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30 Dicembre Dic 2017 0900 30 dicembre 2017

Dal reato di clandestinità allo ius soli: tutti i voltafaccia del M5s

Tra proposte sconfessate e polemiche su votazioni negate, il rapporto controverso tra Movimento e questione migratoria. Prevale, come sempre, la democrazia diretta (dalla Casaleggio).

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Il 10 ottobre 2013 sul Blog di Grillo apparve un post che riportava al suo interno questa frase: «Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5s avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico»; Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Tale frase nasceva da una polemica sorta all'epoca del naufragio di Lampedusa, dove il 3 ottobre del 2013 persero la vita 366 migranti. In seguito a questo tragico evento che scosse l'opinione pubblica, due senatori pentastellati proposero e videro approvato un loro emendamento in Commissione Giustizia per abrogare il reato di clandestinità. La risposta che arrivò dal Blog dopo tale iniziativa delineò anche la nuova linea politica che il M5s avrebbe adottato da lì in avanti in parlamento sul tema dell'immigrazione. Ovvero, la “non posizione”.

LA PROPOSTA DEL 2013. Dal 2013 a oggi nulla è cambiato. Anche ora, dopo l'assenza dall'Aula di tutti i senatori del M5s sul voto per lo ius soli (già approvato alla Camera nel 2015) che ha contribuito a far saltare il numero legale e ad affossare la legge più discussa di questa legislatura, il concetto esplicitato da Casaleggio e Grillo nel 2013 continua a esser valido. Non importa che una proposta di legge del M5s, presentata a giugno 2013, a prima firma Sorial (di origini egiziane), chiedesse proprio lo ius soli per i figli di stranieri con regolare permesso di soggiorno. In vista della campagna elettorale, che nel caso del M5s è permanente, sull'immigrazione è sempre bene non prendere posizione. Il Movimento si astenne nel 2015 alla Camera sulla proposta di ius soli del Pd e non si è presentato nemmeno in Aula al Senato nell'ultimo giorno utile della legislatura attuale per votare a favore o contro suddetta legge. Il calcolo elettorale è stato messo davanti a tutto. Fu così nella campagna elettorale del 2012 (all'insaputa di tutti gli attivisti) ed è così anche nell'attuale campagna che ci porterà al voto in marzo.

La polemica sul reato di immigrazione clandestina, scatenata dai due fondatori nel 2013, fu placata solo grazie al voto online concesso agli iscritti, che si espressero in favore della sua abrogazione. Fu l'unico caso in cui gli iscritti furono contemplati sul tema dell'immigrazione. Stessa cosa purtroppo non successe sullo ius soli, tema sul quale i fondatori non hanno mai permesso che gli iscritti al Blog si esprimessero. C'è infatti un piccolo retroscena che risale al settembre 2015, che fu svelato dal Fatto Quotidiano, in cui veniva annunciato in una mail interna il voto online sullo ius soli, in seguito alla calendarizzazione della proposta dal Pd, del tutto simile a quella proposta da Sorial, al fine di dare una posizione agli eletti in parlamento. Annuncio poi smentito dallo stesso staff del M5s che specificò come fosse stata una richiesta dei deputati poi rigettata dai fondatori. Ergo, i deputati volevano il voto online, i fondatori no. Ha prevalso, come sempre, la democrazia diretta. Dalla Casaleggio. Non ci fu il voto online e deputati pentastellati si astennero. Nemmeno Sorial - che l'aveva proposta e firmata - disse alcunché. Nemmeno il paladino della cooperazione internazionale Di Battista ebbe il coraggio di esporsi.

UNA POLITICA ALL'ESAME DEL VOTO. In questi anni il M5s aveva avanzato una unica proposta di modifica, a livello europeo, riguardo al trattato di Dublino III, sulla gestione dei migranti al loro arrivo in un Paese dell'Unione europea. Ma ha perfino votato contro tale riforma quando pochi mesi fa il parlamento europeo ha finalmente deciso di riesaminare il suddetto trattato. In cinque anni il M5s ha fatto zero passi avanti sul tema immigrazione e non ha sicuramente aiutato il Paese ad avere una legislazione migliore in tal senso. Non ha proposto soluzioni, non ha promosso un dibattito al suo interno e tantomeno fatto votare i suoi iscritti. Le uniche proposte avanzate sono state da loro stessi rinnegate dopo poco tempo nonostante questo tema sia stato centrale nella politica italiana degli ultimi cinque anni. Non proprio un successo per chi vorrebbe governare il Paese dando risposte chiare e concrete. Vedremo se alla lunga questa contrarietà allo ius soli, spacciata per astensionismo, darà al Movimento risultati positivi alle urne.

* Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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