Lombardia:Leu,non riapriamo a Gori
MAMBO
9 Gennaio Gen 2018 0924 09 gennaio 2018

Liberi e Uguali appoggi Gori in Lombardia: ogni lasciata è persa

Grasso lavori per sconfiggere destra e grillini, aprendo al candidato renziano. Mentre il segretario Pd dovrebbe usare modi più rispettosi nei confronti degli avversari. Schierare Casini per bloccare Bersani è un affronto volgare.

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Ha detto Bersani: «Con tutti ma non con la destra». Se capisco bene, vuol dire che l’ex segretario Pd considera la vittoria della destra il male maggiore. E allora in Lombardia e nel Lazio come la mettiamo? Sono casi diversi ma vanno tenuti assieme. Iniziamo dal Lazio. Qui il Pd propone Zingaretti, uno della nostra famiglia, che ha fatto bene, anzi un personaggio che si è sprecato perché avrebbe potuto avere altre ambizioni e ruoli ancora più importanti. Comunque è governatore del Lazio. Contro di lui c’è, quasi certamente, Gasparri, un "simpaticone" che passa il suo tempo nei talk show e la cui capacità di governo non emerse neppure quando fu sottosegretario agli Interni. Gasparri è destra pura. Forse si candida anche il sindaco di Amatrice Pirozzi, la cui presenza indebolirebbe la destra, e ci saranno i 5 stelle con una loro figuretta romana. Zingaretti può farcela. Se la sinistra gli dà una mano ce la fa. Devo confessare che considero folle oltre ogni altra ipotesi.

IL RISIKO LOMBARDO. In Lombardia è più complesso. Giorgio Gori è sindaco di Bergamo, uomo Mediaset, di stretta osservanza renziana. Tuttavia Gori mostra di voler aprire la porta del dialogo. Liberi e Uguali sembra invece predisporsi per il “no” candidando l’ottimo Onide Rosati, sindacalista di lunga storia, uomo per bene, compagno “tosto”. A destra la fuoriuscita di Maroni provoca problemi. Il leghista Fontana, ex sindaco di Varese, non è molto noto. L’onorevole Gelmini è troppo nota e ho detto tutto. La partita è apertissima. A differenza della Sicilia dove la partita era chiusa e la presenza di Fava era necessaria, qui bisogna riflettere se sia il caso di dare un colpo alla destra anche attraverso un candidato che non accende i cuori.

Matteo Renzi ospite a Otto e Mezzo.

Matteo Renzi non può tuttavia pensare di portare a casa due alleanze con LeU con l’atteggiamento che lui e i suoi tengono in questi giorni. Molti di sinistra se ne infischiano se e dove candida la Boschi. Storia sua. È decisivo però il tono di rispetto in campagna elettorale. Se il voto a LeU, come ha sostenuto ieri Renzi dalla sua amica Gruber, è un voto per Salvini può benissimo andarsene al diavolo e combattere Salvini e Di Maio da solo. Renzi non sa niente del mondo, ma se leggesse i libri capirebbe che a un certo punto se vuoi qualcosa da un tuo avversario-concorrente devi cambiare il tono, radicalmente, e fare gesti concludenti.

LO SCHIAFFO A BERSANI. Uno, come esempio: non puoi traumatizzare l’elettorato di sinistra ponendolo di fronte alla scelta di votare nelle liste del Pd un personaggio a lungo avversario come Casini mentre LeU candida un uomo simbolo della sinistra come Bersani. Non può farlo. Renzi ha fatto scempio della sinistra, ma spingersi fino al punto di costringere l’elettore di sinistra del Pd a eleggere un democristiano di destra per bloccare Bersani è volgare. Come si vede da questi pochi esempi la mia proposta di coabitazione o di armistizio ha molte occasioni per provare a fare un passo avanti ma si scontra con un clima da suburra.

IL FUTURO DELLA COSA ROSSA. Sia chiaro. Il notiziario ci dice che la destra, malgrado l’accordo di Arcore è divisa, e soprattutto che sta preparando il “pacco” per Salvini. Ci dice che sotto il vestitino di Di Maio non c’è niente e che la Raggi sta sfidando la pazienza anche dei grillini più accecati dal fanatismo. Ci dice tuttavia che le forze contrapposte alla destra e ai grillini non hanno né strategia né tattica. Una Cosa Rossa potrebbe immaginare di chiamarsi fuori dallo scontro e di costruire un primo pezzo di una base elettorale che, nello sfascio altrui, in pochi anni può allargarsi di molto. Chi sceglie altri colori o li sfuma deve immaginare alleanze sulla base delle priorità programmatiche e dell’esistenza del “nemico”.

GRASSO COMBATTA DESTRA E M5S. La politica non accetta giocatori estemporanei, paradossalmente è una scienza esatta, se sbagli tattica e strategia o una delle due, muori. Berlusconi l’ha imparato subito. A sinistra stanno ancora cercando i libri per studiare questa faccenda. Renzi può andare diecimila volte dalla Gruber a proclamarsi prossimo vincitore ma sembra il pugile aggressivo che dà in smanie prima di un incontro in cui andrà ko alla prima ripresa. Grasso, se posso permettermi, si è dato, e gli hanno dato un ruolo di governo, dunque porti il suo partito, sulla base di programmi chiari, al governo contribuendo a battere destra e grillini. Anche in Lombardia. Ogni lasciata è persa.

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