governo, i nostri Servizi, il nostro esercito, dispiegano una strategia in più fasi su uno scacchiere di crisi, coinvolgendovi gli alleati, Egitto e Europa inclusi, con una funzione di leadership assoluta, di pianificazione originale made in Italy. Un'Italia non più gregaria in missioni decisa da potenti alleati, ma leader in un ambizioso ed epocale progetto.

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