Elezioni Germania Merkel Schulz

Elezioni tedesche

Getty Images 904136006
12 Gennaio Gen 2018 1546 12 gennaio 2018

Germania, accordo per la grande coalizione: Merkel cambia pelle

Stop all'austerity nell'Ue e politiche sociali: per sopravvivere la cancelliera modifica la sua agenda. Limiti ai profughi ma niente chiusura delle frontiere. E l'accordo riabilita anche il leader della Baviera.

  • ...

Mai dare Angela Merkel per morta. I vecchi arnesi della politica tedesca avevano avvisato, la cancelliera (in carica dal 2005) ha «una straordinaria sopravvivenza politica». L'ultima crisi, la più grave per la Germania dal Secondo dopoguerra, non ha fatto eccezione: l'intesa preliminare per una nuova grossa coalizione con i socialdemocratici e lei cancelliera è il disco verde per i negoziati dettagliati sul programma di governo nei prossimi mesi e l'insediamento dei ministri entro aprile 2018. Ben sette mesi dopo le Legislative del 24 settembre 2017 che non avevano delineato una maggioranza ma lo scoglio più grosso, dopo lo strappo con i Liberali, è superato.

SGUARDO AL FUTURO. La Spd farà votare al suo Congresso le 28 pagine di preaccordo redatte dai leader insieme ai cristiano-democratici (Cdu-Csu) e, successivamente, agli iscritti il programma di grande coalizione. La base socialdemocratica è tutt'altro che entusiasta, ma la marcia è azionata: la bozza del 12 gennaio 2018 ha sciolto i nodi principali e definito l'impianto comune per le misure di politica interna ed estera, una svolta. Tant'è che il commento di Merkel sull'intesa pattuita è, dopo settimane di prudenza, un attestato di (anche propria) longevità: «Lavoriamo seriamente per creare, oggi e in questa legislatura, le premesse per vivere bene in Germania per i prossimi 10, 15 anni».

Persino tra i suoi si sussurrava la parola «dimissioni». Ma se certo il suo declino è iniziato, la sua era non è ancora finita: Merkel conta di restare in piedi fino al termine del suo quarto governo, nel 2021, raggiungendo gli anni di cancellierato di Helmut Kohl. Per tenere a freno anche la giovane concorrenza interna tra cristiano-democratici, la cancelliera ha cambiato pelle, con grosse concessioni all'Spd. I primi punti dell'elenco sulla linea sull'Ue sono per «solidarietà» e «più soldi» della Germania verso Bruxelles. Politiche espansive e non più d'austerity: il totoministri è prematuro, ma è difficile che alle Finanze vada un mastino come l'uscente Wolfgang Schäuble.

UN PROGRAMMA CHE TENDE A SINISTRA. Sul piano interno, niente aumento di tasse – neanche dell'aliquota più alta per i ricchi – e forti investimenti per le scuole, un fondo di 1 miliardo di euro per riportare nel mercato del lavoro 150 mila disoccupati a lungo termine, una quota rosa per inserire più donne nel pubblico impiego, sgravi nei contributi per il welfare a carico dei lavoratori e ancora incentivi alle famiglie con figli, pilastro quest'ultimo delle politiche della Cdu-Csu. Un programma di fondo più di sinistra che di destra, eccezion fatta per il limite all'ingresso dei richiedenti asilo e ai loro ricongiungimenti famigliari. Il solo, vero scotto pagato dai socialdemocratici ma neanche da tutti.

Farò di tutto per formare una nuova grande coalizione

Horst Seehofer, ministro in pectore

Schulz vs Seehofer.

GETTY

L'ala più a sinistra dell'Spd che, con Martin Schulz alla guida, sta prendendo piede nell'Spd è capitanata dalla leader emergente, e braccio destro di Schulz, Andrea Nahles: protezionista e sul piano degli immigrati più dura di Merkel, convinta Nahles che aprire la porte agli stranieri riduca i diritti dei tedeschi di fasce sociali deboli. Sorprendente è invece la larghezza di maniche dell'ala destra dei cristiano-democratici, i bavaresi della Csu: il loro leader e primo ministro dell'opulento Land, Horst Seehofer, ha stretto la mano affiatato a Schulz, dichiarandosi «molto soddisfatto» delle nascenti larghe intese.

SORPRESA SEEHOFER. Sull'austerity nell'Ue non era duro come i Liberali rottamatori dei precedenti colloqui con Merkel? E l'impegno di Spd e Cdu-Csu a «non superare tra i 180 mila e i 220 mila profughi l'anno» non è il blocco delle frontiere e neanche dei ricongiungimenti («non più di 1.000 persone al mese») chiesto da Seehofer. Ma il falco conservatore si avvia a cedere il posto di governatore della Baviera – entro aprile – alla giovane leva Markus Söder, candidato in pectore della Csu alle Regionali del 2018. «Farò di tutto per formare una nuova grande coalizione», aveva annunciato Seehofer da mattatore dei negoziati. Pronto al trasloco a Berlino, magari in un importante ministero.

Martin Schulz.

GETTY

Già ministro con Kohl e nel primo governo Merkel, Seehofer è da 10 anni presidente della Csu. Alla fine del 2017 ha sacrificato la sua ricandidatura al Land dopo il crollo di oltre 10 punti del suo partito, nel Land sua roccaforte, alle ultime legislative. Ma a patto di rimanere a capo delle Csu: un esecutivo di larghe intese era vitale alla sopravvivenza politica, di Seehofer come di Merkel. La «stabilità» prospettata dalla cancelliera è la sua ancora di salvezza. Paradossalmente anche per Schulz l'ingresso in un governo è a questo punto una garanzia per continuare a guidare i socialdemocratici. Con le elezioni anticipate la sua leadership sarebbe traballata non poco.

SCHULZ MINISTRO? L'Spd è attestato attorno al 20%, il minimo storico dal 1945. In campagna elettorale e ancor più dopo la batosta, Schulz aveva categoricamente escluso di andare al potere sotto Merkel, nell'obiettivo di rifondare dall'opposizione il partito su vere politiche di sinistra. L'imperativo del capo di Stato (e compagno socialdemocratico) Frank-Water Steinmeier a scongiurare il ritorno alle urne lo ha obbligato a sconfessarsi e sacrificarsi, vendendo – cara – la pelle alla cancelliera. «Ci sono stati anche momenti turbolenti», ha confessato sul rush di colloqui, l'ultimo di 21 ore no stop. Ma alla fine anche Schulz è pronto al debutto da ministro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso