Ecall
16 Gennaio Gen 2018 1720 16 gennaio 2018

Cos'è l'eCall, l'apparecchio Gps d'obbligo sulle auto dal 2018

Dal 31 marzo 2018 macchine e furgoni nuovi devono dotarsi di un sistema che chiama i soccorsi in caso di incidente. Ma il costo può finire sui consumatori. E la "scatola nera" ridurrà la nostra privacy?

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Dopo la norma sui sacchetti biodegradabili un altro regolamento europeo rischia di mandare in subbuglio i consumatori italiani. È il numero 758/15, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del Vecchio continente in data 19 maggio 2015. Prevede che, a partire dal 2018, tutte le nuove auto siano dotate di un aggeggio Gps in grado, in caso di incidente, di inviare un segnale di Sos.

COME LE CINTURE DI SICUREZZA. Per la Commissione europea, che sul punto insiste dal 2013, si tratta di un dispositivo fondamentale come le cinture di sicurezza, capace di salvare migliaia di vite. Per i consumatori, però, rischia di essere l'ennesimo balzello. E in più si affaccia lo spettro della violazione della privacy visto che, secondo alcuni, questa specie di “scatola nera” traccerebbe gli itinerari dei guidatori.

Come funziona l'eCall.

1. Cos'è l'eCall: un apparecchio per essere soccorsi ovunque

L'eCall In-Vehicle System è una infrastruttura di emergenza satellitare che si appoggia al nuovo numero operativo unico europeo, il 112. Di fatto, l'apparecchio che sarà montato sulle auto omologate nel 2018 sarà solo una piccola parte, quella fisica, della nuova tecnologia che garantirà, a pieno servizio, di essere soccorsi ovunque in caso di incidente anche quando gli occupanti hanno perso i sensi.

L'OBBLIGO SCATTA IL 31 MARZO. Materialmente, va immaginato alla stregua di un ricevitore telefonico (dotato di una sua Sim, essenziale per effettuare la chiamata di soccorso). L'obbligo di avere l'apparecchio a bordo sulle vetture private e sui piccoli furgoni scatta il 31 marzo e sono previste pesanti sanzioni per le case automobilistiche che non adempiono.

CI SONO STATI TRE ANNI DI TEMPO. Del resto, ricordano fonti europee, i costruttori hanno avuto tre anni di tempo (la norma è apparsa sulla Gazzetta ufficiale del maggio 2015) per adeguarsi al regolamento.

2. Come funziona il salva-vita: si attiva in automatico per esempio con gli airbag

Naturalmente, per evitare monopoli di sorta, l'Unione europea lascia i marchi automobilistici liberi di realizzare il dispositivo che effettuerà la chiamata. Non ci sono dunque modelli “preferiti”. Le restrizioni riguardano la tecnologia sfruttata: dovranno infatti essere in grado di dialogare con i sistemi di navigazione satellitare Galileo ed Egnos che andranno a costruire di fatto la rete che renderà possibile le comunicazioni tra noi e il 112.

COMUNICATE TUTTE LE INFORMAZIONI. L'eCall si attiva in automatico - per esempio quando entrano in funzione gli airbag - e invia una richiesta di soccorso georeferenziata nella quale verranno comunicate informazioni come il tipo di veicolo, il combustibile utilizzato, il numero di passeggeri e se il guidatore è cosciente.

SISTEMA SIMILE IN NORD AMERICA. Qualcosa di analogo esiste da tempo in Nord America tramite OnStar (gruppo General Motors), mentre privatamente finora la tecnologia era stata sfruttata, anche se con finalità diverse, da alcune compagnie di assicurazione e da costruttori come Bmw, Chevrolet, Ford, Lexus e Opel che però offrivano il servizio su abbonamento.

3. Il problema italiano: il numero unico stenta a decollare

Tra i dubbi che questa nuova tecnologia porta con sé ce n'è uno di tipo tecnico che riguarda una problematica tutta italiana. Come si è detto, l'obbligo di avere a bordo il nuovo dispositivo scatta, esclusivamente per le auto immatricolate nel 2018, a partire dal 31 marzo, ma l'intera infrastruttura satellitare per le chiamate d'emergenza diverrà ufficialmente attiva solo nella seconda parte dell'anno. E qui entrano in gioco i ritardi italiani.

