Grillo
12 Gennaio Gen 2018 1256 12 gennaio 2018

M5s, il lungo allontanamento di Grillo dalla Casaleggio

Escluso dal Blog delle stelle e da Rousseau e distante dalla linea di Di Maio, a poco a poco il leader si è auto-emarginato. Ora il suo ruolo di megafono potrebbe essere preso da Di Battista. E la scalata del Movimento dall'interno può dirsi conclusa.

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La scalata è conclusa. Beppe Grillo, con il distacco del suo Blog dalla Casaleggio, si ritaglia un ruolo altro rispetto alle dinamiche politiche di un Movimento in cui da tempo fatica a riconoscersi. Un Movimento ormai in mano al capo politico Luigi Di Maio e a Davide Casaleggio. Mentre Alessandro Di Battista si candida a sostituire il comico come megafono, anima e "coscienza" extraparlamentare e scapigliata del partito. Sganciato dall'Aula, il Che Guevara a 5 stelle sarà libero di giocarsi eventualmente il suo secondo mandato dopo la parentesi Di Maio.

LE RASSICURAZIONI DI DI MAIO. Uno scenario complesso che le parole di Di Maio smentiscono. «Nessuno speri che Beppe Grillo si faccia da parte», resta «una forza e una risorsa», ripete il candidato premier, rassicurando il suo popolo: il Movimento non è cambiato, è al sicuro, con tanto di richiamo alle origini e allo spirito di Casaleggio padre. Uno storytelling elettorale che però potrebbe evaporare a partire dal giorno dopo le elezioni. Il 5 marzo le carte saranno scoperte e allora si vedrà chi ha in mano le migliori. E se Di Maio non riuscisse a salire a Palazzo Chigi se ne vedranno delle belle, assicura chi conosce le dinamiche M5s.

L'ANNUNCIO NEL DISCORSO DI FINE ANNO. Il "divorzio" del Blog del comico dalla Casaleggio srl non è una doccia fredda. Era già stato annunciato nel consueto contro-discorso di fine anno di Grillo. «Un altro fatto che vedrete tra qualche giorno», aveva spiegato alla sua platea virtuale, «è il cambiamento proprio di fisionomia del blog Beppegrillo.it. Perché, mentre il blog delle stelle si occuperà sempre di politica locale e internazionale, quindi dei nostri parlamentari e dei nostri portatori di beneficio alla nazione, i nostri portavoce, il blog beppegrillo, ossia io, andrò a un po’ in giro per il mondo con video, conferenze [...] Parleremo di robotica, parleremo di intelligenza artificiale, internet delle cose. Insomma un po’ di visione». «Sarò un po’ defilato, un po’ lì, ma io sono sopra perché io sono l'Elevato», aveva poi concluso augurando il buon anno.

Beppe Grillo durante l'ultimo discorso di fine anno.

È solo l'ultimo «passo di lato» di Grillo. A fine 2014, dicendosi «stanchino», passò il testimone al direttorio (che poi venne sciolto di imperio nel settembre 2016), mentre nel settembre 2017 dal palco della due giorni di Rimini, incoronando Di Maio candidato premier tra il serio e il faceto disse: «Da domani il capo politico del M5s non avrà più il mio indirizzo, tutte le denunce arriveranno a te», rassicurando poi il popolo pentastellato: «Io sarò sempre con voi. Non so dove stiamo andando però forse possiamo saperlo... Io ci sono perché non ne posso uscire, ce l'ho dentro come il Dna».

UN ALLONTANAMENTO LENTO. Ora, si diceva, arriva l'ultimo passo di lato. Ma questa volta ha tutta l'aria di essere definitivo, con buona pace delle rassicurazioni di Di Maio. Già perché l'allontanamento, o l'auto-emarginazione, del comico dalla Casaleggio e da ciò che è diventata la sua creatura ha origini lontane, e come un fiume carsico ha attraversato gli ultimi due anni di storia pentastellata. A partire dagli ultimi mesi di vita di Gianroberto Casaleggio, scomparso il 12 aprile 2016 all'Auxologico di Milano dove si era registrato con lo pseudonimo di Gianni Isolato. Alla fine isolato si è ritrovato anche Beppe. Che aveva già tentato di staccare la propria attività web dalla Casaleggio con l'apertura del Blog GrillovsGrillo.it, registrato a suo nome nel novembre 2015 e gestito dalla Nereal srl. Pochi post, dal maggio a luglio 2016 e poi il leader era tornato a essere il capo politico dopo il caso Muraro che aveva messo in difficoltà la giunta Raggi e lo stesso Di Maio.

