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22 Dicembre Dic 2017 0942 22 dicembre 2017

La deriva culturale che fa essere tutti cinque stelle

Boschi, Renzi, governi tecnici, sinistra: ognuno ha contribuito al clima di rifiuto delle regole. Una contro rivoluzione che sta smontando lo Stato. E nel 2018 vinceranno i principali responsabili di tutto ciò: i grillini.

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Ora posso dirlo con certezza: si stava meglio quando si stava peggio. Questo non vuol dire che dobbiamo rivolgere lo sguardo al passato e mettere alla macchina della politica la marcia indietro. Vuol dire riconoscere che questa Seconda Repubblica e soprattutto questa coda finale, che purtroppo durerà qualche anno, è stata la peggiore stagione della vita repubblicana.

SPIRITO PUBBLICO MARTORIATO. Lo spirito pubblico è stato colpito in più occasioni. Ne cito solo alcune perché elencarle tutte è impossibile. Viene a mente l’elogio dell’evasione fiscale fatto da un premier e il caso aberrante di un parlamento che stabilisce quale parentela abbia un capo straniero, magari egiziano.

TUTTI FUORI DALLA LEGALITÀ. Viene in mente la quantità di governi tecnici che non portano mai a elezioni. Viene in mente la cancellazione di ogni segno di cultura istituzionale quando si stabilisce che un ministro può intervenire a suo gradimento sulle crisi bancarie. Tutto lecito, il confine fra la bugia e la verità viene saltato a piè pari, siamo tutti eguali se tutti siamo fuori dalla legalità e le istituzioni si possono piegare a piacimento in nome della rottamazione.

Luigi Di Maio del M5s.

ANSA

La gara del 4 marzo 2018 sarà fra forze politiche culturalmente eguali. Sono tutte cresciute nella cultura del rifiuto delle regole. E tutte hanno trovato intellettuali pronti a spiegare come e perché tutto questo fosse giusto. Oggi persino il mio caro amico Beppe Vacca accantona i suoi studi gramsciani e togliattiani per spiegare che il muoversi di Maria Elena Boschi era cosa buona e normale. Che cos’è questa se non una sotterranea contro-rivoluzione che sta smontando lo Stato? Perché sorprendersi se poi alla fine vinceranno quelli che non hanno timore di dichiarare che questo è l’obiettivo? Siete tutti cinque stelle.

LA SINISTRA PARTECIPA ALLO SCEMPIO. Il fatto che molta sinistra abbia partecipato e partecipi a questo scempio dice quanto profondo è il male che può uccidere la Repubblica. La sinistra non ha voluto capire che questo suo impiccarsi alle riforme istituzionali, all’invasione giudiziaria, al proliferare di violazioni istituzionali è servito a coprire il più selvaggio combattimento dei ricchi contro i poveri. La sinistra come gallo in una piccola arena a combattere fino alla morte per cose inutili e i grandi organizzatori di questa corrida a spartirsi i profitti.

La guerra fra poveri è il frutto di questa politica bastarda che non è riuscita neppure a salvare se stessa visto che è diventata il nemico assoluto di chi vive di poco, di niente, di stenti, di rabbia

È drammatico che questa rappresentazione della realtà sia penetrata fino in fondo nella società. La guerra fra poveri è il frutto di questa politica bastarda che non è riuscita neppure a salvare se stessa visto che è diventata il nemico assoluto di chi vive di poco, di niente, di stenti, di rabbia.

BISOGNA ROVESCIARE LA SITUAZIONE. Ci vuole ben più che un partito di gente per bene per rovesciare questa situazione, per far scoprire alla nostra gente le virtù repubblicane. Ci vuole un combattimento porta a porta in mezzo alle persone concrete per contrastare queste culture che impediscono al povero di vedere il suo nemico e consentono all’operaio della Fiom di votare con la Lega cioè con la più grande macchina di mascheramento degli interessi del blocco sociale nordista più forte.

MILIONI DI ELETTORI AL MASSACRO. Il Partito democratico non darà una mano in questa battaglia. Questi conflitti di cui ho parlato sono dentro quel partito, hanno conquistato la testa di un vasto gruppo dirigente, stanno portando al massacro milioni di elettori. Verso questo mondo sfortunato si deve avere un atteggiamento di amicizia, si possono suggerire ai loro capi, inascoltati, dignitose vie d’uscita, ma sembra inevitabile che il destino si debba compiere.

Matteo Renzi.

ANSA

Rimettere in moto la società significa costruire una forza politica “scamiciata”, che dica le cose vere, che appaia già nei suoi leader una cosa alternativa, che sappia parlare di futuro, che demolisca il castello propagandistico sulla Casta mettendo assieme la lotta ai privilegi con la lotta di classe (cazzo, l’ho detto!).

SERVE UNA RIVOLUZIONE PACIFICA. C’è sicuramente un voto meno peggio da dare il 4 marzo, ma dopo di allora bisognerà lavorare alla nascita di una cosa, rossa o rossiccia, ma di popolo, che non si scandalizzi a parole delle diseguaglianze ma sappia dove colpire nella macchina economica per cancellarne o limitarne i danni. Dovrà essere molto pacifica. Ma dovrà essere rivoluzione.

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