ROMA È GIÀ STATA MULTATA. Nonostante l'Unione europea avesse infatti imposto un calendario piuttosto serrato per quanto riguarda il numero unico, da noi il 112 “omni comprensivo” non funziona ancora a pieno regime. Doveva essere inaugurato fin dal 2009, come nella maggior parte degli Stati europei e infatti Roma è già stata multata per non avere ottemperato.

MANCA IL PERSONALE. A metà 2017 l'ex contatto telefonico dei carabinieri era stato attivato a macchia di leopardo e, dove era entrato in funzione, aveva subito dimostrato di non essere efficiente a causa dell'imbuto rappresentato dai centralini. Manca il personale e le chiamate vengono smistate con ritardo, come era emerso d'estate, in piena emergenza incendi.

4. La questione dei costi: su chi ricadranno?

La Commissione europea stima che l'apparecchio, di per sé, costi un centinaio di euro, ma il prezzo secondo gli eurocrati sarebbe destinato a calare proprio con la sua installazione obbligatoria su ciascun nuovo veicolo. Sarà, ma resta da capire se le case automobilistiche ritoccheranno al rialzo i propri listini, trasformando di fatto l'eCall in una sorta di “optional obbligatorio”.

MERCATO USA DA 140 MILIARDI. Secondo Allied Market Research solo negli Usa il mercato delle connect-car varrà, entro il 2020, qualcosa come 140 miliardi di dollari. Il rischio è che siano però gli utenti a finanziarlo di tasca propria anche quando la connessione è obbligatoria per legge.

E IL SERVIZIO È GRATUITO? E poi c'è il capitolo dei possibili costi di gestione e abbonamento: di fatto l'eCall richiede una scheda Sim ma non è stato ancora chiarito se il servizio sarà gratuito o meno. Quel che è certo è che il problema riguarderà solo chi comprerà l'auto nel 2018, perché la legge, per il momento, non prevede l'obbligatorietà sui modelli già in circolazione.

5. Rischio privacy: potremmo essere spiati dalla “scatola nera”

Infine, si profila un rischio privacy non di poco conto. Il sistema Gps e la Sim Card infatti, almeno su carta, possono permettere la tracciabilità di ogni spostamento e una profilazione degli utenti che sembra uscire da un romanzo di fantascienza. La Commissione europea, interpellata sul punto, ha in più occasioni ribadito che l'eCall non è né una “scatola nera” né una cimice. Non invia impulsi se non nel momento in cui viene attivato (ed è possibile farlo manualmente, pigiando un bottone, oppure attendendo che siano i suoi sensori a rilevare il sinistro).

MATERIALE ANCHE PER LE PROCURE? Ma sarà davvero così o saremo spiati a ogni spostamento? Inoltre, chi conserverà dati potenzialmente sensibili quali il luogo e l'ora dell'incidente e il numero di persone a bordo? Le procure nelle loro indagini potranno servirsi delle tracce lasciate dalla Sim come oggi fanno con le celle telefoniche?

6. Giudizio finale: un po' invadente, ma può salvarci la vita

Dal canto suo, la Commissione europea ha pubblicato un documento nel quale, in sintesi, spiega che le vetture non saranno soggette a controlli continui e i dati sulle precedenti posizioni del veicolo verranno costantemente cancellati oltre a non potere essere comunicati a terzi senza il consenso del proprietario del mezzo (per esempio con la stipula di un contratto di assicurazione ad hoc).

TEMPI DI INTERVENTO RIDOTTI. E se ancora non vi ha convinti, in un altro report illustra i benefici dell'eCall grazie al quale, si stima, i tempi di intervento - 112 permettendo - diminuiranno del 40% in città e del 50% nelle aree extraurbane e ciò potrebbe permettere di salvare almeno 2.500 dei 28 mila morti causati ogni anno da incidenti stradali nel Vecchio continente, che costano alla collettività 130 miliardi di euro.

IL DUBBIO: MA A CHE PREZZO? Insomma, a pieno regime l'eCall sarà davvero una misura imprescindibile come la cintura di sicurezza. Bisognerà però capire a quale prezzo salverà le nostre vite.

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