I 400 colpi

Getty Images 630757694
2 Gennaio Gen 2018 1047 02 gennaio 2018

Proibiamo di eseguire Strauss e Wagner nei teatri italiani

In un fine anno ricco di polemiche bislacche, qualcuno propone di non applaudire La marcia di Radetzky in segno di protesta contro l'invasore. E allora perché non boicottare le opere di quell'esaltato nazista di Wagner? Molto meglio un più rassicurante Verdi.

  • ...

Rigurgito del politicamente corretto, o riflesso condizionato da incipiente campagna elettorale per cui ogni motivo per polemizzare è buono, foss’anche il più bislacco? Sta di fatto che da questo punto di vista il 2017 è finito male, e l’anno appena iniziato non promette nulla di buono. Ad aprire le danze Marco Travaglio, e la sua voglia di sciogliere l’ultima legislatura nell’acido. Insorge Lucia Annibali, l’avvocato che dall’acido tiratole addosso dal fidanzato respinto è rimasta offesa, e con lei una buona parte del Pd che la candiderà alle prossime elezioni. D’accordo, l’immagine usata dal direttore del Fatto non è il massimo, ma vivaddio è una metafora. E se cominciamo a processare anche le figure retoriche allora stiamo messi davvero male. Per inciso, qualcuno fa ironicamente notare su Twitter che, per rispetto alla Shoah, bisognerebbe espungere dalla canzone Fotoromanza, nota hit della cantante Gianna Nannini, il verso «questo amore è una camera a gas».

QUEL COLLABORAZIONISTA DEL DIRETTORE D'ORCHESTRA. Ma non basta. Al Maggio fiorentino il 7 gennaio va in scena la Carmen, e il sovrintendente del teatro (d’intesa col regista) ha una genialata: la bella sigaraia spagnola come da libretto non muore per mano di quel sessista di don Josè («Ah! Je te tiens, fille damnée, Mia tu sei alma dannata») che non la può più avere, ma è lei che gli spara vendicando così tutte le donne passate, presenti e future. Sipario, applausi, e voglia di un comitato spontaneo di maschi arrapati che si proponga di salvare quel farfallone di Don Giovanni dalle grinfie del Commendatore. Ma non basta ancora. A Capodanno Riccardo Muti dirige il tradizionale concerto dalla Musikverein di Vienna. Come da copione, il programma si conclude con La marcia di Radetzky di Johann Strauss padre, composta in onore del noto maresciallo per celebrare la riconquista austriaca di Milano dopo i moti del ‘48. Ebbene, qualcuno sempre su Twitter storce il naso proponendo agli italiani in ascolto di non applaudire in segno di protesta contro l’asburgico invasore. E naturalmente contro quel collaborazionista del direttore d’orchestra – vatti a fidare dei napoletani - che non depone la bacchetta.

Però l’Austria è nazione sovrana, e si potrebbe fare di più e meglio cominciando da casa nostra. Per esempio boicottando gli aperitivi del milanese caffè Radetzky, pieno di fighetti ignari che sorseggiando uno spritz Aperol si macchiano di un assai poco commendevole comportamento anti patriottico. Nel frattempo, mi prendo avanti e faccio la spia. Se qualcuno non se ne fosse accorto, segnalo che il Petruzzelli di Bari e il Regio di Torino per il 2018 hanno messo in cartellone opere di quell’esaltato nazista di Richard Wagner. Non è che siamo ancora in tempo per sostituirle con un più rassicurante Verdi?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso