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21 Gennaio Gen 2018 0900 21 gennaio 2018

Fisco, il costo delle sottodichiarazioni

Ai sondaggi telefonici, un italiano su 4 risponde con una menzogna. I dati, protetti da privacy, sono utilizzati per stimare l'ammanco nelle casse dello Stato. E l'under reporting "vale" 38 miliardi.

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Sarà capitato più o meno a tutti che, al termine di una intervista telefonica di natura commerciale, dopo avervi chiesto il titolo di studio e la composizione del vostro nucleo famigliare, l'operatore abbia scandito la fatidica domanda: «Qual è, indicativamente, la vostra fascia reddituale?». Puntualmente, l'italiano medio incespica, tartaglia, abbandona la sicumera che aveva caratterizzato tutte le sue risposte precedenti e non sa se essere sincero oppure sottostimare il proprio patrimonio. Molti decidono di mentire. Non è reato. Del resto esiste anche un istituto giuridico chiamato privacy che ci dà il diritto di tutelare i nostri dati personali. Ma quell'innocente bugia può essere considerata la spia di una evasione fiscale? Se lo sono chiesto gli esperti del dipartimento di Economia dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

Italiani diffidenti col sondaggista

In gergo tecnico, mentire a chi vi interroga sulla vostra posizione patrimoniale si chiama under reporting ed è un fenomeno piuttosto noto e anche tenuto in considerazione dagli analisti al momento di trarre le conclusioni della ricerca di mercato. Del resto, non è certo una novità che gli italiani (e non solo loro) barano ai sondaggi: basti pensare agli exit poll elettorali. Alla base di tutto c'è naturalmente un fattore psicologico: non conosciamo l'intervistatore, ci sentiamo con le spalle al muro e preferiamo rispondere la prima cosa che ci capita. Probabilmente mentiremmo anche se ci chiedessero il numero di libri letto in un anno, per non sembrare troppo ignoranti o il profumo usato abitualmente, per non rivelare che il più delle volte ne facciamo a meno.

Il rapporto tra menzogna ed evasione

Quando però si parla di soldi, nella mente dell'intervistato si profila un interrogativo ulteriore: se dico la verità, non è che poi qualcuno riesce a incrociare questa risposta con l'ultima dichiarazione dei redditi e viene fuori che ho evaso? Insomma, non mi starò auto-denunciando? Ed è la domanda alla base dell'ultimo report realizzato dall'Ufficio Valutazione Impatto del Senato, fortemente voluto dal presidente Pietro Grasso. Lo studio tenta di appurare se esista o meno una relazione tra la menzogna dell'intervistato e l'evasione del contribuente. «L'evasione», spiegano gli autori del dossier, «è, per sua stessa natura, un fenomeno difficile da misurare: per provare a calcolarla gli studiosi si affidano perciò, oltre che a più che poco veritiere dichiarazioni dei redditi, ai più affidabili micro-dati provenienti dalle indagini campionarie». Avete presente quando si colora l'acqua per scoprire dove sfocia un ruscello che sparisce sotto terra? Ecco, gli esperti interpellati dal Senato hanno fatto proprio questo e il loro colorante, sorprendentemente, è costituito dalle bugie rilasciate non in sede di dichiarazione fiscale, visto che sarebbe più arduo rintracciare la verità in mezzo a tante menzogne, ma durante alcune brevi interviste.

Secondo il dipartimento di Economia dell'Università Ca' Foscari di Venezia, i risultati sono sorprendenti: sui redditi da lavoro autonomo e impresa, un intervistato su quattro non dice la verità. E l'under reporting raggiunge addirittura il 44% nel caso degli affitti. L'evasione delle informazioni fotograferebbe insomma l'evasione reale. Il dato è emerso grazie al nuovo approccio, tutto italiano, usato per condurre la ricerca, che consiste nell'incrociare i dati emersi dai due principali metodi di stima dell'evasione: il discrepancy method e il consumption-based method. Proseguire oltre sarebbe troppo tecnico. Secondo gli esperti che hanno steso il report, però, è possibile affermare con sicurezza che la propensione a mentire nelle interviste sul proprio reddito, sottostimandolo, è coerente con l'inclinazione a occultare gli introiti alle autorità fiscali.

Dietro le bugie ci sarebbero 130 miliardi evasi

Il dossier stima un tasso di evasione totale pari a circa il 37% per il lavoro autonomo e al 65% per le rendite. Il valore assoluto dei redditi complessivi evasi oscillerebbe tra i 124,5 e i 132 miliardi di euro. Ed è stato delineato anche un identikit di chi tende a sottostimare nelle risposte la propria situazione patrimoniale: l'under reporting riguarda soprattutto i contribuenti soggetti ad autotassazione, insomma, il popolo delle partite Iva e degli imprenditori, in corrispondenza delle classi di reddito più elevate, dai 40-60 mila euro in su. Sui redditi da lavoro autonomo e impresa il 23% degli intervistati non dice la verità, e il tasso aumenta ancora per le rendite da capitale e da affitto: 44%. Non è stato invece riscontrato under reporting sui redditi da lavoro dipendente. Come a dire: se il Cud lo compila il datore di lavoro o lo Stato, inutile anche solo fare la fatica di mentire.

Per la Guardia di Finanza mancano 111 miliardi

Si potrebbe facilmente obiettare che la ricerca abbia un valore squisitamente accademico ma rischi di non essere affatto ancorata alla realtà, basandosi esclusivamente su menzogne dette in sede di intervista. Eppure, i conti fatti dagli esperti ingaggiati da Palazzo Madama, tornano. Nell’ultimo Def, per l’Erario dai redditi da lavoro autonomo e da locazione mancavano all'appello circa 33 miliardi, il rapporto realizzato dagli esperti di Palazzo Madama ha stimato che le menzogne ne nascondano 38. E, ancora: secondo le analisi di Unimpresa, alle casse dello Stato vengono sottratti ogni 12 mesi, in media, 97 miliardi di tasse e quasi 11 miliardi di contributi previdenziali, per un totale di 107 miliardi e 701 milioni.

Vi è coincidenza anche con la relazione redatta, nel 2016, dalla commissione presieduta dal professor Enrico Giovannini, che ha coinvolto rappresentanti delle amministrazioni pubbliche e soggetti provenienti dal mondo accademico e istituzionale. Secondo quei dati, in cinque anni, l'aumento dell'evasione dell'Irpef ha sfondato la quota del 50%. Il "buco" totale supererebbe i 111 miliardi. Durante l'ultima audizione parlamentare, il Comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi, aveva parlato di circa 110 miliardi di euro. Poco meno per la Cgia di Mestre.

SOMMERSO OLTRE LE STIME. Difficile arrivare anche solo a stime concordanti al centesimo di euro. Farsi largo nella selva di bugie del contribuente, del resto, è una impresa adatta a pochi coraggiosi. Ci hanno provato gli studiosi del Senato e il numero emerso del nostro sommerso è persino più grande rispetto alle risultanze degli altri report. Delle due, l'una: o siamo più bugiardi di quanto evadiamo davvero o finora il Fisco ci aveva erroneamente creduto troppo sinceri.

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