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10 Gennaio Gen 2018 1505 10 gennaio 2018

Berlusconi, Di Maio e Salvini: è gara a chi vuole abolire più leggi

Il M5s lancia il sito leggidaabolire.it con l'obiettivo di cancellarne 400. La Lega punta a eliminare l'obbligo vaccinale e la "Buona scuola", mentre l'ex Cav vuole superare il Jobs act, salvo poi fare marcia indietro.

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Più che una competizione ad aggiungere, la campagna elettorale sta prendendo le pieghe di una lunga marcia alla sottrazione. A smantellare quanto fatto dalla legislatura che si sta chiudendo. In particolare il fronte che va dal centrodestra al Movimento 5 stelle sembra essere compatto nella volontà di abrogare le maggiori riforme.

DI MAIO: «CANCELLEREMO 400 LEGGI». Ne è un esempio la posizione del candidato premier pentastellato Luigi Di Maio: «Non ho nessun problema a dire che sono entrato in parlamento convito che per ogni problema servisse una legge. Ne esco con la convinzione che questo è un Paese non ostaggio della burocrazia ma delle leggi», ha detto Di Maio durante un incontro sulla semplificazione amministrativa in cui ha annunciato il lancio del sito Internet leggidaabolire.it «dove tutti potranno proporre una legge da abolire», collegato al progetto di cancellare 400 leggi, ha ribadito, «con unico atto».

«SERVE SOTTRARE LEGGI E OBBLIGHI». «Noi oggi non stiamo lanciando solo un portale ma stiamo lanciando una nuova idea di Stato dove imprese e cittadini devono essere lasciati in pace di creare valore e iniziative» ha detto ancora Di Maio, spiegando che per raggiungere questo obiettivo «abbiamo bisogno non di aggiungere ma di sottrarre leggi, adempimenti, obblighi e divieti che hanno prodotto una ragnatela in cui gli onesti restano imbrigliati e i disonesti si muovono con rapidità impressionante». E ancora: «Ci sono 187 mila atti aventi valore di legge e a questi ogni due giorni e mezzo se ne aggiunge una nuova. Con questo ritmo non faremmo nient'altro che bloccare il paese».

VIA ANCHE STUDI DI SETTORE E SPESOMETRO. Non solo. L'idea pentastellata è quella di andare verso l'abolizione dello «spesometro, dello split payment, del redditometro e gli studi di settore», ha detto ancora Di Maio. «So che i miei avversari diranno che così vogliamo favorire l'evasione fiscale, ma è semplificando che si aumenta il gettito per lo Stato e si riduce la pressione fiscale», ha aggiunto.

SALVINI: «STOP ALL'OBBLIGO VACCINALE». Sul fronte leghista è arrivata invece la proposta di Matteo Salvini di fare un passo indietro sul fronte dei vaccini: «Cancelleremo norme Lorenzin. Vaccini sì obbligo no. E via la tassa assurda sulle sigarette elettroniche», ha scritto su Twitter il leader della Lega. Poche ore dopo dai microfoni di Rtl il capo del Carroccio ha ribadito l'intento di abolire anche la "Buona scuola" che «ha rottamato migliaia di insegnanti».

Aria di rottamazione anche in casa Forza Italia. Il Cav dichiarato a Radio Anch'io: «I dati sull'occupazione giovanile riguardano soprattutto i contratti a termine, con noi al governo toglieremo il Jobs Act che ha dato spinta solo ai lavori a scadenza». Successivamente una nota diffusa dalla segreteria del presidente di Forza Italia ha corretto un po' il tiro: «Le parole del presidente Berlusconi sul Jobs Act sono state parzialmente fraintese. Il presidente, intervenendo questa mattina alla trasmissione Radio Anch'io, si è limitato a constatare che il Jobs Act è sostanzialmente fallito, perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario. In ogni caso, è una norma che sta esaurendo i suoi effetti».

BERLUSCONI: «MAI DETTO DI VOLERLO ABOLIRE». «Quando saremo al governo», conclude il comunicato, «non torneremo naturalmente al regime precedente, ma introdurremo strumenti più efficaci del Jobs Act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile». In serata la marcia indietro è stata completa: «Io non ho mai detto di voler abolire il jobs act. Penso che questa sia stata una cosa interna alla coalizione che oggi è superata», ha detto a Radio 105 a proposito delle polemiche sull'abolizione del job act.

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