Renzi Grasso
MAMBO
8 Gennaio Gen 2018 1033 08 gennaio 2018

La sinistra faccia l'armistizio: il voto a Renzi non è tragico

Da soli si finisce male. È così difficile dire «non ci amiamo, ma non vogliamo la destra o il M5s al governo»? La vittoria di Berlusconi sarebbe l'ennesima sconfitta culturale. E Di Maio è un pettinato Trump minore.

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Scrivo una cosa molto impopolare nel centrosinistra, direi soprattutto nella base del centrosinistra: sarebbe ora di deporre le armi e di cominciare a pensare a un armistizio. L’armistizio ha in primo luogo come obiettivo quello di non rompersi troppo le gambe nei collegi che potrebbero dare la vittoria a uno dei due partiti dell’ex centrosinistra. In secondo luogo, dire con chiarezza e non a mezza bocca che l’ipotesi di un governo in cui stare assieme non è l’annuncio di una diavoleria o la smentita di solenni prese di posizione, ma un auspicio.

CUPI SCENARI ALLE PORTE. Quel che appariva probabile, ma anche oggetto di pezzi di colore dei giornalisti, cioè l’unione del centrodestra e la sua probabile vittoria, assume i contorni della tragica realtà prossima futura. Personalmente non sono convinto che lo slogan “con tutti ma non con la destra” porti molti voti a Liberi e uguali, ma che li regali a Luigi Di Maio.

I GRILLINI SONO UN PERICOLO. Bisogna poi prendere atto - ma che ci vuole? - che Di Maio è per il Paese un pericolo potente sia per la sua manifesta incapacità sia per i programmi la cui parte visibile è contraria a quella Costituzione che il 4 dicembre 2016 una larga maggioranza del "No" ha difeso. Quindi né con Silvio Berlusconi né con Di Maio.

Luigi Di Maio e Virginia Raggi.

ANSA

Se il voto non darà una maggioranza certa, sarebbe auspicabile che il capo dello Stato mandasse alle camere Paolo Gentiloni con un programma di sei mesi così da rifare (stavolta finalmente bene) la legge elettorale, tornare al voto e quindi avere una maggioranza sicura.

SERVE ALMENO UN 10% PER LEU. In tutti questi scenari due cose sono utili. Una se la deve mettere in testa Matteo Renzi. Liberi e uguali deve raggiungere un risultato a due cifre. Solo quel risultato dinamizza il centrosinistra, perché rassicura un mondo che ha vissuto questi ultimi governi non come governi amici.

RENZI NON CORRE PER IL PREMIERATO... L’altro risultato, so di bestemmiare di fronte a compagne e compagni di LeU, è che il voto per Renzi non sia tragico. Essendo del tutto evidente che Renzi come persona è fuori dai giochi nella corsa al premierato - ecco il mio ragionamento -, non capisco perché la sinistra deve sperare che perda un partito non di sinistra, ma un po’ radical, un po’ liberalista, un po’ democristiano.

Con Berlusconi il Paese si incattivirà nello scontro con la povera gente extracomunitaria. Vuol dire una figura di m. in tutte le cancellerie europee

Si può sperare nella débâcle di Renzi solo se si immagina che LeU sfondi da solo (e mi scappa da ridere) o se LeU decida che il suo ruolo nel futuro sia quello di fare una opposizione “di sistema”. Era una ipotesi che a me non dispiaceva. Senza queste due opzioni non c’è altra strada che l’armistizio. Ho proposto la coabitazione e non se ne è parlato, ma di armistizio si può provare a parlare?

CON SILVIO TORNA LA CONFUSIONE. Vorrei dire che l’idea di un governo ispirato da Berlusconi ha per l’ex centrosinistra il significato di una sconfitta culturale senza precedenti. Vuol dire che c’è un uomo solo che sa dare le carte ed è sempre lo stesso, malgrado l’età, le condanne, i malanni vari. Vuol dire che tornerà la più straordinaria confusione in economia. Vuol dire che il Paese si incattivirà nello scontro con la povera gente extracomunitaria. Vuol dire una figura di m. in tutte le cancellerie europee.

NO AD ALLEANZE CON DI MAIO. L’alleanza di governo con un vittorioso Di Maio, anche se circondato da qualche giornalista e altri nomi dello spettacolo, rappresenterebbe la scelta di un pettinato Trump minore. E io penso che la democrazia sarebbe in pericolo con questi personaggi.

Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.

Voglio dire che ogni soluzione dà un colpo all’immagine della sinistra che durerà nel tempo. Potrebbe riscattare questa immagine solo la frase “ci abbiamo provato”, cioè non ci siamo arresi di fronti alle due destre. Per far questo non si chiede molto, si chiede di non combattersi l’uno contro l’altro e di trovare un’idea, una sola, comune per salvare il Paese che non sia di togliere tasse qui e lì gravando la spesa sulla fiscalità generale.

TRAGICA SUBALTERNITÀ. Anche la forza più radicale di sinistra, e LeU non lo è, o la più liberista, e il Pd gli assomiglia, deve capire che in solitudine si finisce male. E soprattutto si finisce nel ridicolo. È così difficile dire «non ci amiamo, ma non vogliamo Berlusconi (o Maroni) o Di Maio (o chi per lui) al governo»? L’idea che circola secondo cui Berlusconi è addomesticabile o l’altra secondo cui Di Maio è quello meno peggio sono il segno della più tragica subalternità che le forze “democratiche” possano dimostrare dall’avvio della Repubblica.

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