Trash
21 Gennaio Gen 2018 1500 21 gennaio 2018

Riciclo di rifiuti, la controversa questione e il rapporto con l'arte

L'Italia con il 76,9% è al top in Ue per riutilizzo di spazzatura. Anche se Roma è una nota dolente. La nuova tendenza globale? Esperienze creative che creano opere di immondizia. L'analisi partendo dal libro Trash.

  • Elena Paparelli
  • ...

Quando, all’alba del nuovo millennio, Maurizio Cattelan istallò la scritta "Hollywood" - nove lettere ciclopiche, alte 23 metri - a Palermo, sulla collina di Bellolampo, detta la «collina dei rifiuti» per la presenza di una discarica, probabilmente non si aspettava che il tema della spazzatura sarebbe stato così centrale negli anni a venire.

SBATTI LA MONNEZZA IN PRIMA PAGINA. La sua era più che altro una riflessione - declinata in termini parodistici - sull’ubiquità di un mito, quello della celebrità, diventato insieme desiderio e ossessione collettiva. Persino allucinazione. Eppure, mai come negli ultimi anni è stata l’immondizia ad aver conquistato la ribalta, diventando, a suo modo, una “star” di giornali e piccolo schermo.

QUESTIONE CRUCIALE PER IL PIANETA. Ora a fare il punto sul vasto tema dei rifiuti è stato un libro fitto di dati e infografiche, notizie e curiosità, uscito per Codice Edizioni, scritto a quattro mani dal fisico Piero Martin e dalla giornalista Alessandra Viola: Trash – Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti. Il condizionale del sottotitolo è un garbato invito a non sottovalutare un problema destinato a essere sempre più centrale nello sviluppo sostenibile del Pianeta. A partire dalla conoscenza dei dati, di cui il testo è ricco.

In Italia in discarica si smaltisce il 25% dei rifiuti urbani prodotti; il 18% va in inceneritore; il 2% in impianti per essere usato nell’ambito del ciclo produttivo e per l'elettricità

Tanto per dire: stando al rapporto rifiuti urbani 2017 dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), in Italia in discarica si smaltisce il 25% dei rifiuti urbani prodotti; il 18% va in inceneritore; il 2% in impianti per essere usato nell’ambito del ciclo produttivo e per l’energia elettrica. E tocca la soglia del 45% la quota dei rifiuti riciclati.

DIFFERENZIATA, VENETO AL TOP. Se poi si guarda alla raccolta differenziata nel 2016, regione per regione - dati Ispra 2017 - spicca in vetta alla classifica il Veneto (72,9%) seguita dal Trentino Alto-Adige (70,5%) e Lombardia (68,1%). In fondo alla classifica: Calabria (33,2%), Molise (28%) e da ultima la Sicilia (15,4%). I comuni più virtuosi? Milano (57,6%), Venezia (57%) e Verona (55,3%).

IL RECORD È CON L'ALLUMINIO. La medaglia del Paese più zelante d’Europa l’Italia se lo conquista quanto a riutilizzo di alluminio (metallo riciclabile al 100%): più di 927 mila le tonnellate di rottami trattati. Ma in generale (dati Eurostat) l’Italia con il 76,9% risulta addirittura essere la nazione che ricicla di più in Europa.

Un tappeto di rifiuti, trasportati dal Tevere, si è ammassato sulla costa di Fiumicino.

Non va male neppure il riuso di pneumatici: Ecopneus, società senza scopo di lucro fondata nel 2011 (che raduna i più importanti produttori di pneumatici che lavorano in Italia) per riciclare gli pneumatici fuori uso (Pfu) ha recuperato, fino a oggi, più di un milione di tonnellate di pneumatici.

LA BEFFA VIENNESE DI ROMA. Eppure non mancano le noti dolenti: nel capitoletto “Butti a Roma, scaldi a Vienna”, per esempio, si racconta di come gli austriaci ricevano parte dei rifiuti prodotti dalla Capitale al ritmo di circa 1.400 tonnellate alla settimana. Per il trattamento dei rifiuti l’Ama, l’azienda municipalizzata romana, si è rivolta all’inceneritore Evn di Zwentendorf. E per la Città eterna ai costi del trasporto si sommano anche quelli dello smaltimento. Mentre l’elettricità generata - oltre al danno, la beffa - è tutta a vantaggio della capitale del valzer.

E LE SCORIE RADIOATTIVE? Da noi è fermo al palo persino il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi previsto per legge: per ora si sa soltanto che ospiterà per il 60% scorie prodotte dalle attività di smantellamento e per il 40% prodotti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca (complessivamente si parla di circa 90 mila metri cubi di rifiuti).

In Italia il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è previsto per legge ma ancora non c'è.

