Ferdinando Imposimato Morto
2 Gennaio Gen 2018 1532 02 gennaio 2018

Imposimato, processi e dietrologie del giudice che piaceva al M5s

Voleva denunciare gli Usa per l'11 settembre. Ipotizzò un nesso tra i vaccini e la morte per malaria di una bimba. Sui casi Moro e Orlandi ebbe condotte non accurate. Ritratto del magistrato morto a 81 anni.

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Con la morte di Ferdinando Imposimato, l'ex giudice che piaceva - ricambiato - ai grillini, svanisce un altro pezzo, uno degli ultimi, della Prima Repubblica: e la locuzione va intesa a tutto tondo, a 360 gradi, quel gorgo di misteri veri, presunti, inestricabili, inquietanti che ha caratterizzato il difficile, esaltante, tormentato Dopoguerra italiano sino alla post modernità.

DA UN RUOLO ALL'ALTRO. Un giudice e giurista transitato da una toga all'altra, da magistrato ad avvocato, il che risaltò in particolare nel caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, prima istruito come giudice che si era occupato anche dell'attentato a papa Wojtyla, poi affrontato come difensore dei familiari della ragazzina del Vaticano semplicemente dissoltasi nel 1983.

FINÌ PERSINO A FORUM. Dentro le inchieste scottanti, i fatti di una tetraggine tutta italiana, da Moro a Bachelet, dal terrorismo alla mafia e camorra, dalla Banda della Magliana a Sindona. Fino alla carica suprema di presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, passando per il Palazzo come senatore e deputato. E uno con questo curriculum però era finito a fare il giudice per finta a Forum, reality giudiziario dove ci si scanna, secondo i malevoli a copione, per beghe condominiali.

Manifesti per Emanuela Orlandi.

Imposimato non si è fatto mancare niente. Consulente Onu contro il narcotraffico, Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica, ma anche uomo, tecnico, figura pubblica non esente da critiche, da polemiche, da situazioni controverse. Come quando in un suo libro, I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia, inseriva una fonte poi bollata come inaffidabile dalla procura di Roma, peggio: un impostore, quel brigadiere della Guardia di finanza in pensione, Giovanni Ladu, 57 anni, cagliaritano, finito a Novara, che con Imposimato si era spacciato per ufficiale di Gladio con il nome da battaglia Oscar Puddu.

TESTIMONI CIALTRONI. Né gli andò meglio sul caso Orlandi, quando, sostenendo senza pezze d'appoggio che la fu ragazzina Emanuela fosse viva e vegeta in Turchia, sbattè contro la sentenza del giudice Adele Rando secondo la quale i cittadini turchi di cui parlava l'ex magistrato, poi legale di famiglia, si erano rivelati autentici cialtroni, mestieranti spregiudicati che puntavano a ricavare vantaggi da rivelazioni del tutto inconsistenti (la Rando maturò le sue convinzioni giudiziarie dopo essersi recata in loco per verificare gli assunti dei falsi testimoni: nessuna traccia né di verità, né di Emanuela).

La sequenza dell'attacco alle Torri gemelle dell'11 settembre 2001.

Del tutto controverso anche quando annunciava di voler denunciare gli Stati Uniti in merito agli attentati dell'11 settembre 2001, a suo dire «un'operazione globale di terrorismo di Stato consentita dall'amministrazione degli Usa, che sapeva già dell’azione ma è rimasta intenzionalmente non reattiva al fine di fare la guerra contro l'Afghanistan e l'Iraq». Chiaro che, con questi precedenti, fosse particolarmente simpatico ai grillini, i quali nel 2015 lo avevano sostenuto a oltranza, a furor di Movimento, alla carica di presidente della Repubblica.

SCIVOLONE NO VAX. Lui, d'altra parte, ancora a settembre 2017 arrivava a ipotizzare connessioni tra la morte per malaria di una bambina e i 10 vaccini cui era stata sottoposta. Insinuazione del tutto suggestiva, che gli valeva una replica immediata quanto imbarazzante dall'Istituto superiore di sanità nella persona del capo del dipartimento di Malattie infettive, Gianni Rezza: non solo «la correlazione tra malaria e vaccini [era] puro esercizio di fantasia», ma, oltretutto, «il vaccino per la malaria non è stato omesso, semplicemente non esiste».

Aldo Moro nelle mani delle Brigate rosse.

Anche lo storico e maggiore studioso del caso Moro e delle “Trame Atlantiche”, Sergio Flamigni, nei suoi lavori che hanno spessissimo anticipato le conclusioni di investigatori, inquirenti e stampa, non nasconde perplessità e circostanze discutibili circa l'operato del giudice istruttore Imposimato sul caso Moro (anni 1980 e seguenti).

OMESSA VERIFICA. Come rileva una nota piuttosto critica del Guardasigilli Virginio Rognoni, in data 12 maggio 1987, nella quale, con rimando al quarto processo Moro, si precisava una condotta non accurata da parte di Imposimato in merito alla omessa verifica di informazioni di un appunto interno all'Ucigos circa l'ubicazione del covo di via Montalcini in cui sarebbe stato tenuto prigioniero lo statista democristiano.

QUANTE PRIGIONI? Imposimato ha a lungo ribadito la convinzione - oggi assai meno pacifica, anche alla luce delle risultanze dell'ultima Commissione d'Inchiesta, tuttora in atto - che via Montalcini fosse stata l'unica prigione di Moro; ma, in una fase precedente delle sue indagini, nella sua ordinanza di rinvio a giudizio per il secondo processo Moro, il 12 gennaio 1982, ipotizzava viceversa quale «prigione del popolo» una località del litorale laziale «tra Fregene e Santa Marinella».

Ferdinando Imposimato con Beppe Grillo.

Molti altri sono i rilievi di Flamigni, tra i quali avere considerato a più riprese come «risultanze probatorie» quelle che, viceversa, apparivano vaghe e ambigue dichiarazioni di terroristi più o meno pentiti o dissociati, come il terzetto Emilia Libera, Antonio Savasta e Michele Galati (sempre sul covo di via Montalcini), o della coppia Valerio Muricci-Adriana Faranda, su molteplici questioni.

INDISCUSSO PROTAGONISTA. Tutto questo non per offuscare la memoria di un indiscusso protagonista giudiziario, ma per ribadire che chi, come Imposimato, attraversò la Prima Repubblica in molti suoi incubi, non poté scamparne i fantasmi, i viluppi, le contraddizioni e, forse, una certa tendenza alla dietrologia, quando non all'esagerazione, che i vortici, a volte abissali, della nostra storia recente non potevano non stimolare.

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