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Verso le elezioni

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8 Gennaio Gen 2018 1200 08 gennaio 2018

Maroni molla la Lombardia, vuole fare il premier

L'ex ministro dell'Interno ha un accordo con Berlusconi: fare da mediatore tra Forza Italia e Lega e prendersi Palazzo Chigi. Al suo posto in Regione Lombardia scalpitano Attilio Fontana e Mariastella Gelmini, possibili candidati a governatore. Ma il Cav manterrà il patto anti-Salvini?

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Roberto Maroni scopre le carte. Non si ricandiderà alle regionali del 2018 in Lombardia. Lo ha annunciato durante una conferenza stampa, dove spiegando il suo passo indietro si è messo comunque a disposizione ricordando di sapere come si governa. Punta a fare il presidente del Consiglio dopo le elezioni? In Lega ne sono tutti convinti. Quando servirà una risorsa della Repubblica per palazzo Chigi il nome di Bobo, ex ministro dell'Interno e del lavoro, planerà sulla scrivania del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La notizia circolava già da qualche mese, ma ora diventa ufficiale, dopo l’incontro di Arcore tra il segretario della Lega Matteo Salvini, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e il numero uno di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni.

UN RUMOR CHE GIRA DA SETTIMANE. In via Bellerio, sede del Carroccio, in queste ore politiche convulse avevano già capito da tempo le intenzioni di Bobo. E da settimane se ne parlava sottovoce: «Maroni ha un accordo con Berlusconi, vuole fare il primo ministro». Sarebbe questo secondo i salviniani il vero obiettivo dell’ex ministro dell’Interno e del Lavoro: fare il presidente del Consiglio di un governo dove la maggioranza parlamentare sarà in mano al centrodestra. È lui, l’uomo con i “maroni”, come ricordava qualche mese fa il quotidiano Il Foglio, a poter prendere in mano le redini del Paese a due mesi di distanza da una sfida elettorale che non sancirà un vero vincitore, risultato più che probabile dell’ultima legge elettorale.

Maroni molla la Regione dove, circola voce, potrebbero essere candidati o l’ex sindaco di Varese Attilio Fontana o l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini

Maroni molla così la Lombardia, dove non lascia ricordi indelebili di buona amministrazione, e punta forte sull’accordo con il Cavaliere a diventare il mediatore tra Forza Italia, Lega Nord e, perché no, anche il Partito democratico di Matteo Renzi. Non è un caso che negli ultimi mesi il governatore abbia sviluppato rapporti sempre più stretti con il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, con cui ha stretto un’alleanza per portare a casa il federalismo fiscale dopo un referendum da cui è uscito malconcio.

MARONI IN ROTTA CON SALVINI. Ma Bobo è molto di più. Da vecchia volpe della politica, che mastica da ormai più di trent’anni, ha capito che solo lui potrebbe mettere d’accordo Salvini e Berlusconi in un quadro elettorale sempre più frammentato. Tra Matteo e Roberto però i rapporti sono tesi da almeno tre anni. Colpa della svolta lepenista e trumpista del leader leghista, ma anche del fatto che in questi mesi Maroni ha continuato a ribadire al Cavaliere un concetto abbastanza chiaro: Salvini non vuole vincere davvero, vuole prendere i tuoi voti quando non ci sarai più. Non è un caso che dentro la Lega il governatore lombardo non sia visto di buon occhio da tempo. A dimostrarlo è il nuovo partito lanciato proprio da Salvini nel mesi scorso, il cui statuto è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale: Lega per Salvini premier.

I fondatori della nuova Lega - che non sarà toccata dalle inchieste giudiziarie e dai sequestri dei conti correnti dopo le condanne a carico di Umberto Bossi - sono Roberto Calderoli, lo stesso Salvini, Giancarlo Giorgetti, l’europarlamentare Lorenzo Fontana e il tesoriere Giulio Centemero. Maroni non c’è. Così Bobo ha deciso di fare un passo avanti. Molla la Regione dove, circola voce, potrebbero essere candidati o l’ex sindaco di Varese Attilio Fontana o l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. E si propone come figura istituzionale, moderata, lui che è stato tra i fondatori di quello che negli Anni 90 era un partito che doveva ribaltare l’Italia. Invece la storia ha preso strade differenti. Ora Bobo si ritrova a essere un uomo delle istituzioni che può garantire stabilità al Paese, come Antonio Tajani o Pietro Grasso o Paolo Gentiloni.

UN FUTURO DENSO DI INCOGNITE PER BOBO. Il punto è proprio questo: quando dopo le urne il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si ritroverà nelle situazione di non avere vincitori e si dovrà cercare un uomo per formare il governo, quello potrebbe essere proprio Maroni. Eppure nell’euforia di queste ore c’è chi sostiene che il piano maroniano possa avere qualche problema. Certo, il governatore lombardo assicurerà al Cavaliere la sua fiducia, ma Salvini come prenderà la decisione? Sarà contento di trovarsi un premier leghista, il primo della storia d’Italia o gli farà la guerra tra i banchi dell’opposizione? In Bellerio sono convinti poi che di Berlusconi è meglio non fidarsi. Il leader di Forza Italia rispetterà la parola data oppure Maroni andrà a schiantarsi? E nella nuova Lega avrà un ruolo? Chissà, intanto adesso è l’ora di tirare fuori i 'maroni'.

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