Anche la tavola produce i suoi sprechi: una percentuale racchiusa fra un terzo e la metà della produzione globale di cibo - rapporto Estimates of European food waste levels pubblicato nel 2016 - non viene consumata. E fortuna che ci sono ricette che del riciclo di ingredienti fanno il loro punto di forza. È il caso del “formadi frant”, mix di diversi formaggi frantumati e amalgamanti insieme, direttamente dalle latterie della Carnia, provincia di Udine.

NEMMENO LA LUNA SFUGGE AI GUAI. Se poi dalle stelle e stelline dei vari addobbi che ci circondano alziamo lo sguardo al cielo, scopriamo che neppure la Luna sfugge al dramma degli scarti indesiderati: 187.400 chili di rifiuti - in barba a ogni tentazione di indebito romanticismo - sarebbero stati abbandonati dall’uomo proprio sulla superficie lunare.

INIZIATIVE DI ECONOMIA CIRCOLARE. Il libro di Martin e Viola - divulgativo, ma rigoroso - passa in rassegna tanti argomenti legati all’ambiente, al rifiuto e al riciclo: dall’effetto serra alla chimica della combustione; dall’economia circolare (vedi le più di 100 iniziative italiane al sito www.trenoverde.it) alla plastica e all’inquinamento degli oceani, fino alla questione dei termovalorizzatori; dalla biodegradabilità alle polveri sottili o al tema degli inceneritori; dai combustibili fossili al rischio di esaurimento delle riserve di fosforo; dai rifiuti elettronici fino alle conseguenze del possibile scioglimento del permafrost.

Persino il monte Everest, meta prediletta di 4.500 alpinisti che l’hanno scalata a partire dagli Anni 50, è una discarica di circa 12 tonnellate di rifiuti

Alla fine della lettura si ha un’idea piuttosto compiuta, cifre alla mano, di dove stiamo andando a proposito di sprechi e di riciclo, di rischi prossimi futuri e inquinamento, complici anche cattive abitudini e inciviltà (persino il monte Everest, meta prediletta di 4.500 alpinisti che l’hanno scalata a partire dagli Anni 50, è una discarica di circa 12 tonnellate di rifiuti).

ESPERIENZE CREATIVE IN CAMPO. Un cenno nel libro è fatto anche al rapporto fra arte e rifiuti, con alcune esperienze creative messe in campo. Come quelle degli inglesi Tim Noble e Sue Webster, capaci di comporre, con la spazzatura e i rifiuti, delle sculture il cui senso prende forma compiuta attraverso la loro ombra sulla parete.

GIGANTESCHE OPERE CON GLI SCARTI. O come quello dell’artista tedesco Ha Schult, con il suo progetto “nomade” di Trash People che ha visto vari “uomini-spazzatura” installati in giro per il mondo. Diversi però sono gli artisti che gli autori del libro non citano neppure: Kim McConnell, per esempio, con la sua mostra “Age of Plastic” (tenuta a New York nel 1994 e poi riproposta nel 2010 a San Diego e nel 2013 a Los Angeles); lo scultore inglese Tony Cragg che “riscatta” con l’arte materiali in disuso secondo una precisa scelta di forma, colore, o materiale; l’artista brasiliano Vik Muniz, autore anche di gigantesche opere messe a punto con rifiuti tecnologici, telefoni, periferiche, e a cui è ispirato anche il documentario Lixo Extraordinário diretto da Lucy Walker.

Foto del progetto "Art is trash". (Steve Pagan Photography)

E ancora Alejandro Duran, con il suo progetto nato nel 2010 “Wash Up”, fra istallazione e fotografia ambientale, capace di comporre, con i rifiuti depositati sulla costa del Messico, delle opere sorprendenti, colorate quanto inquietanti; o infine Francisco de Pajaro con “Art is trash”, manifesto d’intenti per una street art ad alto tasso di pattumiere.

DISCENDENTI DELLE PROVOCAZIONI ANNI 70. Tanti infatti - va detto in difesa degli autori del libro - sono i creativi che si inscrivono oggi nel filone della cosiddetta trash art o junk art, lontani adepti di quegli artisti che negli Anni 60 e 70, in Europa come in America, usavano ironizzare artisticamente con il rifiuto per portare avanti barlumi di critica sociale.

«FASCINO POETICO DEI MATERIALI BUTTATI». L’artista romana Sabrina Ventrella, anche lei “maestra” del riciclo, racconta a Lettera43.it: «È una tendenza mai sopita nell’arte occidentale che torna quanto mai attuale in questo periodo, in cui il problema dei rifiuti è divenuto un’emergenza, e la riconvenzione “estetica” dello scarto rappresenta una possibile risposta ai segnali inquietanti lanciati dal Pianeta. Ritengo che i materiali di scarto possiedano un profondo fascino poetico che deriva dal loro vissuto, in cui possiamo rispecchiare la nostra stessa esistenza». Hollywood in salsa palermitana permettendo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso