Ilva Emiliano Ricorso Gentiloni Calenda
5 Gennaio Gen 2018 1525 05 gennaio 2018

Ilva, Emiliano: «Via il ricorso se il governo dà garanzie sulla salute»

Il presidente della regione Puglia ha aperto alla trattativa con il premier Gentiloni sul piano ambientale solo se il governo darà sicurezze sul processo di decarbonizzazione.

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Il governatore pugliese Michele Emiliano ha aperto alla trattativa col presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sul Piano ambientale dell'Ilva impugnato da Regione e Comune di Taranto, purché si ottengano dall'esecutivo le garanzie di una apertura al processo di decarbonizzazione e della applicazione della legge regionale sulla previsione del danno sanitario. «Stiamo chiedendo al governo», ha detto «di rispettare le leggi, la Costituzione, la salute dei cittadini. Se non le avremo il ricorso non sarà mai ritirato».

EMILIANO: «NESSUNO VUOLE UN CONTENZIOSO». Emiliano ne ha parlato con i giornalisti a margine di una conferenza stampa su un nuovo volo da Bari per Mosca. «Se invece avremo queste garanzie», ha sottolineato il governatore della Puglia «è evidente che nessuno di noi ha intenzione di mantenere in piedi un contenzioso che non abbia un significato di tutela della salute delle persone».

«A BUON PUNTO SE RESTA LA DECARBONIZZAZIONE». Parlando delle condizioni su cui Regione e Comune di Taranto si concentreranno nella controproposta alla bozza del Protocollo di intesa sull'Ilva inviato loro dal governo che ha recepito in parte le richieste degli enti locali, Emiliano ha detto che «se raggiungiamo un accordo sulla applicazione della legge regionale sulla previsione del danno sanitario (Vds), e otteniamo la possibilità di dimostrare che la decarbonizzazione non ha questo differenziale di costo così elevato come si sostiene, e che quindi si parte con la decarbonizzazione almeno sui due gruppi da ristrutturare, allora noi siamo a buon punto». Quanto alla apertura alla decarbonizzazione, Emiliano ha precisato che "nella bozza" del Protocollo «questa apertura c'è, sia pure scritta in modo da precisare».

«LAVORO SOLO CON GENTILONI». Secondo Emiliano l'unico modo di arrivare a un'intesa e il tavolo con il presidente del Consiglio: «un impegno a lavorare in modo positivo, non può che essere preso da Gentiloni in persona» ed è il momento che il ministro Calenda «si faccia da parte e ci consenta di dialogare con il presidente del Consiglio che peraltro è l'autore dell'atto (Dpcm sul piano ambientale) impugnato» da Regione e Comune di Taranto.

Emiliano ha sottolineato che «Calenda ne ha dette di tutti i colori sul Comune e sulla Regione, e io questa cosa non gliela perdonerò mai». «Prima ha tentato di escluderci dal tavolo poi ci ha sottoposto a una pressione per ritirare senza condizioni un ricorso, dicendo che noi volevamo far chiudere la fabbrica e che eravamo semplicemente la cultura del no. Ha tentato di soffocare il nostro diritto».

«IL MINISTRO NON È UN SOGGETTO ELETTO». «Adesso», ha proseguito Emiliano «ho bisogno di parlare con il presidente del Consiglio per ripristinare le normali relazioni tra governo e Regione». «Tra l'altro Calenda non è un soggetto eletto, non fa parte del PD, è un ministro tecnico, non ha nessuna caratteristica politica. È bene che questa presenza tecnica nel governo si faccia da parte». Ribadendo che Gentiloni è l'autore del Dpcm, Emiliano ha evidenziato che «non c'è nessuna ragione per trattare della questione con uno dei sui ministri, quando invece della vicenda si deve occupare la presidenza del Consiglio dei ministri nella quale noi abbiamo fiducia».

«PARLO SOLO CON SOGGETTI LEGITTIMATI». «Perché ribadisco», ha continuato, «che la storia personale di Gentiloni è quella di uomo politico legittimato, che guida un governo, e lo fa con uno stile che ho sempre apprezzato». «È giusto», ha fatto notare Emiliano, «che un presidente di Regione direttamente eletto dal popolo, e un sindaco direttamente eletto dal popolo, incontrino il presidente del Consiglio che ha l'investitura formale da parte del presidente della Repubblica a guidare il governo». «Altri interlocutori», ha concluso «non ce ne possono più essere».

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