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11 Gennaio Gen 2018 1711 11 gennaio 2018

Dal jobs act alla Fornero: cosa vogliono abolire i partiti

Salvini, Di Maio e B. ci provano con la riforma del lavoro. La Lega anche con Fornero e vaccini. Grasso invece è tentato dalle tasse universitarie. Renzi fa retromarcia sul canone. Tutte le leggi che i leader vogliono cancellare.

  • Samuele Cafasso
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Abolire, cancellare, sbianchettare. Se nella mente degli over30 rimangono indelebili le campagne elettorali del primo Berlusconi – 1 milione di posti di lavoro! Meno tasse per tutti! - quella che è iniziata adesso si avvia a diventare la campagna elettorale del togliere. Molte promesse, tutte al negativo, spia anche del tasso di risentimento e rabbia che anima il Paese: demolire è meglio di costruire. Ecco le principali promesse di abolizione che stanno animando questa campagna.

1. Canone Rai

È Una delle più proposte più strambe sentite finora perché arriva da un partito, il Pd, che proprio per rilanciare il servizio pubblico televisivo aveva deciso di far pagare il canone in bolletta. Così gli incassi erano decisamente saliti: oltre 2 miliardi nel 2016. Adesso Matteo Renzi vorrebbe fare marcia indietro: canone cancellato per tutti, lo paga la fiscalità generale. Bisogna trovare 2 miliardi.

2. Legge Fornero

Di tutte le promesse, quella della Lega sulle pensioni è forse la più irrealizzabile per gli effetti sui conti pubblici, ma non solo. Secondo i dati della Corte dei Conti, il risparmio generato dalla riforma Fornero nel periodo che va fino al 2060 è di 350 miliardi circa (ma si parte dal 2012, cioè l'anno dopo l'approvazione). Non è chiaro dove si recupererebbero questi soldi. Dal 2020 il risparmio è calcolabile in una percentuale del Pil intorno all'1,2%, che scende fino allo 0,8% nel 2030. Per quanto riguarda l'impatto sui cittadini, va sfatato un mito: la molto impopolare misura degli adeguamenti dell'età pensionabile all'aspettativa di vita non è dovuta alla Fornero, ma alle riforme precedenti. Tuttavia, la riforma ha reso gli scatti biennali, e non più triennali.

BERLUSCONI PIÙ MORBIDO. Più morbido di Salvini, Silvio Berlusconi. «Abbiamo approfondito l'argomento con i nostri economisti», ha detto il Cav, «alcune cose vano mantenute come sono, con l'età per andare in pensione. Crediamo che sia corretto che salga, ma con il sistema contributivo vogliamo togliere ogni limite quindi se uno vuole andare a 50 anni prende la pensione per quello che ha versato».

LA QUOTA 41 DEL M5S. In linea con la Lega il Movimento 5 stelle. «Abbiamo una proposta che si chiama ‘quota 41’ che prevede che con 41 anni [di contributi] si debba andare in pensione», ha spiegato Luigi Di Maio il 10 gennaio, «superando il criterio di contributi versati ed età anagrafica». Questo progetto, ha aggiunto il candidato premier dei 5 stelle, «lo presenteremo con le coperture economiche ma restiamo dell‘idea che la legge Fornero vada abolita per chi deve andare in pensione e per tutti i giovani che entrano nel mondo del lavoro».

LA NORMATIVA UE. Le maggiori beneficiarie della fine della legge Fornero sarebbero le donne visto che per le pensioni di anzianità scatta dal 2018 l'equiparazione per uomini e donne a 66 anni e sette mesi d'età, mentre per le regole precedenti alle lavoratrici del settore privato bastavano 62 anni e 10 mesi. Ma è un discorso del tutto teorico, visto che ci sono normative europee che chiedono l'equiparazione. Per quanto riguarda la pensione anticipata, cioè quella che una volta veniva definita pensione di anzianità, adesso servono 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) e dal 2019, 43 anni e tre mesi, prima ne bastavano 40-41. Tornerebbe anche il sistema delle quote: si poteva infatti andare in pensione di anzianità sommando età anagrafica e anni di contributi.

Matteo Salvini.

