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14 Gennaio Gen 2018 0900 14 gennaio 2018

Islanda, l'isola dei diritti (e del potere) alle donne

Primo al mondo per parità di genere sul lavoro, lo Stato nordico è guidato dalla giovane Jakobsdottir. Che in precedenza era stata ministro di una premier lesbica. Analisi dell'ascesa del gentil sesso.

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Dal 2018 l'Islanda è il primo Paese al mondo con la parità di stipendio tra uomini e donne. L'obbligo di «certificato di eguaglianza salariale», in vigore dall'inizio del nuovo anno secondo la legge approvata dal parlamento nel 2017, per tutte le imprese private e pubbliche con più di 25 dipendenti impone – pena sanzioni – la stessa retribuzione per chi svolge lo stesso lavoro in un'azienda. Donne e uomini e non solo: anche impiegati di religione o etnia diverse, orientamento sessuale, età o eventuale handicap. Perché le discriminazioni, nel mondo del lavoro come ovunque, non sono unicamente di genere.

TUTTI CON LE DONNE. La conquista nell'isola dei ghiacci da anni prima nella classifica (l'Italia è 82esima) del Forum economico mondiale per livello di parità di genere ha fatto il giro del mondo a distanza di poco più di un mese dal varo, il 30 novembre 2017, del governo guidato dalla ambientalista di sinistra Katrin Jakobsdottir, poco più che 40enne. A onor del vero, la paternità della legge pionieristica è del precedente esecutivo dell'ex premier di centrodestra Bjarni Benediktsson, a conferma di quanto l'Islanda sia una democrazia evoluta sul tema dei diritti. Ma la coalizione ad ampio spettro tra i Verdi, lo stesso partito di Benediktsson e il Movimento agrario promette altri passi in avanti.

L'ex premier Johanna Sigurdardottir.

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L'impegno è allargare entro il 2020 la parità retributiva imposta alle grandi e medie imprese anche alle piccole aziende. Rientrato nel governo come ministro dell'Economia, anche Benediktsson resta fedele alla linea di Jakobsdottir, che non è la prima donna primo ministro del Paese: dal 2009 al 2013 la socialdemocratica Johanna Sigurdardottir, già ministro agli Affari sociali e deputata dal 1978, aveva ricoperto lo stesso incarico, traghettando l'Islanda fuori dai crac bancari. Una nomina storica per l'Althing, il piccolo parlamento di Reykjavik, perché l'allora leader 60enne Sigurdardottir era lesbica dichiarata, oltre che donna.

NEL NOME DELLA STABILITÀ. Quasi 10 anni dopo la sua Alleanza socialdemocratica è rimasta all'opposizione anche con l'ultimo voto: risalita al 12% dal collasso del 5,7%, i suoi seggi non erano sufficienti per governare con i Verdi. E le altre forze (populiste, centriste e della destra liberale, conservatrice ed estrema) non volevano allearsi con un esecutivo a larga maggioranza di sinistra. Così, nel nome della stabilità inseguita dopo una serie di voti anticipati, il calcolo politico ha dato forma allo strano governo Jakobsdottir: guidato dalla leader si sinsitra radicale dei Verdi con il 17% alle Legislative del 28 ottobre scorso, ma con la maggioranza di membri del partito dell'Indipendenza di destra, prima forza al 25%.

L'Islanda fu anche la prima repubblica democratica al mondo, nel 1980, con un capo di Stato donna. In carica fino al 1996

L'ex capo di Stato Vigdis Finnbogadottir.

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Al partito dell'ex premier Benediktsson è andato il più alto numero di ministeri. Retta dalla stampella del Partito progressista degli agrari (di centrodestra) al 11% l'ambientalista Jakobsdottir ha le mani legate anche dagli altri tre dicasteri andati ai conservatori. Ma nonostante i vincoli la sua figura resta di rinnovamento: già ministro dell'Istruzione dal 2009 al 2013, nell'esecutivo della prima premier donna, la neopremier è deputata dal 2007 e presiede della Sinistra dei Verdi dal 2013. Soprattutto Jakobsdottir, laureata in Lettere, piace agli islandesi perché fuori da tutti gli scandali (finanziari, sessuali, politici) esplosi a catena nell'isola di poco meno di 340 mila abitanti.

FEMMINISMO DI MASSA. In compenso con la legge sulla parità salariale la remota Reykjavik ha dato una lezione al mondo. In media tra uomini e donne esiste uno scarto di circa il 16% negli stipendi: gli Stati più emancipati, a parte l'Islanda, non fanno eccezione. L'Islanda è stata anche la prima repubblica democratica al mondo, nel 1980, con un capo di Stato donna: la madre single divorziata, allora 50enne, Vigdis Finnbogadottir. In carica fino al 1996 per quattro mandati consecutivi, Finnbogadottir è ambasciatrice dell'Unesco. Prima di rivestire la massima carica istituzionale, non era iscritta a partiti ma è stata votata dal movimento femminista islandese di massa.

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