LA PROFEZIA SI È AVVERATA. «Grillo è un asset commerciale dismesso», spiega a Lettera43.it Nicola Biondo, ex capo ufficio comunicazione alla Camera del M5s e autore con Marco Canestrari di Supernova. Come è stato ucciso il Movimento 5 stelle. Prima il cofondatore è stato scaricato politicamente, ora pure come brand. Da personaggio della Trinità pentastellata - composta da lui, Gianroberto Casaleggio e dalla Rete - si è ritrovato a contare «quanto un statuina del presepe». La profezia dunque si è avverata, e la scalata - è il ragionamento - ora è completa. Con la scomparsa di Casaleggio e il depotenziamento di Grillo, il partito 5 stelle ora è in mano a Di Maio, Davide Casaleggio e a pochi fidati. Tra cui Pietro Dettori, diventato dopo la malattia di Casaleggio padre, il ghost writer di Grillo. Ora Dettori è responsabile editoriale di Rousseau e membro del comitato elettorale di Di Maio con Dario De Falco e Vincenzo Spadafora. Una «rotellina vitale», spiega una fonte, per arrivare a controllare la Piattaforma e quindi il Movimento.

Luigi Di Maio e Davide Casaleggio.

Quel vaffa che ha chiuso i rapporti tra Grillo e Casaleggio

L'inizio dell'insofferenza di Grillo nei confronti della sua creatura politica coincide con gli ultimi mesi di vita di Gianroberto Casaleggio, come spiegano Biondo e Canestrari in Supernova: «Casaleggio non ha informato Grillo di alcuni passaggi fondamentali». E cioè la nascita del Blog delle stelle e quella del portale Rousseau. Uno strappo non vissuto benissimo dal comico. Da quel momento, sottolineano i due autori, il Blog, anima e cuore del M5s delle origini, non è stato «più al centro delle attenzioni [...] il motore propulsore del Movimento, la sua comunicazione, non passano più da quel portale, ma migrano altrove». Si tratta di un piccolo «golpe», scrivono gli autori. Di lì a poco, sul Blog Davide Casaleggio annuncia la nascita di Rousseau di cui si nomina presidente scegliendo come soci Massimo Bugani e David Borrelli. Di Grillo nemmeno l'ombra.

UNA NUOVA BEGA GIUDIZIARIA. Il cofondatore resta invece a capo dell'Associazione Movimento 5 stelle - insieme con il nipote e il commercialista di fiducia, Enrico Maria Nadasi - che però non smette di procurargli grane giudiziarie. L'ultima al tribunale di Genova dove il Comitato per la difesa dei diritto dell'Associazione M5s, guidato dall'avvocato Lorenzo Borrè, ha chiesto la nomina di un curatore che rappresenti la prima associazione del 2009, per curarne gli interessi. Il presupposto è che Grillo avallando la costituzione della terza associazione M5s a dicembre, concedendogli l'uso del simbolo, sia in «conflitto di interesse» nel difendere i diritti dei primi associati che non hanno intenzione di iscriversi alla nuova entità.

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo sul palco di Imola a 5 stelle, ottobre 2015.

Ma segnali di scontento erano già stati seminati da Grillo, tra mezze frasi e dubbi consegnati ai fedelissimi. Nell'ottobre 2015, prima di salire sul palco di Italia 5 stelle di Imola, raccontano sempre Biondo e Canestrari, il leader aveva confessato ad alcuni parlamentari: «Non credo sia questo che la nostra gente vuole, io non mi riconosco in questa roba…». Poi da vero uomo di spettacolo, con a fianco Gianroberto Casaleggio, affrontò i riflettori criticando le battaglie intestine e pizzicando pure Luigi Di Maio. «Adesso è una macchina da guerra. Ma quando lo abbiamo preso in provincia di Napoli, parlava come Bassolino…». Casaleggio aggiunse: «Non ci faremo imporre il candidato presidente del Consiglio dalle tivù». L'ultimo affondo, visto che in realtà i due padri del Movimento avevano già perso la loro influenza. Almeno su una buona parte di eletti, pronti a prendere le redini del partito. Mesi prima, a gennaio di quell'anno, facendo il Bilancio della Notte dell'Onestà a Roma, era stato Di Battista - sempre secondo Supernova - a dire ai colleghi del direttorio: «D’ora in poi possiamo fare a meno di Beppe». Ricostruzioni a parte, è proprio quello che sembra accadere oggi. Il Movimento ha dovuto fare a meno di Gianroberto Casaleggio e ora può fare a meno persino di Grillo.

L'AZZARDO DI DI MAIO. Cosa farà ora Beppe Grillo è tutto da vedere. Una cosa però pare certa. Se Di Maio, nonostante un buon risultato alle urne, non riuscisse a ottenere il mandato di formare un governo da Sergio Mattarella, la sua corsa al potere, cominciata nel 2014, potrebbe terminare bruscamente. La situazione del candidato premier si complicherebbe ulteriormente in caso Roberta Lombardi, che ha coltivato una propria base elettorale e il cui destino politico è sganciato da quello di Di Maio, conquistasse la Regione Lazio (come sembrano confermare alcuni sondaggi). A quel punto Di Maio, uomo solo al comando, si troverebbe isolato e unico a rispondere dell'insuccesso elettorale. Proprio ciò che Gianroberto Casaleggio voleva evitare. Più delle persone, che possono sbagliare, o fallire, conta il Movimento. Una convinzione che ha ripetuto fino all'ultimo: «Non ci sono capi e l'unico leader riconosciuto sono i cittadini che fanno parte della comunità del M5s». Se il M5s è ancora questo e non ha subito mutazioni, come continua a ripetere Di Maio, lo si capirà solo il 5 marzo.

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