Merkel Schulz
8 Gennaio Gen 2018 1534 08 gennaio 2018

Negoziati in Germania, il conto alla rovescia di Merkel

Cinque giorni di colloqui, rimandati da dicembre, per un governo in cui nessuno crede o per le elezioni anticipate. L'ottimismo di rito di Angela, la contrarietà dei socialdemocratici, la disillusione degli elettori.

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Prima di chiudersi nell'ultima – e decisiva – settimana di negoziati, la cancelliera Angela Merkel ha sfoderato una sua tipica frase di rito per forzare l'accordo: «Penso che possiamo farcela». Gettare il cuore oltre l'ostacolo, alla tedesca, con toni misurati e senza show, peccato che il «sono ottimista» alla vigilia del naufragio delle trattative con i Liberali (Fdp) e i Verdi non abbia funzionato. Dall'autunno la Germania è incartata nel primo vuoto politico dal Secondo dopoguerra (il governo di grande coalizione uscente resta in carica per le funzioni tecniche, ma senza una maggioranza in parlamento) e anche i cristiano-democratici (Csu-Cdu) di Merkel dipingono una cancelliera all'ultima spiaggia.

SCHULZ OSSO DURO. Il disco si è rotto, sono parole vuote. L'apertura in extremis dei socialdemocratici (Spd) a una riedizione della grande coalizione o al loro appoggio esterno a un esecutivo di minoranza dei cristiano-democratici manca di spinta propulsiva. Per far partire effettivamente i colloqui, dopo lo strappo dei Liberali con Merkel, si è attesa la fine del Congresso dell'Spd del 7, 8 e 9 dicembre scorso, nella speranza della cancelliera di veder rotolare la testa del leader Martin Schulz. Invano: per quanto indebolito, l'ex capo dell'europarlamento è rimasto in sella a dettare la linea dura del vendere cara la pelle.

Il round di cinque giorni è indicato come l'ultimo possibile per un accordo di governo entro il 14 gennaio 2018

Angela Merkel: "Un anno di ansie e dubbi".

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L'avversario interno Sigmar Gabriel, vicecancelliere di Merkel, non è riuscito a imporre la sua corrente centrista tra i socialdemoratici e il vivo delle trattative è stato ulteriormente rimandato alla fine delle vacanze natalizie. Con una dozzina di negoziatori per ciascun partito, la cancelliera leader della Cdu e il leader dei cristiano-sociali bavaresi (Csu) Horst Seehofer hanno riaperto il giro di consultazioni già nella mattina di domenica 7 gennaio 2018 nel quartier generale dell'Spd a Berlino: un round di cinque giorni di discussioni, anche nelle sedi centrali della Csu-Cdu, indicato come l'ultimo possibile entro il 14 gennaio per scongiurare nuove elezioni entro la primavera.

ULTIMO ROUND. O la va o la spacca. Dovesse anche scattare una nuova proroga, i socialdemocratici hanno annunciato per il 21 gennaio 2018 la riunione dell'assemblea nazionale del partito per approvarla o meno. E un'eventuale intesa per un'altra grande coalizione sarà sottoposta al referendum tra i circa 440 mila iscritti (oltre 6 mila dall'arrivo di Schulz) ai socialdemocratici: una base elettorale in larga maggioranza contraria a una nuova partecipazione al governo, soprattutto tra i giovani tesserati ed elettori. Si tratta sui grandi temi delle politiche interne da tenere su welfare e fisco, sugli immigrati e per la linea economica della Germania nell'Ue.

Ma più dei contenuti balza agli occhi la crisi di leadership. Di Merkel come capo di governo e dei cristiano-democratici, prima ancora che di Schulz, guida di un partito sprofondato al minimo storico del 20,5% alle destabilizzanti legislative del 24 settembre 2017. Da allora – e sempre di più – la cancelliera vacilla: dal crollo elettorale della Cdu-Csu al 33%, il suo gradimento tra i tedeschi ha preso a inabissarsi. A ottobre un terzo degli interpellati auspicava un'uscita anticipata di Merkel prima della fine dei quattro anni di legislatura. A Natale un tedesco su due ne chiedeva le dimissioni. La stessa, nel messaggio di fine anno, si è confessata in un Paese con «ansie e dubbi».

LINDNER IL ROTTAMATORE. Il suo mantra ha stufato i tedeschi e i suoi tatticismi non attecchiscono più. Nella costrizione di dover governare, anche i socialdemocratici vorrebbero farlo con un nuovo cancelliere. Il leader 40enne dei Liberali Chrstian Lindner, che a novembre ha troncato i negoziati per un esecutivo con la Csu-Cdu e i Verdi, si profila come il rottamatore di Germania: di Merkel e della vecchia politica agonizzante. A scanso di equivoci, Lindner ha chiarito di non portare l'Fdp al governo finché i cristiano-democratici saranno guidati dalla cancelliera. Anche nell'Spd si fanno largo più giovani leader come Andrea Nahles. In cerca di cambiamento.

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