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2 Gennaio Gen 2018 1900 02 gennaio 2018

M5s, come può pesare lo spauracchio scissione sul voto di marzo

Dopo il cambio di struttura e regole, alcuni attivisti grillini della prima ora protestano. Raccogliendo malumore social e annunciando #Resistenza. Simbolo, nome, consenso: cosa cambia in ottica elezioni.

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Anche nel Movimento 5 stelle c’è aria di scissione. Ma stando alle reprimende di alcuni attivisti della prima ora, sembra che a portarla avanti sia la maggioranza, anzi il vertice dei grillini. Nella forza politica creata nel 2007 da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ogni cosa assume una forma diversa da quella dei partiti tradizionali, ma anche all’interno di quello che potrebbe apparire un monolite c’è aria di malcontento che rischia di diventare tossica proprio durante il delicatissimo periodo della campagna elettorale.

LO ZOCCOLO DURO SI MUOVE. Al voto mancano circa 60 giorni, ma a differenza del passato qualcosa si muove nello zoccolo duro del grillismo, nella parte di attivisti che ha seguito l’evoluzione pentastellata sin dalle platee dei palcoscenici in cui si esibiva Grillo, che si è compattata nei vari Vaffa-day e che piano piano ha costituito la malta su cui poggiare le basi del consenso che ha portato il cinque stelle in parlamento prima, e alla guida di città importanti come Roma, Torino e Livorno poi.

CAMBIAMENTI CONTESTATI. A indignare gli indignati è stata l’ultima novità del Movimento: la nascita di una nuova associazione in combinato disposto con la stesura di uno Statuto e il cambio di regolamento, molto meno rigido rispetto a quello degli esordi. Sia chiaro, per ora non c’è nulla di "monumentale", ma solo le fibrillazioni di un gruppo di attivisti della primissima ora che ha assaggiato gli umori di una parte della Rete attraverso alcuni post inneggianti allo stop ai cambiamenti per i cinque stelle.

Luigi Di Maio e, sullo sfondo, Davide Casaleggio.

Ne è un esempio il messaggio lanciato da Andrea Tosatto, che sul suo profilo Facebook ha pubblicato il suo "Comunicato politico n.1", facendo un chiaro e inequivocabile riferimento a quelli che erano i primissimi proclami del capo politico, il quale diffondeva attraverso il Blog le linee guida del nascituro Movimento.

«NON CI SBATTERANNO FUORI». In questo messaggio il filosofo che vive a Dubai, ex candidato al Senato nel 2013 nella circoscrizione estera e autore di alcuni "canti" grillini e della sigla del Tg a 5 Stelle, ha scritto: «Noi eravamo, siamo e rimarremo attivisti Cinque stelle. Ci riconosciamo pienamente nei valori, negli ideali e negli obbiettivi della vecchia associazione. Da lì non intendiamo muoverci e nessuno può sbatterci immotivatamente fuori di casa».

COMUNICATO POLITICO N 1 NOI ERAVAMO, SIAMO E RIMARREMO ATTIVISTI CINQUE STELLE. Ci riconosciamo pienamamente nei...

Geplaatst door Andrea Tosatto op maandag 1 januari 2018

Rincarando la dose, riga dopo riga: «Siamo grillini della prima ora che hanno dedicato anni della propria vita al sogno di Gianroberto Casaleggio. Questo sogno è anche il nostro. Non intendiamo lasciarlo morire». Al centro del suo post, Tosatto ha scelto l’immagine della Carta di Firenze per i Comuni a 5 stelle, firmata l’8 marzo del 2009, un chiarissimo monito a riprendere la vecchia strada, abbandonando definitivamente la nuova.

«NIENTE ALLEANZE CON NESSUNO». «Come disse Beppe Grillo, se qualcuno vuole farsi un partito suo è libero di farselo. Qualcuno lo sta facendo e noi ne prendiamo atto. Se chi esce condividerà le nostre battaglie, avrà il nostro supporto e con lui ci uniremo su singoli temi. Il Movimento 5 stelle non fa alleanze con nessuno. Noi non ne faremo. A riveder le stelle», è la conclusione.

CONSENSO DI BACHECA IN BACHECA. In pochi minuti si è creato un primo consenso attorno a Tosatto, certificato dagli oltre 100 like e dalle 86 condivisioni. Una piccola macchia d’olio che comunque fluisce sulle bacheche di altri attivisti, aprendo così il dibattito interno. Ma è nei commenti al post che la storia ha assunto altri contorni, perché a un cospicuo numero di reazioni negative ha fatto da contraltare un gruzzolo di pareri positivi. Tanto che poche ore dopo è apparso un altro messaggio: «Chi esce non può cacciare chi resta. #ResistenzaM5S», scrivendo a chiare lettere quello che è il suo pensiero: il Movimento ha cambiato strada.

Sostenitori del Movimento 5 stelle.

ANSA

Tra i commenti ai post di Tosatto ce n’è stato uno che ha raccolto diversi pollici alti. Quello di Lorenzo Borrè, avvocato che negli ultimi anni è diventato la "bestia nera" dei vertici cinque stelle, vincendo ricorsi su ricorsi di candidati vincitori delle Primarie in Rete, ma esclusi dalle competizioni elettorali per decisioni del garante.

UNA SCISSIONE CHE C'È GIÀ STATA. «C'è un Rubicone da attraversare. Per tornare a casa», ha scritto il professionista. Che contattato da Lettera43.it è entrato nei dettagli, svelando aspetti interessanti della vicenda: «In realtà la scissione già c’è stata. Nel senso che Grillo, Di Maio & co. hanno costituito un nuovo movimento/partito, e questa è una scissione. Il fatto che questo nuovo movimento abbia principi sensibilmente diversi da quelli dell’altra associazione, che inibisca l’adesione a quanti hanno fatto valere in sede giudiziaria la illegittimità della espulsione o della esclusione dalle primarie già fa sì che questo movimento sia altra cosa rispetto al primo», aggiunge il legale.

Beppe Grillo nel suo contro-discorso di fine anno.

Per Borrè «il problema principale che potrebbe porsi è quello dell’utilizzo del simbolo e del nome», perché «il nome Movimento 5 stelle pacificamente è stato usato per primo dall’associazione del 2009, ossia da quelli dei 150 mila, e non già da questa associazione che è stata costituita il 20 dicembre del 2017. Per cui molti vogliono rimanere nella vecchia casa, far valere i diritti della prima associazione nei confronti di quello che, con una certa forzatura, può definirsi un piccolo golpe».

IMPREVISTI SULLA STRADA DEL VOTO. La strada che porta al voto del 4 marzo 2017 sembra diventare ancora più lunga e lastricata di imprevisti per il M5s. Una sorta di tradizione che accompagna ormai i pentastellati ogni volta che all’orizzonte appare l’immagine delle urne elettorali.

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