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31 Dicembre Dic 2017 1400 31 dicembre 2017

Le prossime Politiche? Un salto nel buio e nei vizi degli italiani

Raramente la classe politica è stata così sbandata e priva di leadership come adesso. Ma non è che la mediocrità della classe dirigente sia il tradimento di un popolo invece attento e probo nella gestione pubblica. Il pesce puzza dalla testa, sì, ma anche dalla coda.

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L’Italia ha fama di Paese instabile dove la politica vive sui trampoli di alleanze incerte affidate a uomini – e donne – improbabili. Tuttavia all’inizio del prossimo marzo gli elettori saranno chiamati alla diciottesima consultazione politica da quando esiste la Repubblica e 18 sono state a oggi le campagne presidenziali dalla fine della Seconda guerra mondiale negli Stati Uniti, la più stabile – in genere – delle democrazie occidentali. Le scadenze costituzionali sono state quindi anche in Italia più o meno rispettate. Forse non siamo poi così instabili. La stagione dei voti anticipati c’è stata, negli Anni 70-80, con due repliche nel 1996 e nel 2008. Abbiamo avuto, è vero, ben più governi degli Usa, 61 dalle prime politiche del 1948 contro i 18, appunto, americani. O meglio, 19, contando come giusto anche quello di Gerald Ford, presidente per ruolo costituzionale dopo le dimissioni di Richard Nixon nel 1974.

Non ci sono proposte politiche realistiche

Ma raramente la classe politica è stata così sbandata e priva di leadership come adesso. Lo testimoniano i 546 cambi di gruppo cioè di casacca, un record assoluto, messi a segno dai parlamentari italiani nella legislatura ormai chiusa e che ha visto l’attivismo di 345 eletti del popolo dall’animo inquieto, alcuni con cambio plurimo, e in proporzione molti più al Senato che alla Camera. Non ci sono proposte politiche realistiche, forse è fallito (lo decideranno gli elettori) nella scissione e nel probabile sensibile calo dei consensi il tentativo di Matteo Renzi di fare del Pd un partito più Dc e meno Pci. Il governo Gentiloni ha messo qualche toppa, aiutato da un’economia europea migliore rispetto a inizio decennio.

LA FORMULA DI LIBERI E UGUALI, MASSIMALISMO ASTRATTO. Gli scissionisti di D’Alema, Grasso e ora anche della Boldrini propongono tutto quello che, dicono, Renzi non ha fatto, dall’inclusione degli immigrati alla protezione dei ceti deboli a tutto il resto. Promettono. L’impressione è che farebbero più o meno le stesse cose di Renzi e Gentiloni, tentata riforma costituzionale compresa, solo che vorrebbero essere loro a farlo. I transfughi dal Pd si sono scelti un nome troppo impegnativo, Liberi e Uguali. Resta in loro qualcosa di una cultura politica del passato che, diceva un intenditore di prima mano, aveva «un sottofondo massimalista, astratto, fatto di interrogativi continuamente riproposti e mai risolti». «Far star bene tutti» è ora la magniloquente proposta della signora Boldrini. Non “meglio”, ma “bene”. Per offrirlo come slogan elettorale occorre avere qualcosa di ben più solido alle spalle che una serie di foto fra i perdenti della Terra.

Pietro Grasso.

ANSA

Promettono ancora di più i 5 stelle, con la democrazia del web. Per loro resta, in totale irrazionalità, il cuore della democrazia moderna. Ma la Rete non rende intelligenti gli stupidi che, secondo la nota teoria del professor Carlo M. Cipolla, abbondano ovunque, anche fra i premi Nobel. Quello della democrazia diretta, e della saggezza innata di tutti i cittadini, è il mito più truffaldino. Di proprio hanno ben poco, salvo il reddito di cittadinanza, che sarebbero gli altri a pagare.

L'INCOGNITA DI UN VOTO A DESTRA. E poi c’è il Cavaliere, con il suo rivale/sodale Salvini, più i nostalgici di un’Italia che “fa da sé” della signora Meloni. L’ottuagenario Berlusconi si divertirebbe un mondo a battere con la sua incerta coalizione sia Pd che 5 stelle, e può darsi che accada. Ma chi si vota, votando a destra? Si presenta come il classico non-voto, che impedisce la vittoria altrui ma non si sa che cosa offre. Berlusconi ha vinto nettamente nel 1994 e nel 2001 e stravinto nel 2008, ma non ha combinato molto, contento di stare seduto alla poltrona di palazzo Chigi impedendo così che finisse ai “comunisti”. Ma chi sarà il capo del governo? Quale il peso di Salvini? Insomma, per chi e per che cosa si vota, votando centrodestra?

