Giorgio Gori Getty
MAMBO
11 Gennaio Gen 2018 0952 11 gennaio 2018

In Lombardia Liberi e Uguali non rifiuti l'alleanza con Gori

Il Pd potrà dire che nella più importante regione d’Italia la forza che sta alla sua sinistra non ha accettato il rischio della competizione con la destra. E fare così la vittima.

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Il tema delle alleanze (se e con chi) definisce una forza politica. Non è scandaloso che una forza politica rifiuti le alleanze. Lo fanno le forze extra-parlamentari. Lo fanno le forze anti-sistema. Lo fanno le forze che ritengono come valore assoluto una identità che non può essere contaminata da un alleato “impuro”. A sinistra questa tentazione, in qualche caso vocazione, affiora assai spesso, troppo direi. Non va demonizzata, ma bisogna sapere che si tratta di una scelta che richiede coerenza. In questo senso: una forza che rifiuta le alleanze deve avere un profilo estraneo al sistema politico, deve puntare sul suo rivoluzionamento, deve avere una leadership adeguata (non l’ex presidente del Senato), deve praticare azioni sociali costanti sul territorio al limite della legalità. Una forza che, viceversa, accetta l’idea delle alleanze può avere il leader che vuole e se questo leader è una figura istituzionale va meglio, deve nettamente profilarsi sulla base di un programma esigentissimo e, a partire da qui, chiedere all’alleato un compromesso vantaggioso.

NIENTE DOGMI SULLE ALLEANZE. Non si sfugge. O sia l’una cosa o si fa l’altra. «O si fotte o si vasa», credo dicano a Napoli. Il metro di paragone non è ovviamente la singola alleanza né la qualità astratta dell’alleato. Ci sono casi in cui è davvero impossibile allearsi perché l’interlocutore è di destra, perché ha liste piene di figure impresentabili. Ci sono casi in cui è doveroso tentare la strada dell’alleanza. Dove il candidato comune può battere la destra. Dove la circostanza storica può offrire una occasione irripetibile. Nel caso della Lombardia la possibilità di vittoria nella principale regione del Nord nello stesso giorno in cui la destra può vincere nel Paese offre la possibilità di ripresa immediata. Dove il candidato, pur avendo un profilo diverso dal tuo (sennò stareste nello stesso partito) ha una impronta democratica innegabile.

Ci sono casi in cui è davvero impossibile allearsi perché l’interlocutore è di destra, perché ha liste piene di figure impresentabili. Ci sono casi in cui è doveroso tentare la strada dell’alleanza. Dove il candidato comune può battere la destra

Il caso Lombardia, che in queste ore si sta sciogliendo, è tutto qui. Il rischio maggiore che questa scelta comporta riguarda quasi esclusivamente Liberi e Uguali. Il Pd non dirigeva la Regione e può continuare a non dirigerla. Il Pd potrà dire che nella più importante regione d’Italia la forza che sta alla sua sinistra non ha accettato il rischio della competizione con la destra. Il Pd può fare la vittima. Che cosa può dire Liberi ed Uguali? Può dire che la vittoria era lontana e non valeva la pena mescolarsi con altri (cosa che avrebbe il risvolto paradossale di fare alleanze solo dove si è sicuri di vincere: ma dove ormai si è sicuri di vincere? E se non sei sicuro di vincere perché presenti le liste?). Può dire che Gori ha parlato bene di Formigoni (vogliamo fare l’elenco di quanti a sinistra parlano bene di gente di destra?). Può dire che in Lombardia il nuovo partito ha bisogno di un bagno identitario perché così chiede la base. Nel dopoguerra se una organizzazione periferica meridionale avesse presentato questa piattaforma le urla di Giorgio Amendola si sarebbero sentite per centinaia di chilometri. Mi aspetto che il presidente Grasso faccia un gesto di leadership e riconduca LeU alla razionalità politica.

TUTTI OSSESSIONATI DALLE LISTE, NON DALLA POLITICA. Dicono dalle parti di LeU, invece, che un’alleanza in Lombardia nuoce al profilo nazionale del partito perché affievolisce la concorrenza con il Pd. Ormai è chiaro a tutti che Pd e LeU sono come cani e gatti. Semmai la chiarezza vorrebbe che entrambi i partiti dedicassero più tempo a dire che cosa sono invece di elencare le differenze dall’altro. Corbyn ha demolito il vasto campo dei suoi oppositori con proposte e pratiche sociali, non con stizzose polemiche. Il Pd, poi, è di fronte a una probabile grave sconfitta elettorale che sarebbe bene che restasse intestata a Renzi e non trovasse nei militanti democrats la valvola di sfogo di indicare in chi sta fuori il colpevole di un insuccesso previsto, prevedibile e concreto. Cerco di fare ragionamenti nel momento in cui anche i partiti di sinistra sono impegnati nella cosa che sta a loro più a cuore, la formazione delle liste. Se per una attimo distraessero l’attenzione ossessiva da queste pratiche e si dedicassero a fare politica farebbero un passetto avanti per allontanarsi dal dirupo.

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