Tom Wolfe
MAMBO
3 Gennaio Gen 2018 0946 03 gennaio 2018

L'imbroglio della destra politicamente scorretta vicina al popolo

L'anatema dello scrittore Tom Wolfe su "radical chic" e "buonismo" ha eccitato conservatori e reazionari. Però così si esaltano personaggi di scadente qualità, dai grillini in giù. Per quello c'è già Feltri.

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L’anatema di inizio d’anno del celebre Tom Wolfe sul “politicamente corretto” ha eccitato conservatori e reazionari (umanità trasversale, nella quale si trovano anche tanti che si dicono di sinistra). Wolfe, che è scrittore famoso e geniale, inventò anche la definizione “radical chic” che poi in Italia fu ripresa dal quel gran reazionario di Indro Montanelli che oggi viene considerato un’icona della sinistra per il suo senile anti-berlusconismo.

LA TESI DEI POVERI CHE AMANO I RICCHI. Al fondo di questi due anatemi, accompagnati da quell’altro dedicato ai “buonisti” e al “buonismo”, c’è l’idea che la sinistra si gingilla col potere e vive in un palazzo di vetro mentre la destra sta col popolo. Il quale popolo ama i ricchi, come dicono gli analisti di destra e i biografi entusiasti di Donald Trump, citando i bianchi poveri che hanno eletto alla Casa Bianca un uomo pericoloso.

UNA SOSTANZA DI BUGIA COLOSSALE. C’è un fondo di verità in questi anatemi e una sostanza di bugia colossale nel loro uso attuale. È vero che c’è stata una borghesia urbana che ha vissuto l’essere a sinistra come un atteggiamento, un modo di distinguersi da un’altra borghesia, urbana e no, assai rozza. È vero che in certi momenti alcune insistenze attorno all’uso ovvero al non uso di certe parole crea un clima irritante e soffocante. È vero che il “buonismo” spesso è un fenomeno per trasformare la politica in uno spettacolo con l’happy end.

Fino a che è esistito il cosiddetto movimento operaio e sono esistiti i suoi partiti e le sue associazioni non c’era traccia di radical chic o di linguaggi politicamente corretti o di buonisti

Tuttavia bisogna fare immediatamente due osservazioni. Fino a che è esistito il cosiddetto movimento operaio e sono esistiti i suoi partiti e le sue associazioni non c’era traccia di radical chic o di linguaggi politicamente corretti o di buonisti. Prevedo l’obiezione: ti sei scordato dei celebri artisti e politici romani con le loro bellissime donne, ti sei scordato La terrazza di Ettore Scola, ti sei dimenticato la borghesia milanese della Cederna e della Crespi.

PARTITI CHE UNA VOLTA ERANO RIGOROSI. No, le ho in mente, ma sono stati tutti fenomeni appesi al movimento operaio e non costitutivi della sua natura. I partiti, intendo Pci e Psi, ma soprattutto il Pci, erano assai rigorosi nella richiesta di comportamenti, talvolta anche socialmente regressivi, da non potere tollerare al proprio interno il dilagare del fenomeno “radical chic”.

CODICI RADICATI NELL'IDEA DI RIVOLUZIONE. Né il “politicamente corretto” era il ricorso a un linguaggio conformista perché il linguaggio era in sintonia con una politica che aveva, sbagliati o no, i suoi codici radicati nell’idea di “rivoluzione”. Né il “buonista” era di sinistra visto che la sinistra ha per tanto tempo, e spesso ciecamente, appoggiato rivolte armate e cose di questo tipo.

La sinistra si è spesso allontana dal popolo, ha lasciato lavoratori, giovani senza lavoro, vecchi intristiti e coree urbane rifugiandosi nei quartieri bene e lasciando campo libero alla destra più aggressiva e più xenofoba

I tre antemi, ma ce ne sono altri, hanno cominciato ad avere successo quando la sinistra si è frantumata, ha persone il “quid”, si è poggiata sulla personalizzazione e quando i personaggi attorno a cui si creava il fenomeno della leadership, da buoni parvenu, hanno cominciato a imitare i ricchi, le loro feste, i loro vestiti, le loro vacanze e hanno adottato linguaggi che coprivano questo processo di assimilazione. Un processo che veniva tenuto in piedi dalla morte della critica al capitalismo sostituita da un elogio del mercato che oggi fa ridere.

DISPREZZATI PERCHÉ ANTI-IMMIGRAZIONE. Questa sinistra si è spesso allontana dal popolo, ha lasciato lavoratori, giovani senza lavoro, vecchi intristiti e coree urbane rifugiandosi nei quartieri bene e lasciando campo libero alla destra più aggressiva e via via più xenofoba. Nel linguaggio di questa sinistra questo popolo concreto (brutti sporchi e cattivi!) spariva, anzi era oggetto del disprezzo per non aver capito i vantaggi dell’immigrazione dovendo misurarsi giorno per giorno con i problemi dei nuovi arrivi.

MA C'È ANCHE CHI NON SI È ACCUCCIATO. Ma è stata tutto qui la sinistra? No, è stato tutto qui il suo gruppo dirigente, con le dovute eccezioni. C’è chi ha continuato a frequentare le città, i quartieri e i paesi lontani, chi ha preso la parola controcorrente rispetto ai miti del mercato, chi insomma non si è accucciato. Scrivo questo per dite che il “politicamente corretto”, il “radicalismo elegante” e il “buonismo” possono essere tranquillamente accettati come definizioni se tornano a far parte di un corredo di parole e comportamenti non separati dalla vita del proprio popolo.

La destra è scorretta perché usa parole che hanno il timbro di classe così da imporre l’odio verso i diversi, tutti i diversi, per colore, religione, genere, fisicità

L’idea che invece la destra essendo poco chic, politicamente scorretta e cattivista sia più vicina al popolo vero fa parte dei tanti imbrogli ideologici di questi tempi. La destra è radical chic con i propri vestiti, le priorie feste, le proprie cene eleganti. È scorretta perché usa parole che hanno il timbro di classe così da imporre l’odio verso i diversi, tutti i diversi, per colore, religione, genere, fisicità. È cattivista perché dove vede un povero o uno Stato povero che potrebbe insidiare il villaggio dei bianchi arricchiti immagina di usare la maniera forte.

ESALTAZIONE DEL PEGGIO CHE ESISTE. La destra non è tutta così, ovviamente. Per fortuna ce n'è una limpidamente conservatrice con cui è bello discutere e gareggiare. Bisogna però sapere che oggi intellettuali di destra, grillini in testa, professori liberali a cui non hanno detto che è crollato il muro di Berlino, ex comunisti afflitti dal loro passato stanno costruendo monumenti ideologici a esaltazione di quanto di peggio le nostre società possono mostrare. E il peggio è rappresentato dai loro leader.

WOLFE FACCIA LO SCRITTORE, NON IL FELTRI. In nome della lotta al radical chic, al politicamente corretto, al buonismo si esaltano personaggi di scadente qualità. Tom Wolfe è un grande scrittore che può inventare mostri, ma lasciamoglielo fare quando racconta. Quando parla di politica sale su un piedistallo su cui c’è già da tempo il mitico Vittorio Feltri (con rispetto parlando).

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