Ma chi si vota, votando a destra? Si presenta come il classico non-voto, che impedisce la vittoria altrui ma non si sa che cosa offre

Salvini ha resuscitato una Lega moribonda e lo ha fatto su due temi: l’immigrazione soprattutto, cogliendo nel segno quando diceva che il governo Renzi non aveva una politica credibile, e l’Europa, il fastidio per le regole della Ue. Sull’immigrazione non ha mai indicato però alternative serie, visto che degli immigrati l’Italia ha e soprattutto avrà bisogno, il che non vuol dire il non controllo delle frontiere e l’accoglienza di chiunque arrivi. Il tema Ue è stato silenziato dopo che Martine Le Pen ha perso in Francia perché molti francesi alla fine preferiscono il conto in euro, cosa che certamente anche gli italiani preferiscono, con buona pace delle nostalgie salviniane (e pentastellate) per la lira.

M5S-LEGA, ALLEANZA A SORPRESA? Fino a schede scrutinate, inoltre, non si saprà veramente dove sta Salvini, se nel centrodestra o con i 5 stelle vincenti che hanno bisogno di un alleato. In fondo li uniscono il populismo (soluzioni “semplici” a problemi complessi e il mito della saggezza popolare), e una visione italocentrica, poco europea e per nulla internazionale: in definitiva una nostalgia di perdute certezze del passato, tipica di molti populismi. Ci vuole altro, in un Paese con serissimi problemi a partire dal debito pubblico, dall’immigrazione e dalla perdita di quote di mercato con la crisi della base produttiva che, di fatto, ha perso pezzi importanti. Tempo fa Renzi visitava in Emilia la Ducati e la Lamborghini esaltando il lavoro italiano e dimenticando di chiarire che sono ora imprese tedesche. E al sistema industriale è legato in misura notevole il nodo dell’occupazione.

Da sinistra, Silvio Berlusconi, Luigi di Maio, Matteo Renzi e Matteo Salvini.

Gli italiani si troveranno presto costretti più a guardarsi dentro e a ragionare in proprio che a scegliere fra offerte politiche, tutte inadeguate. A giudizio di chi scrive quella del Pd di Renzi avrebbe potuto essere la meno peggio, perché qualcosa il Pd ha fatto, ma ha anche commesso vari errori gravi. Allo stato, una scelta è difficile, salvo quella di non votare i 5 stelle: non servono altre denunce di malefatte altrui, serve credibilità nel proporre e nel fare, e questa i 5 stelle proprio non ce l’hanno. Un loro governo sarebbe la gioia dei professori, molti sono già pronti a portare a Giggino Di Maio il presunto lustro dell’accademia all’arrembaggio.

UN ELEZIONE CHE È UN SALTO NEL BUIO. In Italia l’elettorato ha spesso votato con una certa saggezza nella ormai lunga storia repubblicana, e lo ha fatto anche dal 1994, in condizioni difficili, alternando sempre da allora (per disperazione) i favori, mai due voti consecutivi con lo stesso schieramento vincitore. Siamo però un popolo più di virtù private che di virtù e lungimiranza civiche, e questo voto è un grosso salto nel buio. Perché non è che la mediocrità della classe dirigente sia il tradimento di un popolo invece attento e probo nella gestione pubblica. Il pesce puzza dalla testa, sì, ma anche dalla coda.

Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena lasciava nel 1790 un appunto privato a uso di chi stava per succedergli, dopo 25 anni, alla testa del granducato di Toscana: «Il carattere degli abitanti della Toscana (e degli italiani tutti, ndr) in genere è dolce, docile, di poco coraggio, ma accorto, poco sincero, di molta finezza, portato all’interesse e a cercare con raggiro di pervenire ai suoi fini […] sempre disuniti fra loro, diffidenti e invidiosi l’uno dell’altro, eccessivamente minuti (cioè di corto respiro, osservazione importante, ndr), sfogano il loro cattivo umore in maldicenze, in ciarle, in calunnie ed intrighi di piccolissimo momento».

QUEI PRIVILEGI INTOCCABILI. Pietro Leopoldo dava poi consigli sulla scelta e governo dell’alta burocrazia, raccomandando fra l’altro che «le provvisioni (il trattamento economico, ndr) addette agli impieghi restino fisse, senza far mai variazione alcuna per le persone che venissero a cuoprirli, per non guastare il sistema». In Italia, con l’alta burocrazia spesso meglio pagata del mondo a partire dalla Corte Costituzionale, più che ad personam i superstipendi sono stati conquistati per categoria, e rappresentano uno dei cancri morali del Paese. Ma chiunque vinca, incerto e bisognoso d’aiuto come sempre, sarà più pronto ad aumentarle queste prebende che a toccarle. Paga Pantalone.

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