Renzi Putin
11 Gennaio Gen 2018 1915 11 gennaio 2018

La minestra riscaldata dei dem Usa sulle fake news di Putin in Italia

Secondo gli americani il Cremlino influisce sulla nostra democrazia grazie a bufale e teorie del complotto. E ha rapporti con M5s e Lega. Prove? Poche. I poteri di Mosca sono più importanti. E riguardano l'energia.

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Alla fine è dovuto intervenire il Cremlino, definendo per l'ennesima volta come «infondate» e «paranoiche» le accuse contenute nel rapporto dello staff del senatore democratico Usa Ben Cardin, secondo cui la Russia continuerebbe a interferire nella vita democratica di molti Paesi, tra cui l'Italia, dopo aver toccato la campagna elettorale negli Stati Uniti d'America di Donald Trump.

FINANZIAMENTI DI PUTIN? La storia è nota. Va avanti da molto tempo. Riguarda non solo le fake news che agenzie russe in accordo con quelle italiane farebbero girare nel nostro Paese, ma pure i finanziamenti da parte di Vladimir Putin alla Lega di Matteo Salvini e al Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.

SECONDO DOSSIER DEL PD. Spesso a cavalcare questo filone è stato il Partito democratico di Matteo Renzi, un trend che va avanti da tempo e che si sta accendendo nella campagna elettorale 2018. Sul primo punto il Pd aveva promesso persino una commissione d'inchiesta, poi ci si era limitati a un dossier ogni 15 giorni, con la minaccia di scoprire i codici in comune di Lega e M5s. Ed è datato 10 gennaio il secondo report sulla questione.

Matteo Salvini a Mosca.

Del resto c'è chi ritiene la disinformazione, soprattutto via social, centrale nel dibattito per tenere alla larga le “ingerenze di Mosca” e chi invece lo percepisce come una distrazione buona per non parlare di altri temi più scottanti. Eppure anche dall’altra parte dell’Oceano le analisi sui “Cavalli di Troia del Cremlino” hanno fatto breccia.

TUTTO MERITO DI STROPPA. Il merito è soprattutto delle analisi di un collaboratore di Renzi, ossia Andrea Stroppa, che individua nei grillini la via migliore a disposizione di Mosca per arrivare all’elettorato tramite la propaganda di tivù e siti amici Russian Tv o Sputnik News. Hanno completato il quadro gli articoli pubblicati su BuzzFeed e sul New York Times sempre riguardo i network di influenza russi sui social, nuovamente ispirati dallo stesso Stroppa.

Marco Carrai e Andrea Stroppa.

Un versante che è stato preso molto seriamente tra i democratici a stelle e strisce, tanto da citare nel report presentato al congresso dal deputato Ben Cardin il tema come uno dei punti fondamentali «dell’assalto di Putin alla democrazia Russa in Europa», sottotitolo “le implicazioni per la sicurezza nazionale americana”.

I NOSTRI 007 CI RIDONO SU. A loro si sono aggiunti l’ex vice presidente Usa ai tempi dell’amministrazione Obama, Joe Biden, e Michael Carpenter, che hanno firmato un articolo in cui citavano i tentativi del Cremlino di influenzare campagne elettorali come quella del referendum del 4 dicembre 2016. Posizioni che i vertici dei nostri 007 hanno notevolmente ridimensionato, forse sorridendo davanti a ciò che l’intelligence davvero tiene sott’occhio riguardo l’attivismo dei russi.

RUSSIA, ALTRO CHE FACEBOOK... Qualche migliaio di euro investito per inserzioni su Facebook viene ritenuto nel settore molto meno impattante rispetto alla capacità russa di organizzare attacchi informatici su larga scala oppure alla possibilità di esercitare il proprio peso geopolitico attraverso le grandi società dell’energia e tramite quella che viene definita la “diplomazia al caviale”.

Ma nelle tre paginette dedicate all’Italia, rigorosamente redatte citando fonti aperte, è tutto un fiorire di analisi sulla capacità dei movimenti cosiddetti “populisti” come Lega e cinque stelle di veicolare, tramite fake news e teorie del complotto, l’influenza di Mosca. «Con le elezioni in arrivo nel 2018», si legge, «l’Italia potrebbe essere un bersaglio per le interferenze elettorali del Cremlino», in particolare facendo leva sui partiti contrari al rinnovo delle sanzioni dell’Europa alla Russia dopo le vicende ucraine. Tra questi il M5s.

MANCANO LE PROVE. Poi via ancora con la visione secondo cui il risultato del referendum istituzionale del 4 dicembre sia stato viziato dalla rete di siti e account sui social media che hanno sparso fake news e teorie del complotto. Il fatto è che a mancare sono le prove dei rapporti collusivi tra grillini e Lega. Per il Carroccio si parla di accordi, ma sono quelli legati all'abolizione delle sanzioni Ue contro Mosca: cose già note da tempo.

IL TEMA SOTTOVALUTATO. Infine qualche riga è dedicata all’influenza russa nella partita energetica, ed è forse questo il punto principale e allo stesso tempo più sottovalutato dell’intero documento. Perché se c’è una cosa che Vladimir Putin, agente segreto diventato capo di Stato, ha usato a suo favore in questi decenni di potere è proprio questa.

Italia e Germania prendono il 40% del gas da Mosca, ma questo aspetto nella sezione del documento americano dedicata al nostro Paese è appena menzionato

Nelle prime pagine del report si nota il fatto che Paesi come Italia e Germania prendano il 40% del gas da Mosca, ma questo aspetto nella sezione dedicata all'Italia è appena menzionato. Nel documento il tutto risulta confusionario e vengono citate le relazioni tra Eni e il gigante energetico Gazprom, note e pubbliche.

ENTRATURE NON DI POCO CONTO. Forse questo però potrebbe essere un punto di partenza assai più interessante per una analisi sulle influenze del Cremlino in Italia che all’interno di Eni ha sempre goduto di entrature di non di poco conto e con una capacità decisamente superiore di influenzare il dibattito politico ed economico in Italia.

MA IN ENI C'È IL RENZIANO DESCALZI. Peccato che pure qui di prove concrete non ce ne siano proprio. E poi in Eni come amministratore delegato c'è dal 2014 Claudio Descalzi, nominato proprio da Renzi. Che Putin influenzi anche lui oltre a Grillo e alla Lega?

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