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9 Gennaio Gen 2018 2030 09 gennaio 2018

Renzi salva i Trasporti, ma teme Berlusconi sulle partecipate

Il blitz di Gentiloni per confermare il cda di Trenitalia è una spia della paura dentro il Pd. Che con una vittoria del centrodestra il 4 marzo rischia di perdere i posti occupati. Eni, Leonardo, Cdp: cosa c'è in gioco.

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Infratrutture e trasporti sono da sempre il pallino di Matteo Renzi, il segretario del Partito democratico alle prese con la campagna elettorale per le Politiche 2018, ma anche impegnato a salvaguardare i posti di potere occupati in anni di governo che potrebbero essere spazzati via da un nuovo esecutivo di centrodestra.

RICONFERMA NATALIZIA. Al netto delle polemiche elettorali, infatti, la vera partita è sempre la stessa, ossia quella per le nomine nelle partecipate, che proprio Renzi inaugurò nel 2014 appena insediato al posto di Enrico Letta. Non è un caso il blitz di Natale da parte del governo di Paolo Gentiloni con la riconferma del consiglio di amministrazione di Trenitalia Ferrovie dello Stato, tre mesi prima della naturale scadenza: una decisione giustificata dalla fusione con Anas, la società controllata dal ministero dell'Economia che gestisce la rete autostradale.

Paolo Gentiloni e Matteo Renzi.

Si tratta di un giro di conferme che premia soprattutto il leader piddino che nominò come amministratore delegato Renato Mazzoncini, ex Ataf di Firenze, ma anche due consiglieri di amministrazione di stretta area renziana, come Simonetta Giordani e l'avvocato Federico Lovadina.

CONFLITTO DI INTERESSI? La prima, già fan della Leopolda, lavora anche per il gruppo Atlantia della famiglia Benetton che controlla Autostrade per l'Italia, aspetto quest'ultimo che ha fatto storcere il naso a molti addetti ai lavori, dal momento che potrebbe configurarsi un conflitto di interessi. Il secondo è invece socio dello studio legale di Francesco Bonifazi, il tesoriere del Pd, dove è socio anche Emanuele Boschi, fratello dell'attutale sottosegretario alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi.

ANAS, FUSIONE RENZIANA. Del resto la stessa fusione con Anas porta la targa di Renzi. Fu l'allora presidente del consiglio a nominare Gianni Vittorio Armani come presidente e amministratore delegato della prima stazione appaltante in Italia, per cancellare la stagione del faraone Pietro Ciucci, icona della Prima Repubblica.

Luca Lotti.

ANSA

Non appena insediato a Palazzo Chigi Renzi ha deciso subito di mettere mano al settore infrastrutturale. A Luca Lotti, ora ministro per lo Sport, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, furono affidate le deleghe del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica che sblocca i miliardi destinati alle opere pubbliche.

MANTENIMENTO DELLO STATUS QUO. Non solo. Nel 2015 Marco Carrai, Richelieu dell'ex presidente del Consiglio, è diventato presidente di Toscana aeroporti. La tecnica di rottamazione renziana di allora si sta trasformando adesso in quella di mantenimento dello status quo. E il settore trasporti-infastrutture è tra i più imporanti.

DELEGHE SEMPRE IN "BUONE" MANI. Per chi se lo fosse dimenticato Renzi fu anche ministro dei Trasporti dopo le dimissioni dell'ex Forza Italia poi Nuovo centrodestra Maurizio Lupi nel 2015, conseguenza dell'inchiesta grandi opere che travolse il gran boiardo di Stato Ercole Incalza, poi assolto dalle accuse. Quindi affidò a Graziano Delrio, uno dei suoi uomini più fidati, le deleghe.

Claudio Descalzi.

ANSA

Ma Renzi è stato in questi anni anche uno dei più attivi sostenitori delle grandi opere pubbliche, a cominciare dall'Expo 2015 di Milano. Prima del referendum istituzionale del 4 dicembre 2016 rilanciò anche il Ponte sullo Stretto di Messina, facendo sognare il gruppo Salini-Impregilo. Poi non se ne fece nulla.

DESCALZI E PROFUMO A RISCHIO. Il settore dei trasporti è tra i più importanti, ma allo stesso tempo presto potrebbe vacillare l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, da poco rinviato a giudizio nell'inchiesta sulla Nigeria: Renzi scommise su Descalzi, difendendolo dopo gli avvisi di garanzia. In bilico è poi Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica, con vari procedimenti a carico nella procura di Milano.

Elezioni, sondaggi politici: percentuali di Pd, Forza Italia, M5s e altri

La prima fotografia degli elettori datata 2018 mostra un centrodestra stabile in testa ai sondaggi e primo con oltre il 36% delle preferenze. Con Silvio Berlusconi che si è spinto a dire di voler raggiungere il 45%. Lontano il centrosinistra che presenta il Partito democratico circondato da alleati che singolarmente non riescono ad andare oltre il 2%.

La possibile vittoria di Silvio Berlusconi e di tutto il centrodestra spaventa non poco le leve del Pd. L'ex Cavaliere è un mago del manuale Cencelli e anche la Lega non vede l'ora di rimettere le mani sulle tante caselle occupate durante i governi berlusconiani. Il Pd rischia di rimanere spiazzato, anche perché al momento i sondaggi danno la coalizione capitanata da Forza Italia in netto vantaggio: di nuovi patti del Nazareno non se ne vedono all'orizzonte. Anzi. Berlusconi e Renzi continuano a smentire ipotesi di questo tipo.

CDP ALTRO FEUDO DI MATTEO... Per questo motivo c'è chi dice che ci potrebbero essere nuovi blitz del governo per salvare il salvabile. In scadenza tra tre mesi ci sono anche i vertici di Cassa depositi e prestiti, altro feudo renziano, su cui il centrodestra non vede l'ora di mettere le mani.

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