ANSA

3. Jobs Act

Durante un'intervista radiofonica di mercoledì 10 gennaio, Silvio Berlusconi ha prima detto che vorrebbe cancellare il Jobs Act, fatto salvo dire il contrario la sera stessa durante una trasmissione televisiva. In realtà, leggendo le parole esatte, si capisce che il leader di Forza Italia non parla dell'intera normativa, ma semplicemente degli incentivi a favore di chi assume a tempo indeterminato e che per altro, nella loro versione triennale, sono stati attivati solo nel 2015. Negli anni successivi, i contributi sono stati diminuiti e, nell'ultimo anno, “tagliati” sui più giovani. Il risultato è che, a oggi, la stragrande maggioranza dei nuovi contratti (quattro su cinque) è a tempo determinato. Allo stesso tempo, l'aumento dell'occupazione è evidente: più 300 mila solo nel 2017. Il centrodestra non parla invece di cambiare la parte riguardante i licenziamenti e che impone la cancellazione dell'articolo 18, sostituito da un regime di tutele crescenti che rende molto semplice, soprattutto nei primi anni di contratto, licenziare persone assunte a tempo indeterminato (e infatti sarebbe meglio parlare di contratti a tutele crescenti).

LICENZIAMENTI E ARTICOLO 18. Chi invece potrebbe pensare a una cancellazione di questa parte di Jobs Act è la sinistra di Liberi e Uguali, visto che è stata presentata in parlamento una proposta in tal senso. Nessuno finora, curiosamente, ha parlato di cancellare i contratti a tempo determinato rendendo quello a tutele crescenti l'unico contratto possibile, o comunque quello prevalente. Eppure la logica della riforma, in un primo momento, doveva essere quella: più flessibilità in uscita per tutti, ma un contratto unico. Anche il M5s dice di voler cancellare il Jobs Act. A inizio dicembre Luigi Di Maio, durante una tappa lombarda del suo rally, aveva assicurato: «Lo vogliamo abolire». E, sull'articolo 18 aveva aggiunto: «Crediamo che sotto i 15 dipendenti non serva alle imprese, perché in quel caso sono a conduzione familiare. Per il resto, vogliamo ripristinarlo».

4. Buona scuola

La riforma della scuola tocca molti punti diversi, che riguardano l'autonomia degli insegnanti e delle scuole, forme di incentivazione sul merito, riforma del ruolo dei presidi. Tuttavia, la Lega chiede un «cambio sostanziale» soprattutto in fase di reclutamento degli insegnanti, con concorsi e graduatorie su base regionale. Pesano i disagi degli ultimi anni dovuti ai trasferimenti degli insegnanti, tema su cui il governo ha fatto parziale marcia indietro e che hanno causato negli ultimi anni molte cattedre vacanti in avvio di anno scolastico.

5. Vaccini

L'unico partito in campagna elettorale ad avere esplicitamente chiesto la cancellazione del decreto sui 10 vaccini obbligatori per i minori sotto i 16 anni è la Lega. Più sfumata la posizione dei 5 stelle che, accusati di fare disinformazione sul tema, si sono difesi sostenendo di essere a favore della copertura vaccinale, ma non all'obbligatorietà così come imposta dal decreto Lorenzin.

6. Tasse universitarie

Il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, ha chiesto l'abolizione delle tasse universitarie. In questo caso non si abroga nessuna legge, ma una riforma recente che si va a toccare c'è: con lo Student Act del 2017, contenuto nella legge di Stabilità, il governo Gentiloni aveva infatti introdotto una “no tax area” per le dichiarazioni Isee sotto i 13 mila euro, soglia poi di fatto innalzata da quasi tutte le università a 15 mila euro. Per effetto di questa norma, già adesso non pagano le tasse universitarie (a partire da questo anno accademico) un terzo degli studenti. Costi ridotti anche per le famiglie con Isee sotto i 30 mila euro.

7. Quattrocento leggi in meno

Nella corsa alla demolizione spicca il Movimento 5 stelle che, su proposta del candidato premier Luigi Di Maio, ha lanciato un sito che chiede ai singoli cittadini di indicare quali legge abrogare. Tra le proposte di Di Maio: lo spesometro, redditometro (quindi meno controlli sull'evasione) e split-payment.

8. L'euro?

Il referendum sull'euro, una volta cavallo di battaglia dei 5 stelle, è stato “rinnegato” dal candidato premier Luigi Di Maio. È sempre bene ricordare, tuttavia, che la legge italiana non prevede referendum per l'abrogazione di leggi di autorizzazione a ratificare le leggi internazionali. Bisognerebbe, quindi, cambiare la Costituzione.

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